<<MA VOI,CHI DITE CHE IO SIA?>>LA PAROLA DI GESU’ DAL VESCOVO IN SANT’AGOSTINO NEL ‘GIORNO’ DI SANTA MONICA

Un sacerdote ‘festeggia’, uno ‘lascia’: Chiesa? Politica? In un’ apparente separazione le Parole di Gesù scendono su Ostia e oggi hanno ancora più significato: come pietra ferma dalla bocca del Vescovo Paolo Lojudice rivolte alla Comunità e alla Città:’Gesù ci chiede: ma ‘Voi’ chi dite che io sia?’

IL FATTO 
In occasione delle giornate liturgiche dedicate alla memoria di Sant’Agostino Vescovo – patrono della Città Ostiense – e di Santa Monica, il Vescovo del Settore Roma Sud, zona ‘Ostiense’, Mons. Paolo Lojudice si è recato in visita pastorale alla Parrocchia Sant’Agostino dove da pochi mesi è stata finalmente edificata una Chiesa in legno perfettamente coerente con il messaggio evangelico, forte della sua semplicità , allo ‘stile’ di Papa Francesco, attento alla Natura come all’ Ambiente umano in cui la centralità del Vangelo di Gesù si fa lume delle genti e l’attenzione è alla Comunità prima che alla struttura, alla sostanza più che alla forma;  un segnale deciso proprio da questa Comunità che insieme al suo pastore don Salvatore Tanzillo ha oggi anche la responsabilità di accompagnare tutte le Chiese del Territorio in un percorso di Ecclesia, di azione territoriale, essendo proprio Sant’Agostino (dopo ‘un trentennio di Santa Monica’) la Chiesa destinataria della Prefettura Diocesana.
 
‘Don’ Paolo, come tutti confidenzialmente lo chiamano, successivamente ha visitato il Centro Socio Pedagogico La Ciurma, nella Scuola Statale Caterina Segurana dell’Istituto Comprensivo Via Mar dei Caraibi, che al suo interno, tra diverse attività, porta avanti una rubrica giornalistica che ha come finalità l’interparrocchialità, l’incontro ecumenico dei cristiani cattolici, ortodossi, protestanti e il dialogo tra le religioni; ‘misericordiAMOstia’ dove si sperimenta (grazie alla disponibilità della direttrice Alessandra Perlutz), sebbene con assoluta semplicità, spontaneità e davvero poca professionalità, quella ‘chiesa in uscita’ testimoniata da Papa Bergoglio e qui e d ora, proprio negli anni bui di questo ‘tribolato’ territorio ancora commissariato per mafia. Questa è ‘l’officina’ dove ha preso forma quello che poi diventerà l’Ufficio della Pace e del Dialogo sul Territorio, deliberato già nel Gennaio 2015. Dopo aver benedetto i locali, che per l’alto fine sono al Servizio non solo della Chiesa ma dell’intera Comunità Civile Ostiense, don Paolo ha concesso un’intervista esclusiva per la Redazione La Mia Ostia del Direttore Aldo Marinelli in cui si è raccontato, specie ai giovanissimi, nel suo percorso vocazionale come uomo, come sacerdote e vescovo.  
In serata in ‘Santa Monica’ i 40 anni di Parroco di mons. Giovanni Falbo, decano dei Sacerdoti Ostiensi e vero e proprio ‘monumento vivente’ e punto di riferimento per tutti i Cattolici, consacrati e laici, per 30 anni circa alla guida delle Chiese locali come Prefetto diocesano. E la festa ha coinciso con il saluto di don Franco de Donno che si ‘offre’ per un Servizio Civile e Sociale ‘Politico’ lasciando l’incarico ‘sacro’ e abbracciando ‘il mondo’ al fine di portare a tutti i valori di un Bene universale  insieme a tanti giovanissimi compagni di viaggio.
Il tutto in questi giorni ‘provvidenzialmente’ scanditi dalle parole del Vangelo di Domenica scorsa decantate da Sant’Agostino, per la prima volta, dal Vescovo: <<… E Voi – dice Gesù – chi credete che Io sia?>>. Questa Parola scende su Ostia in un periodo propizio e di nuovo don Paolo Lojudice ha l’occasione di rivolgere al Territorio parole che possono davvero illuminare, come fu lo scorso anno, per un anno intero e forse più. 
