Appena approdato alla camera, il dibattito sul futuro della cannabis si è subito arenato su un migliaio di emendamenti che hanno avuto l’effetto di rimandare la discussione a ottobre

Roma- Si tenta di discutere se sia il caso di legalizzare o depenalizzare, magari regolare il consumo di cannabis nel paese, un fenomeno talmente vasto numericamente parlando che è come tentare di ignorare l’elefante nel salotto.

I consumatori di cannabis ci sono, sono tantissimi, e si, la cannabis è una droga. Anche  l’alcol è una droga, il tabacco, l’eroina e la cocaina ovviamente, e tra tutte queste sostanze, è scientificamente provato che la cannabis sia la meno dannosa, 114 volte meno dannosa dell’alcool per dire.

Non c’è bisogno di Saviano per capire che legalizzare la cannabis toglierebbe una bella fetta di mercato alle narcomafie, che si arricchiscono semplicemente trasportando e vendendo questa resistentissima e prolifica pianta…

Al contrario di tutte le altre sostanze non esiste una dose letale di cannabis, mentre ogni anno 40.000 persone muoiono in Italia solo a causa degli effetti devastanti del bere. È anche la sostanza che crea meno dipendenza, quasi nulla, paragonata con quella indotta dai noti monopoli di stato, su cui è premurosamente scritto a grandi lettere che provocano danni e danno dipendenza, ma che sono venduti regolarmente al tabaccaio o al supermercato.

Non c’è bisogno di Saviano per capire che legalizzare la cannabis toglierebbe una bella fetta di mercato alle narcomafie, che si arricchiscono semplicemente trasportando e vendendo questa resistentissima e prolifica pianta, che vanta  innumerevoli utilizzi e che fu stroncata nei primi anni del novecento insieme a tutte la altre droghe ricreative.

Perfino Kofi Annan, ex Presidente dell’ONU ha spiegato con parole semplici che storicamente il proibizionismo ha fallito inesorabilmente ovunque è stato applicato, da 100 anni a questa parte in ogni angolo del mondo, e che è molto più facile controllare, che reprimere l’utilizzo di qualsiasi sostanza, con buona pace della mentalità novecentesca della caccia alle streghe.

Intendiamoci, regolamentare non vuol dire incoraggiare, ma per l’appunto controllare, e perché no, guadagnarci, è tra i 6 e gli 8 miliardi di euro il gettito approssimativamente stimato che entrerebbe nella mani dello stato , e che ovviamente sarebbe sottratto alle narcomafie.

L’avversione al consumo della cannabis è un preconcetto di lunga data, duro a morire, sostenuto in buona fede da chi magari non disdegna un buon bicchiere di vino, un amaro, o perché no, più d’uno, e che non si sogna di certo di far finire in galera un ragazzo che alza il gomito durante un week end, raccomandandogli calorosamente di evitare perlomeno, di guidare quando esagera, di organizzarsi con un amico sobrio o di chiamare un taxi, in extremis.

Eppure i dati sono chiari, il 10 % di tutte le malattie e di tutti i tumori, il 63 % delle cirrosi epatiche, sono causati dall’alcol,  senza contare il 41 % degli omicidi e il 45 % di tutti gli incidenti , innumerevoli ed incalcolabili le violenze domestiche che avvengono sotto l’uso dei distillati, acquistabili con il benestare dello Stato che incassa ogni anno fior di milioni dalle accise .

Che dire allora dello succhero contenuto nelle bibite gassate, causa primaria che in America rende obesa circa il 38 % della popolazione adulta, è ragionevole vietare lo zucchero per risparmiare sulla spesa sanitaria? O forse eliminare il sale per prevenire il rischio di ictus? Ovviamente no.

Eppure la cannabis ha dalla sua parte la scienza, che nonostante non sconfessi completamente la sostanza ( può provocare in alcuni, rarissimi casi scompensi psicologici )  evidenzia come sia sostanzialmente una sostanza innocua, che può sicuramente rallentare i riflessi, far calare la concentrazione e via dicendo, tutti effetti secondari che siamo abituati a combattere con la semplice raccomandazione di “ non guidare”.

Vogliamo parlare invece degli effetti strabilianti che questa semplice piantina ha sui malati di tumore, o su chi è affetto da alcune malattie degenerative la cui unica alternativa al dolore perenne che li affligge è quello di somministrarsi oppiacei di vario genere, è veramente giusto negargli di curarsi o di alleviare il proprio dolore semplicemente fumando un prodotto che è al 100 % naturale?

Quanto risparmierebbe invece lo Stato Italiano a farsi unico regolatore e rivenditore della cannabis, a partire dal costo sociale di eserciti di poliziotti e magistrati impegnati nella caccia alla piantina e al perseguimento degli innocui detentori, che potrebbero essere impiegati altrove, magari con la vera criminalità,  senza contare il denaro contante che entrerebbe nelle sue casse invece che in quelle della mafie?

Forse è quella la leva che ha spinto il Governo a cominciare a parlarne, il pregiudizio è duro a morire, ma i vizi sono pur sempre un ottimo affare.

Patrizio Ricciatti