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La risposta di Bergoglio: la Chiesa testimonia l’amore evangelico

Fra le tredici nomine cardinalizie, sei sono italiani. Appare evidente che sono frutto del processo di “Chiesa in uscita”, tanto caro a Papa Francesco

CITTÀ DEL VATICANO – Per capire la vera portata delle nomine cardinalizie effettuate da Papa Francesco, occorre inserirle nel più ampio contesto di governo internazionale (e non locale) della Chiesa cattolica. Che poi, è quello che le è proprio. Ad oggi, si sono sentite soltanto analisi locali che, seppur veritiere ed autorevoli (alcune), rimangono parziali, celando così una parte consistente della natura di tale gesto di questo pontificato, spesso non compreso per ciò che realmente dice e fa.

Passiamo all’analisi dei fatti. Occorre andare a circa un anno fa, all’ottobre 2019, al Sinodo sull’Amazzonia svoltosi in Vaticano, dove il paragrafo dei preti sposati viene approvato con la maggioranza richiesta dei due terzi, 128 placet e 41 non placet. Inserendosi nella tradizione del Concilio Vaticano II, richiamando il n. 26 della Lumen gentium. Pochi mesi dopo, gennaio 2020, ecco uscire il libro del cardinale Robert Sarah, con la firma anche di Benedetto XVI, contro il dibattito sinodale sull’Amazzonia, in merito al celibato dei preti. Occorre precisare che il sinodo è un’istanza ufficiale della Chiesa, il libro no, anzi interferisce in maniera grave e irresponsabile. Tutto ciò, era costato la rimozione di monsignor Georg Gänswein da Prefetto della Casa Pontificia.

Sullo sfondo inizia a delinearsi lo scandalo immobiliare di Londra, con le conseguenti perquisizioni in Segreteria di Stato e all’Aif e il pasticcio delle dimissioni del Comandante della Gendarmeria, il dottor Domenico Giani, per la fuga di notizie. Le indagini culmineranno con le note dimissioni di monsignor Becciu e l’accentramento nell’Apsa delle finanze vaticane dei vari dicasteri, come quello della Segreteria di Stato. Nel frattempo, all’interno dell’Apsa non viene rinnovato il mandato di monsignor Mauro Rivella, e messo al suo posto di segretario, fino ad allora a ricoprire tale ruolo erano stati sempre ecclesiastici, il laico dott. Fabio Gasperini e nominato il cardinal Matteo Maria Zuppi come nuovo membro dell’Amministrazione del Patrimonio.

Negli ambienti curiali romani circola spesso la voce che il Papa non voglia ordinare cardinali italiani, il cardinal Ruini, in alcune interviste, denuncia una Chiesa in declino e vorrebbe una CEI più interventista nella scena politica italiana. La scelta di Papa Francesco, invece, è stata quella di una CEI non interventista sui temi politici, ma collaborativa con le istituzioni, dando supporto e aiuto. Gli interventi della CEI si sviluppano “solo” all’interno dei temi che le competono: la bioetica e il culto religioso. Come non ricordare il duro comunicato al governo Conte per far ripartire le messe.

D’altra parte, preme anche il cammino sinodale dei vescovi tedeschi sui temi caldi come la comunione ai divorziati risposati, il celibato dei preti, la morale sessuale, ecc. Gli episcopi chiedevano un sinodo vincolante per la Chiesa in Germania, negato dal Vaticano, ventilando la minaccia di uno scisma.

Il governo di Papa Francesco sembra, a questo punto, trovarsi in una situazione di stallo. Di essersi arenato di fronte alle troppe difficoltà, davanti ad un’impasse che non permette soluzioni o vie d’uscita.

E, invece, no. Bergoglio è inarrestabile e sorprende ancora. Ecco arrivare le tredici nomine cardinalizie, di cui sei italiani.

Una premessa da fare: tutti i cardinali fanno parte del Collegio cardinalizio e, quindi, aventi il compito di collaborare e consigliare il Papa nel governo della Chiesa universale. Quelli che hanno compiuto gli 80 anni di età, non hanno il diritto di prendere parte al Conclave (in caso di elezione di un nuovo Pontefice), ma fanno parte del Collegio cardinalizio.

Appare evidente che le nomine siano state fatte alla luce del processo di “Chiesa in uscita”, tanto caro al Pontefice. Tra esse risaltano quella di monsignor Feroci, a lungo direttore della Caritas di Roma, che raccolse il testimone di don Luigi Di Liegro, sacerdote osteggiato in vita dalla Curia e celebrato come un santo dopo la sua morte; quella di monsignor Lojudice, a Roma soprannominato il “prete degli zingari”, per anni parroco di Tor Bella Monaca; mons. Tomasi, scalabriniano impegnato sul fronte dei diritti umani e dei migranti; tre francescani: il giovane francescano Gambetti, Custode del Sacro Convento di Assisi, il cappuccino Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia e mons. Braco, vescovo cileno che sta lottando contro lo scandalo della pedofilia; l’arcivescovo di Washington, mons. Gregory, primo cardinale afroamericano della storia, mentre negli Stati Uniti sono in corso le proteste del “Black Lives Matter”; e monsignor Marcello Semeraro, appena nominato Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi al posto di Becciu, vescovo di Albano Laziale ed impegnatissimo in una pastorale generativa di Chiesa in uscita, che dedica la porpora a don Tonino Bello, Carlo Acutis e santa Teresina.

La risposta di Papa Francesco si delinea forte e chiara: la Chiesa testimonia la radicalità dell’amore evangelico.

Emanuele Cheloni

È laureato in Scienze Religiose, Summa cum Laude probatus e menzione accademica, presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, con una tesi su "L' umanesimo di Gesù: universalità ed universalismo". È giornalista iscritto all'Ordine Nazionale ed è impegnato a Roma con la Società San Vincenzo de' Paoli, nell'ascolto e aiuto delle difficoltà e povertà urbane. È professore di Religione.

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