 
‘DON’ GIOVANNI, 40 ANNI DA PARROCO, PADRE DI UNA GRANDE FAMIGLIA
Prima di fermarci sulle parole del Vescovo, pronunciate in sant’Agostino, è bene ricordare un altro passaggio storico dell’Ecclesia locale vissuto in queste ore: i 40 anni da Parroco di Mons. Giovanni Falbo. Per 30 anni alla guida non solo di Santa Monica ma delle Chiese locali di Prefettura ‘don Giovanni’  è un vero e proprio monumento vivente. Per questo la ricorrenza non rappresenta solo un traguardo personale, o di una Chiesa in particolare, ma è una ricchezza per tutte le Chiese e, nei valori universali che il cristianesimo esprime, una risorsa per l’intera Cittadinanza.
Ecco allora le parole dell’attuale Prefetto don Salvatore Tanzillo per tanti anni collaboratore di don Giovanni e ora suo successore nell’incarico di raccordare l’Ecclesia locale:
“Dobbiamo imparare da don Giovanni l’Amore per una Comunità di persone trasmessa dall’esempio di considerarsi come padre di una grande Famiglia, in senso sacerdotale ovviamente. – ci racconta don Salvatore Tanzillo –   Portiamo avanti il testimone nel suo indirizzo, in qualità di Prefetto, il tentativo di andare oltre ai confini della propria parrocchia verso il Territorio, fare Comunione, cercare di dialogare sempre anzitutto a livello Ecclesiale prima che Sociale.”  
 
L’OMELIA DEL VESCOVO: ‘VOI, CHE CREDETE CHE IO SIA?’
Il Vescovo Paolo sa bene che le parole ‘spese’ in ciascuna Comunità Parrocchiale non hanno un valore solo personale rispetto a chi le ascolta, o comunitario verso la Chiesa specifica, ma Ecclesiale, rivolte verso tutto il Territorio Ostiense. Da qui, infatti, dedicò la sua espressione ‘Ostia mostri la Sua Bellezza’ quando venne annunciato, proprio in questi giorni, il Commissariamento infamante per ‘mafia’ a segno della volontà della Chiesa di ‘uscire’ verso e per tutta la Città; nello stesso modo anche oggi le parole del Prelato trovano qui un luogo privilegiato per essere rivolte a tutti i cittadini della ‘cittadella’.
“Se il Vangelo è un pò il racconto la storia della vicenda umana di Gesù con i suoi discepoli questo passo di Matteo ci fa comprendere un pò di più cosa significasse seguire Gesù nella Fede. Ecco a volte non era chiaro per gli stessi discepoli comprendere  cosa significasse seguirLo; da una parte era dare seguito ad una chiamata del Maestro che fu come una ‘scintilla’, passatemi il termine ‘un colpo di fulmine’ ma dopo questa ‘vocazione’ hanno iniziato ad andarGli dietro. Del resto Gesù lo aveva detto ‘non fatevi troppe domande, non chiedetevi chissà che cosa’ , quello che bisognava fare è ‘venire e vedere’, fare esperienza insieme, ‘conosciamoci’. Gesù non era per i preconcetti per le convenzioni ma per l’esperienza. Nella storia, nel tempo tante volte la fede si è intrecciata con l’Ideologia , una sorta di filosofia; oggi non so, si imporrebbe quasi una riflessione attenta per capire oggi cosa è diventata l’esperienza della fede. Tuttavia più vado avanti e più mi accorgo che, non solo tra i laici e i sacerdoti, anche tra noi Vescovi, che ognuno ha un suo modo di pensare, di attuarla; da una parte è una cosa bella perché ce la fa sentire estremamente viva, dall’altra però si impone la necessità di sentire dei punti di riferimenti fermi, chiari e netti, che ci permettano di essere insieme in maniera coerente, seria, sana, altrimenti rischiamo sempre di essere così, gruppi che navigano un pò a vista. Invece emerge l’importanza di una certa Progettualità. Questo capita nella vita personale come in quella familiare: non ci si domanda spesso ‘cosa facciamo, dove stiamo andando’… Se si risponde soltanto nell’emergenza al problema che può sorgere , a un dramma che sta avvenendo qui il rischio è che non si vada mai in una direzione ma che si continui sempre a barcollare come in balia del ‘mare’. Il Vangelo parlando del ‘mare’ ce l’ha detto e la vita ce lo conferma, il ‘mare della vita’ sarà sempre abbastanza agitato, difficilmente ci sono periodi di bonaccia: insomma, la stessa cosa stava succedendo ai discepoli, che al principio hanno seguito, raccolto questo ‘colpo di fulmine’  e hanno cominciato a ‘vivere con lui’. L’esperienza del Cristianesimo nasce da un’esperienza di ‘con-vivenza’, si deve stare insieme, non nasce solo da discorsi, proposte, insegnamenti, ma nasce dal vivere insieme, tutti lo sperimentiamo. Un conto è dire ‘siamo uniti, siamo comunità’ perché qualche voltta ci incontriamo, stiamo a messa, facciamo qualche attività’ un conto è vivere costantemente insieme ‘come una famiglia’. Come tra marito e moglie: un conto è, soprattutto i primi tempi, essere insieme perché ci appassioniamo, ci vogliamo bene, stiamo bene vicini, ma un conto è 24 ore su 24, questa è un’altra cosa. E’ chiaro che più stiamo insieme e più vengono fuori i nostri difetti, i nostri limiti, le nostre fragilità, le debolezze, ma in questo modo la coppia, la famiglia, la comunità fa il suo rodaggio, la sua esperienza oltre i primi tempi va più nel profondo. Ecco, allo stesso identico modo avvenne al primo gruppo di discepoli, a queste 12 persone che Gesù aveva scelto e che venivano da vite diverse perché accogliessero questa proposta di Vita e che la continuassero a testimoniare anche quando non sarebbe stato più fisicamente con loro.
