Dossier

LA SANITA’ CORROTTA DI KABUL

Reportage negli ospedali di Kabul dove regna la corruzione, tra condizioni igieniche difficili e prestazioni mediche che vengono effettuate solo dietro compenso economico di chi offre di più. Un’altra faccia dell’Afghanistan devastato dalla guerra e dalla povertà

Kabul (Afghanistan)- Viaggio negli ospedali di Kabul, tra malati e corruzione. Gli abitanti della città e delle province limitrofe, lamentano comportamenti scorretti da parte del personale medico, paramedico nei principali ospedali gestiti dal governo nella capitale afgana, con richieste di denaro per agevolare i servizi richiesti. Molti pazienti ricoverati presso le strutture ospedaliere, riferiscono che non ci sono camere di degenza disponibili e mancano sistemi di riscaldamento adeguati, tali situazioni sono la causa di ulteriori problemi a pazienti già in condizioni cliniche gravi. I parenti in visita affermano che infermieri in servizio dedicano maggiore attenzione a coloro che sono disposti a lasciare denaro. Alcuni testimoni sostengono di notare ostetriche poco sensibili verso le donne in travaglio, spesso usano modalità di comunicazione irriguardose, mentre altre non esitano ad insultarle al momento del parto. Questi comportamenti, provocano una cattiva gestione del parto che in alcuni casi determina gravi complicanze.

DENUNCE INASCOLTATE. La maggior parte di queste denunce, fanno riferimento ad infermieri e medici che lavorano presso i due più importanti ospedali di Kabul. L’ospedale Esteqlal, concepito in Afghanistan come modello per innovazione, tecnologia e l’ospedale Rabia Balkhi nel cuore di Kabul. Molti assistiti denunciano atteggiamenti sconcertanti, anche degli addetti alle pulizie, che per soddisfare i pazienti chiedono una lauta ricompensa. Sono evidenti privilegi a seconda della classe sociale, un testimone che vuole rimanere nell’anonimato, parla della sorella di un medico, coccolata come una regina durante il parto, mentre gli altri pazienti trattati come animali. A queste gravi accuse fa da contraltare, la forte presa di posizione di tutti gli operatori ospedalieri messi alla gogna, che negano ogni accusa. Gli addetti alle pulizie respingono con veemenza, di aver mai ricevuto pagamenti illegali. Non sorprende il fatto che molti pazienti tendono ad evitare polemiche durante il ricovero, preferiscono parlarne una volta dimessi. Non è il caso dei loro parenti, che denunciano immediatamente i comportamenti scorretti degli operatori sanitari.

CONDIZIONI PRECARIE. Ai gravi disagi dei pazienti vanno ad aggiungersi le condizioni igienico sanitarie delle strutture: la sala di attesa nell’ospedale di Esteqlal, viene riscaldata da un termosifone fatiscente, il reparto di ginecologia sembra una cella frigorifera dove spesso le donne si stringono insieme in un’unica stanza per riscaldarsi. Molte pazienti si sono ammalate a causa del freddo, ci sono testimonianze di cattivi odori che provengono dalla sala di sterilizzazione. Anche nella sezione uomini, la situazione non è diversa, la camere sono gelide, ci sono piccole stufe elettriche che provano a scaldare ma senza alcun successo. Il freddo non lascia dormire, la notte è un calvario infinito.

Il Direttore dell’Ospedale Esteqlal, Dr. Mohammad Sabir Naseeb conferma i problemi, tuttavia, spera che le gravi carenze si potranno risolvere con l’inaugurazione di un nuovo edificio, la cui costruzione è quasi completata. L’ospedale costruito nel 1996 non ha avuto la capacità di soddisfare le numerose richieste dei pazienti malati. La struttura sanitaria, con 500 addetti medici e paramedici, contiene un centro traumatologico, un reparto di maternità, una unità ustionati e una sezione di chirurgia plastica, è il più grande di Kabul. L’altro ospedale che si trova a fronteggiare continue denunce è il Rabia Balkhi, nella capitale afgana si vocifera di pessimi trattamenti ricevuti da donne con gravi problemi di salute, con richieste di denaro da parte di medici per seguire casi clinici complessi, in mancanza di adeguata remunerazione si rifiutano di curare il paziente. Altre testimonianze parlano di laute ricompense per poter avere un posto letto, dal momento che l’ospedale è stracolmo, per non parlare di carenze igieniche, per le abluzioni molte persone devono usare i bagni sporchi.

AL FREDDO. Alcune fonti parlano di donne incinte ricoverate, lasciate sole nel reparto, non seguite, con i mariti in cerca di informazioni con scarso successo. Il direttore dell’ospedale, Dr. Mohseni Raqib Sediqi, respinge le accuse definendole infondate, e salvaguarda la credibilità ed il nome della sua struttura sanitaria, condannando ogni forma di assistenza sanitaria non gratuita. Come l’ospedale Esteqlal, il Rabia Balkhi seppur una struttura relativamente buona nel panorama afgano, non è in grado di gestire il freddo invernale. Le camere di degenza e le sale di attesa non sono riscaldate in maniera adeguata, anche lo stesso personale spesso è costretto a coprirsi con coperte. Gli ospedali afgani sono il barometro che rispecchia il contesto sociale del Paese, dove la corruzione è dilagante e lo Stato non riesce ad arginare la propagazione di questa malattia secolare. E’ evidente che per pazienti ospedalieri legati a personalità istituzionali di spessore tutto è molto più facile, ricevere assistenza e pretenderla.

Pierluigi Bussi

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Pierluigi Bussi

Pierluigi Bussi è giornalista dal 2003 e inviato in zone di guerra e all'estero. E’ stato, tre gli altri paesi in Afghanistan e Tunisia. Si è laureato in Relazioni Internazionali presso L’Università La Sapienza di Roma con approfondimenti sui conflitti nel Corno d’Africa e Medio Oriente. Da anni segue le sorti politiche e sociali afgane. Tra i vari ruoli ricoperti è stato capo redattore del mensile Europe Today, ha collaborato con i quotidiani Pubblico, Roma News, Il Mezzogiorno d’Italia, con approfondimenti in materia di politica estera. Ha scritto, inoltre, per Storia in Network. Attualmente collabora con La Stampa.

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