Dossier

LA PACE NEL MEDITERRANEO

La cultura come strumento di inclusione e dialogo sociale nel Mediterraneo: da “Emma For Peace” il primo Festival della “Diplomazia Musicale”

Roma- C’è ancora posto nel Mediterraneo per la pace e il dialogo tra le culture? Crisi e austerità, proteste e tensioni sociali, il dramma di chi emigra in cerca di un futuro migliore: forse mai come ora il Mediterraneo è attraversato da conflitti ed emergenze che stanno mettendo a dura prova la coesistenza e la coesione sociale. Eppure esiste uno strumento che può fare da base comune: la musica. È questa l’idea da cui parte Emma For Peace – Euro Mediterranean Music Academy – un’associazione nata a Roma alla fine del 2013 che coinvolge e unisce artisti, organizzazioni e fondazioni con l’obiettivo di usare la musica per realizzare iniziative e progetti per l’inclusione e l’integrazione sociale

PROPOSTE ORIGINALI E INTERESSANTI Presentata nel 2013 durante il summit dei Premi Nobel a Varsavia, con la presidenza onoraria di Riccardo Muti, Emma For Peace vanta già al suo attivo numerosi progetti e seminari. E il quadro che emerge da queste esperienze lascia spazio a speranze per il futuro: “abbiamo sempre trovato grande disponibilità a collaborare sia a livello istituzionale che sociale – afferma il fondatore Paolo Petrocelli – c’è grande curiosità per i nostri progetti e volontà di portare avanti percorsi condivisi che continuino nel tempo”. A Malta, Emma for Peace ha messo insieme l’orchestra giovanile nazionale e 30 rifugiati africani esperti nelle percussioni, dando vita a una proposta musicale originale e innovativa. Alla fine del seminario l’orchestra e i percussionisti hanno tenuto un concerto pubblico nell’auditorium di La Valletta e ancora oggi continuano a suonare insieme.

UN METODO DI LAVORO INNOVATIVO Si parte da una dimensione locale e socialmente ristretta per arrivare a istituzioni e organizzazioni internazionali: così EFP è arrivata fino all’Onu partecipando, nell’ambito del programma “Alliance for Civilization”, a diverse missioni nei paesi arabi per presentare iniziative e progetti a favore del dialogo sociale e religioso. Uno scambio prezioso anche per rafforzare la conoscenza reciproca: “abbiamo parlato con ministri, professori, manager e studenti – continua Petrocelli – ogni paese presenta condizioni sociali diverse, ad esempio in Marocco la dimensione multiculturale è più evidente rispetto ad altre società. Ma in generale le distanze con il mondo occidentale sono ancora marcate. C’è molto da fare, soprattutto nelle scuole, per migliorare la conoscenza reciproca”

LA MUSICA AL SERVIZIO DELL’INTEGRAZIONE Tuttavia, come recita lo slogan di Emma For Peace, la musica è un linguaggio che tutti comprendono; e i risultati non tardano ad arrivare.  A fine 2014 va in scena un concerto al Cairo con i giovani dell’accademia del teatro della Scala e l’accademia Georg Solti, dando vita a un programma di scambio con il teatro dell’Opera della capitale egiziana. A inizio 2015 EFP supera i confini del Mediterraneo e porta negli Istituti Italiani di cultura di Hong Kong e Jakarta il maestro Campanella, per offrire seminari di pianoforte a giovani musicisti cinesi e indonesiani, che ne rimangono affascinati. A marzo 2015, infine, presso l’università americana di Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti, tiene una serie di workshop sull’impatto di musica e cultura al fianco della diplomazia e della cooperazione.

NASCE LA “DIPLOMAZIA MUSICALE” Quello che associazioni come Emma For Peace stanno portando avanti è un nuovo modello di relazioni internazionali, dove cultura e musica hanno pari forza e dignità rispetto alla diplomazia ufficiale e al contesto istituzionale; anzi, possono agire anche senza. Ecco perché in autunno EFP organizzerà a Roma il primo festival internazionale della diplomazia musicale, un luogo di incontri e dibattiti per elaborare soluzioni per la tutela dei diritti individuali, il dialogo e la conoscenza tra i popoli. Il festival vedrà la partecipazione attiva di musicisti, intellettuali, giornalisti, ma anche di diplomatici e funzionari: data e luogo sono ancora da stabilire, ma il programma prevede seminari e workshop per discutere e formulare progetti e proposte da sottoporre a governi e donatori, ma anche spettacoli e concerti per favorire nuove idee musicali condivise e occasioni di scambio culturale.

 

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Salvatore Giuffrida

37 anni, giornalista. Ha vissuto per anni in Grecia, Spagna, Germania e Sudamerica, ha realizzato servizi e reportage a Cipro, Turchia, Italia, Grecia, Ecuador. Parla correntemente inglese e spagnolo ma si difende anche in francese e greco. Attualmente scrive per La Repubblica nelle pagine di Cronaca di Roma, Affari&Finanza, Mondo Solidale. E' specializzato in economia, diritti umani, cooperazione, immigrazione. Realizza saltuariamente servizi per Radio Vaticana e scrive anche per altre testate on line tra cui “Nuova Finanza”, “La voce di New York”, l’Osservatorio Ue per la cultura della sicurezza. Ha pubblicato alcuni reportages per la rivista dell’Unesco “SITI”, è stato redattore per la cronaca argentina sul quotidiano “l’Italiano” e per la rivista “eSCENARIos”.

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