Si diceva di tutto su Gesù quel periodo. Un pò come capita per Papa Francesco. Vi confido una cosa: quando erano i primi tempi del pontificato tutti parlavano bene del Papa, tutti lo acclamavano all’inizio e mi sono davvero preoccupato. Oggi che lo criticano sono più sereno. A Gesù capitavano le stesse cose. Ecco, questo deve invitarci alla riflessione: ci sono persone che fanno pensare e che non lasciano indifferenti, portano con sé il ‘consenso’ e la ‘critica’. Gesù allora chiede ai discepoli affinché ‘percepissero’ il livello tra ‘lui e loro’, la Relazione: ‘VOI che pensate?’. La differenza: la gente, voi. E anche a noi lo chiede: state acquisendo una Coscienza Personale o andate a Giornata? Chiede a loro e a noi, è la stessa cosa, erano persone come noi: Pietro ogni tanto ‘sbottava’ era irascibile, un altro era ‘un ruffiano’, un altro un razionale… Gesù li mette di fronte a loro stessi. Gesù ha una sua Personalità, una straordinaria capacità introspettiva. Viene fuori la Bellezza di Gesù: una meravigliosa capacità empatica, la sua volontà di instaurare con ciascuno di noi un ‘incontro significativo e profondo’: ci mette al muro. Era un bravo maestro e sapeva che qualche volta doveva essere assolutamente ‘fermo’ per mettere alla prova ‘la persona’.
E Pietro risponde: ‘ Tu sei il Cristo’ e fa quella che chiamiamo una ‘professione di fede’.’Tu Gesù sei colui che noi aspettavamo. Tu sei il Figlio del Dio Vivente.’ Se ci fate caso è una risposta espressiva ma nello stesso tempo molto ‘dura’. E Gesù gli risponde ‘hai capito queste cose non come un uomo’ (dalle parole, razionalmente) ma è come una risposta che ‘viene dal Cielo’, qualcosa per cui Pietro è stato ‘illuminato’.
Ecco quindi che Gesù edifica la Sua Chiesa su questa Parola. E’ la Chiesa di Gesù (‘Edificherò la mia Chiesa’). Tante volte dobbiamo ricordarci che qui facciamo la Chiesa di Gesù, non nostra, che la Parrocchia non è nostra, degli amministratori: è di Gesù. 
