Oltre il Ponte

La lunga strada verso il giorno, i romanzi di Mario Miller

Sono storie di resilienza, un viaggio nel tempo e nello spazio in cui ogni persona deve affrontare periodi bui per giungere alla luce

Roma – Mario Miller è uno scrittore romano molto abile a creare storie, intrecci, psicologie di personaggi che avvolgono e impongono domande, non solo sulla storia narrata, la cui trama è ben strutturata e cattura inevitabilmente l’attenzione, ma anche sul vissuto personale del lettore, che è costretto a fermarsi e a riflettere sulla propria vita, sui propri ricordi, emozioni, viaggi. L’originalità di questo autore è quella di dare un senso alla realtà tramite l’interiorizzazione di essa e, così facendo, trasforma l’interiorizzazione da elemento soggettivo ad oggettivo, ad interrogativo universale per ogni uomo.

Lo abbiamo intervistato in esclusiva per voi.

Cosa ti spinge a scrivere?

Il desiderio di trasmettere le mie emozioni, sensazioni, speranze che prendono corpo nei caratteri dei personaggi dei romanzi che, attraverso le vicissitudini che si susseguono, possano far scoprire al lettore gli aspetti positivi e negativi tali da suscitare domande di senso, come dare un significato alla vita, come rispondere ai grandi interrogativi dell’esistenza. Non c’è la presunzione di impartire o suggerire stili di vita, essi non sono né buoni né cattivi, ciascuno ci può trovare il significato che ritiene giusto per sé.

Qual è il filo conduttore, il leitmotiv di fondo alle tue opere?

Ciò che lega le mie opere, che sono come una trilogia del cammino della vita che è sempre una lotta tra il bene e il male, è la ricerca di una risposta alle situazioni, alle prove e tentazioni che solo con la fede e la speranza si possono superare. La capacità di rialzarsi dopo una caduta la potrei sintetizzare con la parola “resilienza”. Un viaggio nel tempo e nello spazio, dove il tempo non scorre uguale per tutti, ognuno lo percepisce in maniera diversa a seconda della propria sensazione: se si è felici il tempo scorre ed è breve, se si è tristi, il tempo è più lungo.

Cosa significano i titoli che hai dato ai tuoi romanzi?

Il primo “Erano come i raggi di luna” è un insieme di aforismi, poesie, racconti brevi, ispirazioni improvvise, non cercate, scritte di getto. I raggi di luna, in fondo, sono invisibili ma percettibili. L’animo sensibile riesce ad afferrarli nel buio di una sera silenziosa, come un tentativo di afferrare le mani di qualcuno nel vuoto della disperazione.

Il secondo “Allo spegnersi del crepuscolo”. Il crepuscolo è la luce che anticipa o posticipa il sole, un tempo ristretto se lo si osserva con gli occhi ma lungo se lo si ricorda attraverso emozioni legate a situazioni della vita.

Il terzo “La lunga strada verso il giorno” che è il proseguimento del secondo, rappresenta la vita nel suo insieme, la vita intesa come viaggio nel tempo e nello spazio in cui ogni persona deve affrontare periodi bui per giungere ai bagliori del giorno.

Raccontaci un aneddoto significativo riferito alla tua carriera di scrittore.

Non avevo mai pensato di scrivere un libro o una poesia. Un giorno piovoso, mentre ero seduto ai piedi del letto non sapendo cosa fare, dallo scaffale mi cadde un libro in testa. Era uno dei romanzi che mio padre teneva in bella mostra. Si intitolava Pellegrinaggio del cristiano di John Bunyan. Lo lessi e mi venne il desiderio di scrivere.

Questa pandemia ha rivelato la fragilità dell’interconnessione umana, qual è la tua analisi?

Ci siamo accorti all’improvviso che la natura non perdona, come ha detto anche Papa Francesco.

Come ogni crisi però, ha i suoi risvolti che aiutano a distinguere l’essenziale da ciò che è superfluo. Abbiamo potuto constatare il valore insostituibile delle relazioni umane, prima fra tutte la famiglia. Se non ci fosse stata la famiglia a sostenere il sistema, esso sarebbe imploso.

In questa emergenza è venuto in luce anche il ruolo della tecnologia come luogo di aggregazione. Abbiamo potuto assistere alle celebrazioni liturgiche, ci siamo potuti connettere con tutto il mondo, sperimentando quanto fosse forte il desiderio di partecipare all’Eucarestia. È proprio la mancanza di un qualcosa a cui si è abituati a farci capire l’importanza di ciò che abbiamo.

