Storie dal Mondo

LA STRADA CONTRO IL PREGIUDIZIO

Intervista all’attore Stephan James, protagonista di “Race- Il Colore della Vittoria”. Il mito olimpionico di Jesse Owens, sullo sfondo della piaga del razzismo. Sia quello tedesco che quello americano.

Roma – Il Salone d’Onore del CONI ha accolto il giovane interprete Stephan James in occasione del lancio del film che lo vede protagonista, “Race – Il colore della vittoria”. L’attore di colore, già distintosi in “Selma – La strada per la libertà” nel ruolo di un attivista accanto a Martin Luther King Jr. nella lotta contro le discriminazioni razziali, affronta qui lo stesso tema, questa volta dando corpo ad un uomo che è riuscito ad incidere il suo nome nella Storia. E così il campione olimpionico Jesse Owens si distingue sullo sfondo della II Guerra Mondiale utilizzando “l’unico linguaggio che tutti possono comprendere” -citando Nelson Mandela-, ossia lo Sport.

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto ad accettare la parte di Jesse Owens?

S.J.: «L’icona afroamericana Jesse Owens non è solamente un eroe di fama mondiale che ha vinto quattro medaglie d’oro ai Giochi di Berlino del 1936, ma è fonte d’ispirazione come essere umano. Servendosi dello sport è stato in grado di dimostrare come non esista una razza superiore alle altre, ma come ognuno, esprimendo a pieno il proprio talento, possa riuscire ad agguantare i propri obiettivi. Interpretare un modello di vita come Owens è stato un onore per me, mi ha cambiato considerevolmente non solo come attore, ma anche come essere umano».

Come ti sei approcciato ad un ruolo così impegnativo?

S.J.: «In passato ho praticato diversi sport, dalla corsa al basket, ma mai mi sono cimentato prima d’ora in un’esperienza così complessa. Le difficoltà sono state molteplici: ho dovuto imparare lo stile che caratterizzava le performance sportive di Jesse Owens, quindi fare attenzione ai dettagli, al modo in cui partiva e giungeva al traguardo, e in quegli stessi istanti comunicare a livello emotivo lo sforzo misto alla speranza che trasudava dalla sua persona. E’ stato impegnativo, ma ero motivato e ho dato il massimo.»

Nel film si pone l’attenzione sul concetto di razzismo che non solo si stava impossessando della Germania nazista, ma che era già profondamente radicato negli Stati Uniti. Come è mutato il concetto di “razzismo” dal passato fino al giorno d’oggi?

S.J.: «Bisogna sempre essere vigili e contrastare le forme che può assumere il razzismo. Ora tutto è cambiato, ma quando si svolsero le Olimpiadi del’36 la situazione era difficile, era ancora forte la differenziazione tra le razze. Basti pensare al momento in cui Jesse ritornò in patria: rientrò in un Paese che stentava ad accettare i suoi successi, un esempio chiave è il fatto che il Presidente americano  Roosevelt non si congratulò con lui, lasciando che colui che riscrisse la storia tornasse alla sua vita ordinaria, lasciando ai posteri la consacrazione della sua persona, uno sportivo che riscrisse la storia».

Silvia Ricciardi

Silvia Ricciardi

Laureata con il massimo dei voti in “Arti e Scienze dello Spettacolo: Cinema” presso La Sapienza di Roma con una tesi su “Partner” di Bernardo Bertolucci, collabora con diverse testate cartacee e online, tra le quali il mensile Marie Claire ed il bimestrale Just Cinema. Desiderando approfondire le sue conoscenze in settore cinematografico, ha seguito corsi incentrati su critica, ma anche su sceneggiatura e scrittura creativa, realizzando diversi cortometraggi. Ha collaborato con un ufficio stampa di cinema e libri e ha lavorato anche come segretaria di edizione per diversi film.

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