Tra test missilistici, esercitazioni e minacce lo scacchiere coreano si scalda nuovamente. Un climax ascendente che presto dovrebbe invertirsi ma che, come al solito, preoccupa

Pyongyang (Corea del Nord)- Si è alzata nuovamente la tensione in Corea del Nord e, da qualche mese, il dittatore trentatreenne Kim Jon Un ha fatto in modo di far parlare di sé. Non era certo un pesce d’aprile il missile a corto raggio lanciato dalla Nord Corea  nelle acque della costa orientale della penisola coreana. Azione, questa, legata a doppio filo all’incontro tra Obama, il presidente sudcoreano Parl Geun-hye ed il primo ministro giapponese Shinzo Abe (incontro relativo al Nuclear Security Summit tenutosi a Washington dal 31 Marzo al 1 Aprile) e alle grandi esercitazioni militari tra USA e Corea del Sud che si stanno svolgendo proprio in questo periodo.

Come si ricorderà, questa non è altro che che l’ultima di una serie di azioni minacciose che la Corea del Nord ha posto in essere negli ultimi mesi.

Un atto altamente provocatorio che minaccia la stabilità regionale, viola le risoluzioni Onu 1718 e 1874, contravviene gli obblighi internazionali della Corea del Nord e mina il regime di non proliferazione”. Così Tommy Vietor, portavoce del National Security Council statunitense, aveva commentato il lancio di un missile balistico intercontinentale Eunha-3 da parte della Corea del Nord avvenuto a Dicembre.

A Gennaio Kim ci mostrava nuovamente i muscoli testando una bomba all’idrogeno (o presunta tale) scatenando, oltre al biasimo della comunità internazionale, un terremoto di magnitudo 5.1.

A Febbraio, l’instancabile Corea del Nord si applicava nel lanciare un missile a lungo raggio che sarebbe servito a trasportare un satellite scientifico ma che, ovviamente, non è stato visto di buon occhio dagli USA e dalla Corea del Sud. Proprio questo lancio ha fatto guadagnare alla nordcorea altre sanzioni da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sanzioni che, tra le altre cose, sono state pensate al fine di tagliare i canali finanziari ed il passaggio di materiale militare e materie prime verso la penisola. In tal senso, è quantomeno interessante sottolineare come l’approvazione di queste sanzioni da parte di Cina e Russia sembra sia stata data soprattutto per evitare l’installazione di un sistema THAAD (uno scudo antimissile) in Corea del Sud.

Al di là delle molteplici provocazioni lanciate dal giovane dittatore (per non parlare del video propagandistico nel quale una testata nucleare arriva a distruggere una Washington a bassissima risoluzione), è forse utile soffermarsi sulle già citate esercitazioni tra militari statunitensi e sudcoreani che, iniziate il 7 Marzo, si concluderanno il 30 Aprile. Queste esercitazioni, è bene sottolinearlo, avvengono periodicamente e, categoricamente, Pyongyang non perde occasione per evidenziare il suo disappunto. Questa volta però le esercitazioni (Key Resolve e Foal Eagle) hanno la particolarità di essere le più grandi mai organizzate nella penisola. Si contano circa 17.000 soldati statunitensi e ben 300.000 soldati sudcoreani, il supporto di una portaerei e alcuni sottomarini a propulsione nucleare nonché l’inclusione di un contingente pensato allo scopo di mandare a segno un attacco chirurgico alle basi missilistiche nordcoreane e lo studio di raids capaci di “decapitare” il regime.

La situazione è quindi molto delicata e gravida di pericoli, ciononostante, se c’è una cosa che si è potuta apprendere dai comportamenti della Corea del nord è che la sua politica, dopo aver raggiunto il picco di un climax ascendente, generalmente, tende ad invertire la sua rotta passando ad una fase di distensione. Non resta che aspettare l’evoluzione degli eventi e sperare che il pendolo coreano continui indisturbato il suo percorso, come al solito e senza intoppi.

 

Federico Molfese