Dossier

«LA PARTE BUONA»

Il 2 novembre del 1975 muore a Ostia Pier Paolo Pasolini. Il mare di Roma, però non è solo mafia e criminalità…

Roma- Qui dove il mare sa di mafia, dove un quartiere è il più maltrattato e dimenticato da tutti, raccontato solo per il malaffare, c’è gente dal cuore grande. Ostia è questa. Croce e delizia di ogni eterna cenerentola. Non ha abbastanza vip per essere come Fregene, né quel tocco trendy per avere l’appeal di Milano Marittima.  L’autobus 01 è fermo alla stazione. Pronto a partire, ogni volta che arriva il treno da Roma. È carico come sempre: di uomini e donne che tornano da lavoro, di giovani che rientrano a casa dopo una mattinata di  scuola, di stranieri e anziane con le buste della spesa. Attraversa la spina dorsale di Ostia e arriva al capolinea di Piazza Gasparri.

Perché un quartiere è l’insieme di tante cose: è fatto dalle vite e dalle storie di tante persone. È vissuto dalle loro parole, dai loro desideri, dai loro ricordi. Così è Ostia Ponente, segno e memoria di quanto accade giorno dopo giorno. Un posto dove non passi, ma devi andarci appositamente. Forse, anche questo è proprio il bello, rendendolo ancora più affascinante. Troppo lontano, per fortuna, dai mirabolanti progetti di Lido di Roma 2015 (che fine hanno fatto?) e anche da quelli più recenti della rivoluzione urbanistica del Waterfront. Oggi, la battaglia è contro il lungomuro. Ma qui c’è l’unico tratto di “lungomare”. Autentico, proprio per questo.

L’inizio di un viaggio. Via Baffigo è sempre lì. Una lunga distesa che finisce in un altro pezzo di storia, parte integrante, forse, di questo quartiere: l’Idroscalo. Qui dove in questa giornata di 43 anni fa, moriva Pier Paolo Pasolini. E oggi sono così pochi a ricordarlo. Basta fare una passeggiata, con o senza la vespa cara a Nanni Moretti, per seguire le tracce del poeta che a Ostia sembra di toccare con mano la materializzazione delle sue profezie. Palazzoni popolari, pochi negozi e pochissime insegne. Panni stesi, negozi adattati a case e scritte sui muri contro le forze dell’ordine.  «Le guardie», come continuano a chiamarle da queste parti. Un tempo non entravano, oggi neanche a dire il vero. Paraboliche sui balconi e stendini sul marciapiede,  ovunque mentre cammini. Neanche la grande distribuzione dei supermercati e dei centri commerciali, che sorge alle spalle dei palazzoni di via Baffigo, è riuscita a intaccare la genuinità di andare a fare la spesa al mercato. Quello dell’Appagliatore conserva ancora un po’ di tradizione familiare. Davanti all’emergenza del terremoto che ha colpito il centro Italia e con la terra che continua a tremare ovunque, c’è chi non è rimasto a guardare. La gente da queste parti sa cosa significa «darsi da fare». Così basta un sabato mattina qualsiasi, che un gruppo di mamme di Nuova Ostia improvvisa una raccolta fondi per i comuni feriti dal sisma. Ostia per Accumoli. L’idea è dei gestori di alcuni banchi proprio del mercato Appagliatore, con l’aiuto di alcuni sponsor che hanno sposato l’iniziativa. Il tam tam parte su facebook e sui social e in poco tempo diventa virale. Quasi 1.200 euro, la cifra raggiunta.

La somma raccolta dalla gente di Ostia Nuova per le popolazioni colpite dal sisma
La somma raccolta dalla gente di Ostia Nuova per le popolazioni colpite dal sisma

Un piccolo passo verso la ricostruzione da parte della gente semplice, di quella che va al mercato e che puoi incontrare tutti i giorni. Come Stefano, il titolare della “Cascina”. È uno di quei «pizzicagnoli» di una volta. Ha il camice bianco, pulito e abbottonato, e la cravatta che si intravede. Inevitabile, il gioco della memoria. Ricorda i salumieri di un tempo, quelli a cui da piccolo chiedevi una caramella che costava 25 lire. «È dura andare avanti – dice ogni volta- e la crisi si sente». Qui, la politica si vede solo quando c’è da chiedere i voti. E lo scandalo di Mafia Capitale a Ostia brucia ancora. Uscendo dal mercato, ti trovi nei vicoli di Ostia Nuova, tratti che profumano di salsedine e dove il lavoro sa di fatica. Che sembrano usciti da una canzone di De Andrè.

Era facile raccontare un’altra storia. Quella che tutti sanno, che molti conoscono. Quella delle cronache che ogni giorno il nostro lavoro ci impone di raccontare ma c’è anche l’altro volto di questa città. Il sole inizia a scendere dietro a quei palazzi così alti, frutto della speculazione edilizia, e va a morire in quel mare. Già, c’è anche il mare ad Ostia Ponente e qui si vede più di ogni altra parte.

Questo è il quartiere dei clan. Ma non è solo il loro.

 

Francesca Interlandi

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Francesca Interlandi

Ha iniziato con KIM la sua carriera giornalistica. Un amore nato da piccola, dalla passione per la scrittura che le permetteva di esprimere quello che a parole non riusciva a comunicare. 24 anni, è laureata in Informazione, Editoria e Giornalismo presso l’Università degli Studi di Roma Tre. Ha collaborato come stagista in una redazione giornalistica, scrivendo di eventi, cinema e cucina; ma ciò che la affascina davvero sono le storie di fatti reali, meglio se poco conosciuti.

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