Il Desiderio e la sindrome del «tutto e subito». A cura del Dott. Domenico Giuseppe Bozza – Psicologo e Consulente in Sessuologia Clinica

Roma- Siamo l’epoca della velocità. Qualsiasi impegno e qualsiasi emozione ha le caratteristiche della compattezza e della affannosa ricerca del tutto e subito. Complici anche le nuove tecnologie e la necessità di essere sempre competitivi ed al passo coi tempi, ognuno di noi finisce con l’essere fagocitato da una inevitabile angoscia per arrivare, sempre e comunque, prima degli altri. In questo senso, tra l’altro, la bilancia che vede contrapposto il senso del dovere al senso del piacere, sta rovinosamente mietendo le vittime soprattutto là dove maggiore è il bisogno di equilibrio e serenità: nelle coppie e nelle relazioni in genere. Sono lontani i tempi in cui il desiderio rappresentava un bellissimo stato dell’anima poiché semplicemente desiderare, appunto, rendeva ogni attesa ricca di entusiasmo ed energia positiva. Il desiderio, visto in una chiave squisitamente sessuale, è proprio il primo, e potremmo dire principale, aspetto che coinvolge (o no) uomo e donna e diventa motrice nel treno dell’amore. Gli esperti sessuologi affermano che quando un problema investe questa fase del desiderio sessuale, è assai probabile che stiamo parlando di un qualcosa di molto profondo e davanti al quale una sua soluzione è propedeutica al viverci successivamente in modo gratificante l’eccitazione sessuale e, quindi, anche l’orgasmo finale. In effetti, parole come desiderio e fretta non trovano alcun nesso tra loro, perché il primo necessita di donarsi del tempo per goderne appieno i benefici.

Ricominciare a desiderare, implica anche un ricominciare a pensare all’importanza del sacrificio nell’ottenere un qualsiasi traguardo di vita

Ancora una volta la psiche gioca un ruolo determinante e, diremo, quasi fondamentale nel farci sentire un totale senso di benessere quando ci predisponiamo ad ascoltarla, rispettando automaticamente noi stessi e chi ci sta accanto.  Vi è un’altra situazione problematica quando non ascoltiamo noi stessi e velocizziamo ogni cosa: perdiamo di vista la qualità delle cose a vantaggio della quantità.  Se ci pensiamo, infatti, oltre ad essere la nostra la società della velocità, siamo anche quella dell’accumulo, spesso inutile, di oggetti e cose che poi non utilizziamo perché nessuna utilità è prevista per esse se non quella di far parte del ‘bottino’. E, allora, cosa fare per impadronirci nuovamente del gusto della lentezza e del sapore unico che si prova facendoci ‘amico’ il tempo? Sicuramente cominciare ad attivarsi verso quello che potremo chiamare un ‘sano egocentrismo’ che consiste nell’ascoltare primariamente i nostri più intimi e nascosti bisogni, non temendo introspezioni e dialoghi interiori per paura di ‘arrivare tardi’. Nella vita l’unico appuntamento importante è quello con la nostra coscienza perché spesse volte proprio questa viene minata da violenze dettate dal fare ciò che pensiamo gli altri vogliano che noi pensiamo o facciamo. In questo modo, l’unica prospettiva nella quale ci poniamo è quella del fallimento perché non solo non possiamo accontentare ogni persona che incontriamo nel nostro cammino, ma finiamo sempre col mettere una benda davanti ad i nostri occhi che hanno anch’essi bisogno di attenzioni e rispetto.

Ricominciare a desiderare, implica anche un ricominciare a pensare all’importanza del sacrificio nell’ottenere un qualsiasi traguardo di vita. Ciò che costa fatica permette una gioia e soddisfazione finali che non hanno eguali, poiché avremo messo in campo tutta la nostra volontà, motivazione, passione, le quali hanno un ‘costo emotivo’ che stiamo troppo sottovalutando. Insegniamo alle nostre nuove generazioni la Storia, ma dovremmo cominciare a pensare di inserire una ‘educazione all’affettività e all’emotività’, passaggio obbligato per diventare adulti maturi e capaci di affrontare ogni difficoltà.

Dott. Domenico Giuseppe Bozza