La novità assoluta del cristianesimo consiste proprio in questo: Dio è sia il Logos, la ragione metafisica da cui deriva ogni essere, ma allo stesso tempo è un Dio personale che ama, fino a farsi “tutto in tutti”.

Roma – Nella Prima Lettera di Giovanni, 1Gv 4,8, si ha l’unica definizione di Dio ovvero Dio è Amore. Quindi l’amore è un dono di Dio, con il quale Dio ci viene incontro. Ma il concetto di dono cristiano è diverso da quello della beneficienza. Per beneficienza si intende il dare del superfluo, mentre per dono si intende il dare del necessario. Quando si dona il necessario si dona qualcosa che in realtà è sé stessi, con l’occasione di donare qualcosa. E qui ciò che conta non è il valore del dono, ma quanto di sé stessi si mette in ciò che si dona. Un amore discendente. La kenosi di Dio. Questo svuotarsi di Dio, svuotarsi della sua potenza, per raggiungere l’uomo. Il Cristo-Logos che si è fatto uomo. Discende all’uomo.

È questa la strada dell’amore, che stabilisce il rapporto uomo/Dio a livello dell’uomo. Ciò significa che Dio non ama l’uomo quando questo diventa perfetto, ma Dio ama l’uomo e per questo l’uomo diventa perfetto. Dio scende a livello dell’uomo e cerca la comunione dell’uomo al suo livello.

Quindi l’amore cristiano, in quanto movimento discendente non è motivato dall’interesse, dal desiderio, ma è vero il contrario perché Dio non desidera ciò che è più di Lui, perché non c’è, non esiste, quindi non è il desiderio che lo spinge.

Ed è un amore, che una volta incontrato, deve essere comunicato agli altri. Quindi Dio è amore, ma l’amore è relazione, è rapporto. Dio è Dio, perché è questa eterna relazione trinitaria in cui il rapporto che li lega è “l’’esser per”. Dio è un rapporto di una realtà che per è l’altro, l’essenza di Dio è quella di essere in relazione. Si potrebbe definire l’amore come un rapporto, ma un rapporto che non è un modo per accrescere il proprio io, ma l’amore è un rapporto in cui l’essere per l’uno dipende dall’essere per l’altro.

Non è il rapporto tra soggetto ed oggetto, ma è relazione tra soggetti. L’amore, per i cristiani, è relazione. E Cristo con l’incarnazione effettua proprio questo passaggio: dall’ essere per sé, all’essere per l’altro. È qui il vero significato dell’Agape, novità del cristianesimo. Allora l’amore, nella sua definizione piena di Agape non è un sentimento, ma una decisione, l’uscire da sé stessi per incontrare l’altro.

L’Agape non è nella capacità dell’uomo, l’Agape è Dio. Quindi per conoscere Dio, come riportato nella prima epistola giovannea, è necessario amare, se non si ama non è possibile conoscere Dio.

La novità assoluta del cristianesimo consiste proprio in questo: Dio è sia il Logos, la ragione metafisica da cui deriva ogni essere, ma allo stesso tempo è un Dio personale che ama, fino a farsi “tutto in tutti”.

Ma qual è la massimo espressione dell’amore, dell’agape-caritas? È il perdono, è il primo segno della gratuità dell’amore, il perdono è la conditio sine qua non dell’amore. Senza la quale si tratterebbe di amore interessato e motivato, quindi eros. Il perdono serve a discernere l’eros dall’agape.

Ma una domanda sorge spontanea: Perché Dio ama? E vi è una sola risposta a questa domanda: perché la natura di Dio è amore. Perché Deus caritas est.

E cosa succede all’uomo che, amando Dio, ama gli altri? Che si trasforma e diventa amabile, perché amato da Dio gratuitamente, gratuitamente ama gli altri e partecipa dell’amore di Dio. Quindi l’amore è un dono, ed è il dono di sé. Per questo l’Agape viene vista come il contrassegno specifico del cristianesimo, dove la realizzazione dell’amore personale come Agape è sempre e solo un dono di Dio. Da ciò non si può prescindere.

Ma allo stesso tempo è atto dell’uomo (amato da Dio), e di tutto l’uomo, non solo del suo sentimento o della sua psiche, è un impegno, una decisione che l’uomo, amato da Dio e accettando il Suo Amore, liberamente prende e coinvolge tutta la persona, in ogni sfera. Per questo si può affermare che l’unità dell’agape è nella libertà. E l’amore di Dio è dotato di tale libertà e forza che trasforma l’uomo più abbietto, rendendolo amabile. In ciò che si ha l’armonizzazione dell’amore a Dio, al prossimo e a sé stesso. Una risposta riconoscente dell’uomo a Dio, ma pur sempre risposta. Ma in quanto riguarda tutto l’uomo, è azione dell’uomo e non solo reazione. E l’amore di Dio precede sempre il nostro, che è una risposta.

E’ Dio che si ama nel prossimo.

… fino a che Dio sia tutto in tutti ( 1Cor 15,28).

                                                                                                                            Emanuele Cheloni