Tutti gli uomini per natura desiderano conoscere. Si non philosophandum est, philosophandum est!

Roma- Cos’è la verità?
Cosa significa per l’uomo la questione della verità?

Quando sento parlare della questione della verità, con la Q e la V maiuscole, penso subito alla domanda di Pilato: “Che cos’è la verità?” (Gv 18,38), che presuppone la domanda: “Esiste la verità?”.

Sono domande pesanti, che scottano, che toccano da vicino gli uomini di ogni tempo e di ogni condizione, che interrogano nel profondo e nell’intimo, impossibili da ignorare e la cui scelta, di tentare di rispondere o meno, influenzerà comunque tutta l’esistenza.

Per delimitare bene questo campo, il punto da cui partire, a mio avviso, è senza ombra di dubbio la prima frase della Metafisica di Aristotele:

“Tutti gli uomini per natura desiderano conoscere” (980 a 21).

Ma cosa si intende esattamente con ciò? E cosa significa?

“Tutti gli uomini”. Sappiamo che con il termine anthrôpoi si intendono sia gli uomini che le donne, sia gli schiavi che gli uomini liberi, i gentili ma anche i non-gentili, i barbari. Quindi, indipendentemente da ogni cosa, è da intendere in senso letterale: “Tutti gli uomini”, ma proprio tutti, senza alcuna esclusione possibile.

Cosa fanno, dunque, tutti gli uomini? Per natura desiderano conoscere. Per natura, per il solo fatto di essere umani desiderano conoscere, non per caso, per circostanze favorevoli, a causa di malattie, della loro condizione economica e sociale, di libertà o di mancanza di essa, ma per natura, per il fatto di essere nati umani, desiderano conoscere. Tutti.

Si può pertanto ben affermare e dedurre, che il desiderio di conoscenza è radicato, è inscritto nella natura di essere umano, fa parte del bagaglio di ogni uomo, che per natura tende alla conoscenza.

Ma che cosa gli uomini vogliono conoscere?

Agostino afferma: “Molti uomini vogliono ingannare gli altri, ma non ne ho conosciuto nessuno che voglia essere ingannato”. Si tratta, detto con altre parole, del principio di non-contraddizione. L’uomo, quindi, per sua natura vuole conoscere ciò che è vero e non il falso. E questo è innegabile.

Quanto risuonano vere, dunque, le parole di Seneca: “Si non philosophandum est, philosophandum est!”.

Ma allora, questa verità, che tutti gli uomini vogliono conoscere, esiste? C’è una verità concreta, reale e immediata che possiamo conoscere? Senza alcun dubbio, si! La prima verità fondamentale, evidente, che antecede ogni dimostrazione, che non ha bisogno di essere dimostrata in quanto nella sua natura è evidente, contra facta non sunt argumenta!, è il principio di non-contraddizione: una cosa non può essere e non-essere contemporaneamente. Attenzione al contemporaneamente, perché proprio contemporaneamente una cosa è o non è. Questa verità fondamentale emerge proprio dai nostri sensi, dalla nostra esperienza sensibile. La verità fondamentale deriva dall’esperienza, punto di partenza immediato, e da un successivo atto di logica. Dal punto di partenza sensibile ed evidente, nasce la conseguenza logica per l’uomo. Non ha bisogno di dimostrazioni, non si deve dimostrare ciò che è evidente! Si può solo mostrare. Questo articolo non può essere o non-essere ora. Affermarlo significherebbe contraddirsi. Dal principio di non-contraddizione, innegabile e sempre difendibile, nasce il ragionamento logico. Non si può negare o affermare una cosa simultaneamente. Abbiamo, quindi, una verità concreta, reale e immediata. Che esiste. Abbiamo affermato la sua esistenza, e ciò che esiste è possibile conoscerlo e comunicarlo. Affermare l’esistenza significa affermare l’intelligibilità.

E proprio da questa verità sensibile è possibile salire a livello teoretico nella ricerca della verità. Se esiste, come abbiamo visto, la prima verità fondamentale, che non si dimostra, e l’uomo è capace di verità in quanto uomo, esiste anche il suo principio. A livello teoretico, salendo dal sensibile, possiamo affermare che: “Veritas est: adaequatio rei et intellectus”. Che possiamo tradurre con: adeguazione, conformità dell’intelletto e della cosa; identificazione intenzionale dell’intelletto e della cosa; corrispondenza tra realtà e intelletto. Questa è la verità!

                                                                                                                            Emanuele Cheloni