Spazio Kabul

LA “SPORCA” GUERRA

Incontro con Marco Garatti, medico di Emergency incontrato qualche tempo fa in Afghanistan. Il chirurgo, che nel 2010 fu al centro di un caso diplomatico, ci racconta del suo lavoro in un paese martoriato dalla guerra.

Kabul (Afghanistan)- Il volto sorridente, gli occhi luminosi, lo sguardo felice ma stanco: Marco Garatti, chirurgo di “Emergency”, accarezza dolcemente uno dei tanti feriti della “sporca” guerra che da oltre venti insanguina l’Afghanistan. La sua è una missione di vita: aiutare i più deboli, essere vicino a chi soffre ed a chi ha bisogno di assistenza. In Afghanistan lavora da due anni. Dice: ” E’ difficile notare differenze con il passato, qui si combatte da venti anni, i feriti sono all’ordine del giorno, ormai il loro equilibrio psicologico è saltato. Questa gente non merita tutto questo.”

Dottore, è difficile capire cosa succede in Afghanistan, ci può dare un quadro generale? “Ad oggi il quadro della situazione qui in Afghanistan non mostra enormi differenze rispetto al passato, noi come “Emergency” stiamo continuando a lavorare nella stessa maniera, da quando l’ospedale di Anabah è in funzione e quindi dal  dicembre 1999.  Siamo a30 kmda Kabul, proseguiremo fin quando sarà possibile dare assistenza ai feriti di guerra. La struttura funziona a pieno regime. E’ difficile vedere delle differenze con il passato, in Afghanistan è da più di venti anni che esiste la guerra. Ci sono feriti tutti i giorni “.

Il conflitto è esploso. Che aria si respira nel Paese? “E’ più quello che si dice che quello che si vede, non ci sono grossi movimenti di truppe, più che altro c’è la percezione di una nuova grande catastrofe. La gente fiuta qualche cosa, ma senza isterismi, anche perché qui la guerra è sempre esistita. Sinceramente dove siamo noi la situazione è più calma, se cosi si può dire,  è troppo tempo che qui si vive in uno stato di guerra, lo scontro tra l’alleanza del nord e i talebani non da tregua.

Quale è il comportamento della popolazione, c’è aria di rivolta o di rassegnazione? “Nella parte dell’Afghanistan in cui mi trovo quella del nord è dove si trova la coalizione antitalebani, in effetti il sentimento di rivolta esiste,  ma la mia preoccupazione è per l’altra parte del paese, l’alleanza del nord non si sente minacciata. Un attacco indiscriminato potrebbe uccidere molti civili nelle zone controllate dai taleban, io ho contatti con amici afgani a Kabul e altre parti del paese, sono molto preoccupato per le conseguenze dei continui raid sulla popolazione”.

I talebani sono veramente uomini senza scrupoli, convinzione diffusa tra l’opinione pubblica mondiale. Quale è il loro comportamento nei confronti della popolazione?  “Mai sparare nel mucchio. In ogni popolazione esiste la parte buona e quella corrotta e cinica, e questo concetto riguarda anche i talebani, conosco guardie di talebani che hanno lavorato presso la nostra struttura ed erano persone veramente eccezionali paragonabili a qualsiasi normale essere umano, con noi  avevamo un ottimo rapporto, forse i vertici politici e religiosi, quindi l’élite che impone drasticamente delle regole  è la parte più pericolosa. Ho vissuto a Kabul ma non ho notato forme di violenze nei confronti delle donne, soprattutto sessuale come si è diffuso tra l’opinione pubblica mondiale, la loro vera violenza è  psicologica non certo fisica”.

Esiste dialogo tra voi e i talebani? ” I rapporti con il governo talebani esistono è sono sempre esistiti, tranne la parentesi della chiusura dell’ospedale di Kabul. Grazie a Gino Strada i contatti non si sono interrotti, il loro atteggiamento non è certo di arroganza anche se in questo momento è di forte tentennamento”.

Come si possono muovere le associazioni umanitarie internazionali,  per aiutare la popolazione afgana? “Tutti sanno come potere aiutare questo paese, quello che mi lascia amareggiato, è che ora l’attenzione mondiale si è spostata tutta qui, quando invece per trent’anni l’Afghanistan è stato dimenticato dal mondo,  la situazione non era certo diversa”.

La popolazione è ormai allo stremo? “Non tanto fisicamente quanto psicologicamente, per capire meglio lo stato attuale di grossa parte della popolazione, mi sembra opportuno segnalare una scena che ho vissuto proprio oggi in prima persona in ospedale,  un gruppo di amici  ha portato dei regali ad una bambina, ma non è riusciti a toglierli dalla busta che li custodiva, perché la bambina ha iniziato urlare, piangere fino a nascondersi, per paura che fossero armi da guerra, è ancora in uno stato confusionale, oramai i loro equilibrio  psicologico è saltato”.

I vostri rapporti con l’opposizione? “Direi ottimi, noi conviviamo con l’opposizione, stando nel loro territorio, Massud era un amico  uomo dignitoso e cordiale, ma anche con il nuovo leader Kanuni  abbiamo ottimi rapporti”.

Come verrebbe visto un ritorno dell’ex re in Afghanistan? “Sinceramente non ho idea, anche se mi sembra strano che un uomo che è fuori da questo stato dal 1973 possa coagulare tutte le forze del paese”.

Il popolo afgano non è un popolo troppo integralista legato alle proprie tradizioni religiose? “Ci sono paesi molto più integralisti dell’Afghanistan, basti pensare all’Arabia Saudita, anche se  oramai tutti vedono l’Afghanistan come il paese più estremista, nella valle del nord dove siamo noi, io nessun problema nel visitare donne, bambini. Ogni stato ha le sue usanze e tradizioni che vanno rispettate”.

Non si sta strumentalizzando un po’ troppo la questione Afghanistan ? “Forse, ma preferisco non entrare in questioni politiche, io cerco di salvare degli uomini martoriati dalla guerra. Solo una cosa – questa gente non merita tutto questo e tantomeno attacchi indiscriminati, è già abbastanza provata da troppi anni di continui conflitti interni”.

Pierluigi Bussi

 

Pierluigi Bussi

Pierluigi Bussi è giornalista dal 2003 e inviato in zone di guerra e all'estero. E’ stato, tre gli altri paesi in Afghanistan e Tunisia. Si è laureato in Relazioni Internazionali presso L’Università La Sapienza di Roma con approfondimenti sui conflitti nel Corno d’Africa e Medio Oriente. Da anni segue le sorti politiche e sociali afgane. Tra i vari ruoli ricoperti è stato capo redattore del mensile Europe Today, ha collaborato con i quotidiani Pubblico, Roma News, Il Mezzogiorno d’Italia, con approfondimenti in materia di politica estera. Ha scritto, inoltre, per Storia in Network. Attualmente collabora con La Stampa.

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