Allora siamo ‘Ponti’: accompagniamo Gesù nella Sua Chiesa. Chiediamo al Signore di aiutarci a fare esperienza di questa Chiesa e così facendo si fa esperienza di Gesù. Oggi finalmente c’è una Chiesa in legno, prima si era tutti più precari in un tendone e ci si doveva aiutare di più, fare Comunità di più, si era precari come i discepoli che si spostavano sempre con Gesù. E allora chiediamo al Signore di rafforzare questa Comunità ma sempre di mantenerci in una ‘certa precarietà’ dove si può si deve contare su di Lui e viverci insieme. “
 
LA RIFLESSIONE DI CHI SCRIVE: UN SACERDOTE CHE FESTEGGIA IL RUOLO, UNO CHE LASCIA L’INCARICO… CHIESA? POLITICA? IN UN’APPARENTE INGANNEVOLE ‘SEPARAZIONE’ GESU’,IN QUESTI GIORNI,CHIEDE A TUTTI: <<E Voi, chi credete che Io sia…?>>
<<‘Voi chi credete che Io sia?>> domanda Gesù ai suoi discepoli. Il mondo, il popolo, ha mille interpretazioni (su tutto e tutti in genere, non per ultimo su di Lui) e tante entrano in conflitto, cercano una ragione, e con loro la gente si fa prendere dallo ‘spirito’ di questo mondo, troppo spesso spirito di competizione, di confronto distruttivo, di conflitto, si separa, pone muri, vive ‘il peccato’ della reciproca rivalsa, proiezione di una separazione che riguarda soltanto noi stessi, un bandolo di matassa di cui a volte si smarrisce il capo e non lo sente nemmeno più quando ci si è abituatati e si dimentica la felicità piena.  Anche oggi Gesù  chiede ai nostri Cuori: ‘chi credete che Io sia?’. Chi è Gesù? Un capo popolo, un profeta o un mistico, un condottiero, un operatore sociale, un arrivista, un arrampicatore sociale, un politico, un pazzo, un mitomane, un egocentrico, un nichilista, un predestinato, un eroe…? Chi benedirebbe Gesù? Chi si sacrifica per Lui , per la gente e il Popolo? Chi stoico rimane nella dottrina lontano dalla Politica? La Chiesa fa bene a schierarsi? La Chiesa fa bene a rimanere fuori…? Fa bene un Sacerodte a lasciare per la Politica? Fa bene a rimanere nel Tempio o inchiodato alla ‘sua’ Croce e vedere le ingiustizie? Fa bene a cercare la Giustizia Sociale e a perseguirla con tutte le sue forze?
Questa parte del Vangelo che il Vescovo Paolo ha commentato alla Chiesa Sant’Agostino Vescovo – e che nell’articolo successivamente potrete leggere dalle particolari espressioni che ha utilizzato – è meravigliosa se consideriamo il periodo nel quale ‘scende’ su Ostia: il decano dei Sacerdoti del nostro Territorio – mons. Giovanni Falbo – che saluta i suoi 40 anni di Parroco (una trentina da Prefetto) una Vita al Servizio dell’Ecclesia, come il padre di una grande famiglia, un Sacerdote – don Franco De Donno –  che sceglie di lasciare il Servizio Pastorale e scende in Politica generando non poche considerazioni: quanta diversità negli stessi proseliti del Maestro dei Maestri… Il tutto quando sua Eccellenza il Vescovo ripercorre, nella finalmente Chiesa di Sant’Agostino Vescovo oggi punto di riferimento delle altre comunità, l’insegnamento del grandissimo Santo Patrono della Città di Ostia, il Prefetto Diocesano don Salvatore Tanzillo che traccia in questi giorni una linea Pastorale non solo di Parrocchia, ma di Prefettura rincorrendo il sogno di un’ Ecclesia sempre più nell’Unità tra le Chiese e trai Cristiani: un climax di riflessioni, emozioni, racchiuse in pochi di giorni concitati che rischierebbero forse anche di disorientare, di confondere – Ecclesia, Società, Regno dei Cieli, il mondo e la politica, presidenti municipali, saggi e sapienti, profeti, analisti, schieramenti parti e liste, universalità dell’amore, Chiesa, Stato… – separare,  se non ci venisse in aiuto Gesù: 
‘VOI Chi credete che Io sia?’… Gesù tu sei una Pietra dove tutti ci poggiamo, tu sei un Ponte, capace di avvicinare, di vedere la Bellezza e la Speranza in ciascuna scelta sebbene diversissima: ecco l’insegnamento della Chiesa di Gesù meraviglia agli occhi anche di chi non conosce ancora l’Amore di Dio, amarsi aldilà di tutto, prima delle considerazioni intellettuali, non cadere nel tranello dello scontro, della rabbia o peggio dell’odio, saper vedere quel filo conduttore che è nell’Amore che Dio ha per ciascuno concedendogli/ci la libertà e in quello sguardo di un Padre Celeste che guarda a tutti con pazienza e attenzione, che ci conosce per nome, saperci guardare gli uni gli altri con affetti fraterno – sebbene con le nostre personali risposte forse spesso davvero molto distanti – è possibile. Ecco l’insegnamento, come lo chiamava De Andrè in una sua celebre canzone, ‘il punto di vista di Dio’, ciò che nasce dal Cuore , non dalla pancia, dallo Spirito, non dalla carne.