Oltre il Ponte

LA MODERNITÀ È UNA SPADA AFFILATA

Quando il locale fa spazio al globale liquido: dalla comunità moderna al locale post-moderno.

Roma- Possiamo immaginare la modernità – rispondeva Bauman a David Lyon, in uno dei suoi tanti libri intervista – «come una spada con la sua lama affilata che preme continuamente sulle realtà esistenti». Siamo vittime quindi di un’era moderna, o meglio post-moderna, in cui abbiamo ancora residui di un passato che ci ha insegnato valori e tradizioni, di una realtà locale, ma nello stesso tempo che viene costantemente bombardata dal globale, dove tutto è massificato e omologato, dove non si insegna al sentire quanto al fare. Fare, fare sempre e comunque a tutti i costi, fare senza considerare l’altro nella sua irripetibilità. La società non è quindi più una realtà intesa come comunità dove il senso di appartenenza e di condivisione permetteva una crescita, una valorizzazione della persona che ne faceva parte. Oggi la società appare come un insieme di tanti soggetti individualizzati che mirano soltanto al proprio appagamento immediato. Ciò comporta la frammentazione dell’io e la sua conseguente perdita di valore.

Da sempre, la ricerca d’identità, ha rappresentato per gli individui un bisogno primario in quanto simbolo di stabilità e di sicurezza. L’identità è ciò che definisce, è ciò che fa appartenere. La modernità porta ad una liquefazione delle strutture interne della persona. In questa società di fatto liquida, il soggetto finisce per smarrire la propria identità. Mentre l’uomo moderno era impegnato nella costruzione di un’identità stabile e coerente, l’individuo post-moderno si costituisce un’identità fluttuante, senza “io”. I rapporti con la società sono discontinui e fragili, ciò porta ad un lento deterioramento di quello che è Il senso di solidarietà e di comunità. Le persone hanno smesso di guardarsi negli occhi, ma si mandano messaggi. Le persone hanno smesso di parlarsi, ma leggono e commentano post e storie su Instagram. Non si racconta più, ma si valuta e si autodetermina in base ai like e a visualizzazioni. Tutto avviene in un “non-spazio” indefinito e virtuale.

Siamo collocati in una società che vive nell’eterno conflitto ma, allo stesso tempo, questa società è costretta a fare i conti con le realtà locali che continuano a esistere e persistere. Ne è un esempio la politica, che è globale, ma ancora fortemente legata alle realtà locali che portano voti e preferenze. Una sorta di bipolarità globalizzante che tende a frammentare chi ci risiede. Una società, scriveva Bauman, «può essere definita “liquido-moderna” se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. La vita liquida, come la società liquida, non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo». Stare al passo ed accettare la realtà è chiaro, non si può non essere postmoderni… si finirebbe per essere dei nostalgici fuori tempo, ma nel tempo però bisognerebbe mantenere quello che il locale ha insegnato, perché si è frutto di una comunità e di una condivisione.

La diversità rende unici; l’omologazione, invece, porta all’appiattimento culturale e individuale. Occorre restare umani nella tecnologia. Affrontare la spada affilata essendo coscienti che preme.

                                                 

                                                                                                                             Claudia Longobardi
                                                                                                                             Emanuele Cheloni

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Emanuele Cheloni

È laureato in Scienze Religiose, Summa cum Laude probatus, presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, con una tesi su "L' umanesimo di Gesù: universalità ed universalismo". È impegnato a Roma con la Società San Vincenzo de' Paoli, nell'ascolto e aiuto delle difficoltà e povertà urbane. È professore di Religione.

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