La vittoria della B ha riportato la città al centro dell’attenzione e dell’entusiasmo della gente.

 

Sabato 13 maggio la squadra ha ottenuto con una giornata di anticipo la promozione in Serie A, nonostante la sconfitta sul campo della Ternana, per la contemporanea sconfitta del rivale Frosinone a Benevento.

Dopo quarantanove anni di assenza in A, tutta una città è tornata a sognare, attraverso il calcio, una stagione futura di discontinuità con il passato recente e in continuità con la sua bellezza storica. Dopo tutte le difficoltà di anni passati tra categorie minori e fallimenti la Spal sembra essersi riconciliata con Ferrara. Fondata nel 1907 la società sportiva è stata una bella realtà nel nostro panorama calcistico, collezionando ben 21 partecipazioni al massimo campionato e ottenendo il miglior risultato assoluto, un quinto posto, nella stagione 1959-1960. Erano gli anni ’60 della bella compagine estense, era la Spal del presidente Mazza, alle spalle della Juventus vincitrice dello scudetto, della Fiorentina, del Milan e dell’Inter. La formazione-tipo di questa stagione era costituita da Nobili, Picchi, Balleri, Ganzer, Bozzao, Micheli, Novelli, Corelli, Rossi, Massei e Morbello (migliore marcatore spallino della stagione, con 12 reti in 33 partite disputate).

Nel ’62 la squadra raggiunse anche la finale di Coppa Italia, persa però contro il Napoli. Dopo la prima retrocessione in B del 1964 la Spal iniziò un cammino di difficoltà e amarezze, interrotto solo dalla vittoria di questi giorni di maggio. Perché il presidente Colombarini con questo piccolo miracolo ha fatto della sua società calcistica la prima ad aver portato una squadra dalla terza categoria, il livello più basso del calcio federale, alla serie A. Se non fosse stato per Colombarini, la Spal oggi non esisterebbe più. Quando nel 2013 il club ultracentenario stava per sparire dopo l’ennesimo fallimento, il sindaco di Ferrara Tagliani ebbe infatti l’idea di proporre al re del vetroresina di fondere la sua Giacomense, una squadra di amici partita dalla terza categoria nel paese di Masi San Giacomo (700 anime nel basso ferrarese), con la Spal. I «i cugini di campagna», che però vivevano di calcio, osteggiarono non poco l’iniziativa, che avrebbe sì permesso a Colombarini di acquisire per 300mila euro il glorioso marchio Spal, ma avrebbe sancito la scomparsa della loro squadra, partita dalla Terza Categoria e arrivata in Lega Pro proprio nel 2013.

La fusione tuttavia si fece, e successo dopo successo, la nuova realtà ripartì dalla Lega Pro, dove a dicembre 2014 arriva mister Semplici, non certo per arrivare in Serie B, e poi in A, ma almeno per salvarsi. «Nessuno poteva pensare che saremmo arrivati qua, molti ci davano retrocessi.Grazie alla società e al pubblico. La dedica è per mio padre, sincera», ha commentato commosso il mister​, proprio oggi fresco di rinnovo fino al 2019. Adesso quella società che, con un budget di 7/8 milioni, col 18° monte ingaggi della Serie B e con 25 calciatori in rosa tutti italiani, è arrivata nell’Olimpo del calcio italiano ci sarà solo da divertirsi e pure soffrire, perché questo è il bello del calcio. Un mix di giovani e anziani, dal portierino Meret alla vecchia volpe Floccari e al bomber Antenucci, ha saputo confermare i successi della promozione in B nel campionato 2015-2016, che era significato tornare in seconda serie dopo ventitré anni. In questa stagione invece, sul finire del girone di andata la Spal si è inserita a sorpresa ai vertici della classifica, tenendo la vetta nel girone di ritorno con una notevole costanza di rendimento. Le cinque vittorie consecutive in aprile sono state decisive, legittimando definitivamente il primo posto della graduatoria.

«Per la dannunziana città del silenzio, per il sito Unesco patrimonio dell’umanità , è il tempo ritrovato di una stagione perduta» ha scritto Vittorio Sgarbi, ferrarese e tifoso spallino dentro. 
«Si diventa tifosi di una squadra da bambini» ha aggiunto, e noi per questi giorni, lasciando un momento le nostre squadre del cuore, tifiamo un po’ tutti Spal. «Mentre Ferrara è decaduta, il nuovo Rinascimento ha il suo emblema nella Spal» ma perché non pensare che da questo successo sportivo una grande festa si viva dallo stadio Mazza al Castello Estense ogni giorno dentro tutte le mura.
 
 Emanuele Forlivesi