Bei tempi quelli in cui bastava un 13 al Totocalcio non per cambiare vita ma per sognare di cambiarla. Baglioni ci ha fatto un motivetto orecchiabile sulla speranza. Le domeniche italiane di ragù e famiglia che ti fanno di dimenticare Antonioni e tutti quei milioni.

Roma- Il buon Claudio Baglioni in una delle sue canzoni, forse tra le meno note, parafrasava in versi musicale la gran voglia di svoltare e di fare una gran vincita alla schedina per sistemare le cose. E magari regalarsi qualche lusso: la casetta in Val Gardena come la barca a vela. Ma oggi invece cosa penserebbe guardando il montepremi? Forse direbbe che non è più tempo di sogni con la schedina del totocalcio, pezzo di Amarcord, che oramai non  gioca più nessuno.

Io personalmente non ho rinunciato e i miei 2 euro. Li gioco sempre, o meglio, li butto più che investirli. Da piccolo ricordo i sistemi con mio padre di 7 doppie ridotte senza starvi a raccontare aneddoti di vincite sfiorate (ahimè papà quasi 30 anni fa volle cambiare una doppia e perdemmo quasi 60 milioni con un tredici. Fu costretto a pagarmi lo stereo col dodici)

Ricordo il signore della ricevitoria inserire un codice per il sistema per dar modo alla macchina di stampare 4 schedine da 4 colonne e ricordo sin troppo bene quel rumoraccio assordate della stampa. Rumore che ora non sentiamo più. Sparito, forse, nel tempo e nella gloria passata dei tanti calciatori. Ancor prima, mi diceva il mio nonno materno che la schedina veniva francobollata e divisa con un righello, una parte veniva spedita alla Sisal, l’altra restava in mano dello scommettitore.

Il montepremi aumentava di volta in volta. Ricordo cifre stratosferiche e l’indimenticato  Paolo Valenti scandirle con gran voce nel suo programma 90 minuto, incalzando spesso col termine “quote popolari” per i vincitori perchè era comunque raro vedere cifre a 9 zeri o meglio miliardarie.

Poco prima del 2000, se non erro, nasce il Superenalotto: la prima rovina per il Totocalcio, supermontepremi con jackpot in cumulo e sempre più persone invogliate dalle cifre iperboliche da far girare la testa e pensare che ormai la vecchia schedina dell’Enalotto era come quella del Totocalcio con i segni 1X2. E’ per questo che oggi scrivo questo pezzo, per sperare ancor di più di mandare un monito a chi può per portare cambiamento e innovazione anche nella schedina che ho sempre amato. Una cosa è certa bisogna modernizzarla e non, come hanno tentato di fare aggiungendo giochi ridicoli e ricchi cotillon.

Rimettere le 13 partite come era in principio e facciamo scommettere sul risultato esatto. Sei partite al sabato e sette alla domenica, proprio come i giorni della settimana. Si vince con il 13,12,11,10,9 con il jackpot in caso di mancanza di vincitori. Divideremo le sezioni giornaliere del sabato e della domenica, una sorta di premio a categoria divisa con vincite per il sabato dal 6, 5, 4, 3 e la domenica col 7, 6, 5, 4, 3. Direte voi e per le schedine speciali di coppe o di nazionali? In caso di coppa metterei sette di Champions e sei di Europa League, adottando gli stessi metodi di pagamento.

Sicuramente vi avrò mandato in tilt la testa con tutti questi numeri, ma pensate al montepremi che ne verrebbe fuori. Prospero e fantascientifico,  come piace a chi vuole sognare. E magari Baglioni scriverà un nuovo pezzo che gli regalerà non un tredici, ma un altro disco d’oro. Forse.

 

Michele Belsito