Dossier

LA PARATA? MEGLIO UN BICCHIERE DI VINO

Abbiamo raggiunto telefonicamente Lidia Menapace, partigiana e ex senatore impegnata (e fortemente criticata) nella Commissione Difesa del Secondo Governo Prodi

Roma- Giovanissima prese parte alla Resistenza come staffetta partigiana e nel dopoguerra fu impegnata nei movimenti cattolici. Lidia Menapace rappresenta una delle voci più importanti del femminismo italiano. Nelle elezioni politiche del 2006 viene eletta al Senato nelle liste di Rifondazione Comunista. Poco dopo la nascita del governo Prodi è proposta alla presidenza della Commissione Difesa al Senato, gesto considerato un affronto da alcuni elementi della Casa delle Libertà visto il suo antimilitarismo. A scatenare le polemiche, una sua intervista al Corriere della Sera, nella quale descrive inutilmente costose e inquinanti le Frecce Tricolori. La mattina stessa della pubblicazione dell’intervista, al posto della Menapace viene imprevedibilmente eletto il senatore Sergio De Gregorio (Italia dei Valori), sostenuto dall’opposizione. Successivamente è stata duramente contestata da alcuni settori del movimento pacifista per la sua scelta di votare il rifinanziamento della missione in Afghanistan, posizione secondo i contestatori quantomeno incoerente verso i settori dell’opinione pubblica di cui ella diceva di volersi far interprete in campagna elettorale. Alla vigilia di questo 2 giugno, abbiamo chiesto a una antimilitarista convinta cosa ne pensa della Festa della Repubblica, celebrato appunto attraverso la tradizionale parata militare.

Cosa rappresenti per lei la festa del 2 giugno.

«Ho pesato spesso ultimamente alla festa del 2 giugno e poi ho pensato al 14 luglio in Francia. Loro (i francesi ndr) sono riusciti a trasformare un evento tragico come la presa della Bastiglia in un momento di festa nazionale di natura popolare. La fesa della Repubblica in Franciaparte dal basso e si festeggia tutto il giorno e anche la notte. Il 2 giugno in Italia dovrebbe diventare una vera festa popolare perché è nella sovranità popolare che sta il principio legale di un Paese, prima che in ogni altra cosa».

Cosa fare allora?

«Ho un’idea e spero che negli anni prenda piede. Inizieremo quest’anno in poche città  poi vedremo… ho proposto di ritrovarci nei prati e nelle ville delle Città, di sdraiarci sull’erba e scambiarci cibo e vino. Guardandoci in faccia, mangiando insieme è possibile conoscersi e da un commento su un risotto o un bicchiere di vino credo che sia possibile far riaccendere la passione per la politica in questo paese».

Federico Vergari

Federico Vergari

Nato a Roma il 3 giugno del 1981. Giornalista pubblicista dal 2011, collabora con diverse testate scrivendo prevalentemente di sport, cultura, fumetti e costume. Nel 2008 pubblica, per la casa editrice Tunué, Politicomics un saggio sul rapporto tra comunicazione politica e fumetti.

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