Anche dal punto di vista scolastico, la tecnologia ha svolto un ruolo importante in quanto ha consentito di portare avanti le lezioni, con impegno maggiore, ma per gli alunni non ha comportato un rallentamento. Certo, la didattica frontale è tutt’altra cosa, ma il fine comunque si è in qualche modo raggiunto.

In ultima analisi, possiamo dire che questa improvvisa pandemia ha messo in luce tutta la fragilità umana in ogni suo risvolto.  Per troppo tempo abbiamo basato la nostra sicurezza sulla capacità dell’uomo di bastare a se stesso. Ma così non è. Ci si è aperto un orizzonte: vivendo in un mondo fatto di certezze basate sulla fragilità umana che, come abbiamo visto, non bastano a salvare l’umanità e il pianeta che abitiamo. Ci vuole un’inversione di tendenza. Dobbiamo saper valorizzare meglio la natura e rispettarla, come dice Papa Francesco nella sua Laudato sii. Solo così possiamo riappropriarci di quella sana natura che Dio ci ha creato.

Occorrerà “riscrivere” l’essere umano, i rapporti con gli altri e la società?

Si, ci saranno opportunità nuove grazie alle nuove tecnologie, quindi l’aiuto potrà essere trovato nello smart working, e le nuove tipologie di comunicazione a distanza che ci hanno uniti anche essendo distanti. La società dovrà essere più umana, cercando di non abbandonare nessuno, farsi forza da questa esperienza e dare il giusto valore alle cose che abbiamo a disposizione.

Stai già lavorando ad un altro romanzo?

L’opportunità della quarantena mi ispira un nuovo lavoro incentrato sul valore della persona umana, proprio a partire dalle considerazioni che abbiamo accennato sopra.

Questa rubrica Oltre il Ponte si contraddistingue nel porre due domande, alla fine dell’intervista…

Cos’è, per te, la spiritualità?

La spiritualità ci dà la misura del nostro essere in tutte le sue dimensioni. Senza spiritualità non si ha la capacità di capire se stessi, di trovare risposte alle domande sul senso della vita.  La spiritualità ci offre lo strumento per essere coscienti e responsabili verso se stessi, verso gli altri e verso Dio. La spiritualità ci pone al riparo da ogni pericolo di appiattimento della vita sulle cose materiali che hanno una finitudine e sono destinate a scomparire. Essa eleva il nostro spirito al punto di saper gestire la nostra esistenza.

Esiste Dio?

Io sono un credente e, quindi, facilmente rispondo sì! Dio esiste al di là di ogni nostra convinzione, perché non si può concepire il creato senza il Creatore e, per noi cristiani, Dio si è rivelato in Gesù Cristo, il Logos, la Parola, il Verbo incarnato per mezzo del quale tutto è stato creato.

 

Mario Miller è stato vincitore di numerosi premi letterari:

2015 – Primo premio Nazionale di narrativa Capit 2000 – Terzo Millennio – Roma con Erano come i raggi di luna”.

2015 – Terzo classificato – Premio Internazionale di poesia e letteratura Arthur Rimbaud – Morano Calabro – con la poesia Olio.

2015 – Diploma di merito – Premio Internazionale di poesia e letteratura Arthur Rimbaud – Morano Calabro – con il brano Il principe che torna dalle nubi.

2016 – Primo premio – Premio Internazionale di poesia e letteratura Jack Kerouac – Morano Calabro – con la poesia A Jack.

2016 – Diploma di Merito – Premio Internazionale di poesia e letteratura Jack Kerouac – Morano Calabro – con la poesia Il senso del cielo.

2017 – Diploma di Merito – Premio Internazionale di poesia e letteratura Sylvia Plath e Amelia Rosselli – Morano Calabro – con la poesia La città più grande del mondo.

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Emanuele Cheloni

È laureato in Scienze Religiose, Summa cum Laude probatus e menzione accademica, presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, con una tesi su "L' umanesimo di Gesù: universalità ed universalismo". È giornalista iscritto all'Ordine Nazionale ed è impegnato a Roma con la Società San Vincenzo de' Paoli, nell'ascolto e aiuto delle difficoltà e povertà urbane. È professore di Religione.

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