E’ emergenza abitativa in Italia. Negli immobili comunali ci sono tutte le contraddizioni di un paese in bilico: da una parte non si riesce a dare un tetto ai bisognosi, dall’altra appartamenti di lusso affittati a basso costo e case inutilizzate.

Roma- In Italia sono tra i 30 e i 40 mila gli alloggi popolari sfitti. Restano “lastronati” perché le agenzie che si occupano della gestione delle case popolari non investono per i lavori di ristrutturazione. E perché lo Stato ha smesso dagli anni Ottanta di investire in politiche abitative. Senza uno sfogo, la fame di case a basso costo in Italia aumenta vertiginosamente. In fila per una casa popolare in Italia ci sono 650 mila persone. In una città come Milano, a fronte di una richiesta stabile sulle 20mila domande, riescono a entrare in una casa popolare appena 700 famiglie ogni anno. Ormai anche un affitto da 400 euro al mese per una famiglia è troppo costoso, a Nord come a Sud. Sono 68mila le famiglie che quest’anno vedranno recapitarsi un avviso di sfratto: nove su dieci per morosità. Incolpevole: quando hanno sottoscritto il contratto avevano un lavoro, che ora non c’è più. Dopo l’impiego, la crisi sta portandosi via anche le case. Le sentenze di sfratto a Roma sono 7.743, a Milano 4.924 e a Torino 3.492. Gli sfratti con la forza pubblica ogni anno sono circa 30mila: in pratica ogni giorno 140 famiglie, rischiano di finire in mezzo a una strada. Non solo nelle grandi città.

Affittopoli. Basta scorrere gli elenchi del patrimonio immobiliare del Comune di Roma per rendersene conto: ci sono sempre i soliti appartamenti di pregio, molti dei quali in alcune delle zone più esclusive della Capitale, come quelli con vista sul Colosseo, affittati a canoni davvero irrisori a fortunati inquilini che ora avranno anche la possibilità di acquistare le case dove abitano – se non «di pregio» – con uno sconto del 30 per cento. La delibera che lo consentirà è stata già approvata e presto sarà votata dall’assemblea comunale con l’obiettivo di vendere, o meglio di svendere, gli immobili entro il 2019. Chi non sarà nelle condizioni di comprare potrà comunque restare inquilino del Comune e continuare a pagare affitti ridicoli, come quelli versati dagli occupanti di una palazzina a Largo Corrado Ricci, che per svegliarsi tutti i giorni sui Fori pagano non più di 500 euro. All’anno, non al mese. O come l’inquilino di via del Crocefisso 3, che per i suoi 75,47 metri quadri in zona San Pietro paga meno di 20 euro al mese. In via dei Cappellari, a Campo de’ i Fiori, c’è chi se la cava sborsando 915 euro l’anno per 60 metri quadri, mentre in via Paola, storica via nel cuore di Roma, si vive in 105 metri quadri pagando soltanto 168 euro al mese. Certo gli edifici sono vecchi e spesso malconci. A questi prezzi la manutenzione il Comune non la fa, creando anche un certo disappunto tra gli inquilini che invece la pretenderebbero, quasi non rendendosi conto del privilegio di cui godono o più probabilmente fingendo di non rendersene conto per convenienza. Certo è che così facendo il Campidoglio lascia andare in malora un patrimonio di inestimabile valore che potrebbe essere riqualificato e rendere davvero. Altro che svendita.

Il caso Sala Consilina. Siamo in un piccolo comune della provincia di Salerno che conta 12mila abitanti.  Qui c’è la storia di uno dei tanti appartamenti popolari che invece di essere assegnato a chi ne ha bisogno, è abbandonato e lasciato all’incuria. Un caso tipico del belpaese, insomma, verrebbe da dire. In via Sala Consilina, una casa di 90 metri quadrati di proprietà dell’Istituto Autonomo Case Popolari. Appartamento occupato dal 1969, anno in cui fu terminata la palazzina, fino al 1975, e da allora mai assegnato dalla GESCAL ora IACP, e mai consegnato agli aventi diritto dal sindaco di Sala Consilina (semmai assegnato da questi ma mai occupato, ndr). Venti anni fa l’appartamento fu occupato abusivamente per qualche giorno da una famiglia bisognosa, poi messa fuori con la forza  dai carabinieri e sequestrato dalla magistratura per dieci anni. Dissequestrato dalla magistratura, nel 2005, da allora a oggi il nulla. Al paradosso si aggiunge anche la beffa, con lo stato di abbandono che sta sfiorando ogni limite. Ora nel condominio c’è un vero problema di igiene pubblica e nessuno dei vicini ha intenzione di chiamare la Asl, che potrebbe sgomberare lo stabile proprio per motivi di salute. Stessa situazione che si è verificata con i vigili del fuoco i quali hanno constatato l’instabilità delle fondamenta della palazzina: lo spazio calpestabile davanti l’appartamento non ha alcuna coibentazione e non fa altro che filtrare l’acqua piovana nelle pareti esterne della palazzina, nelle attigue stanze da letto dove dormono bambine e anziani. E nessuno interviene. Una storia che va avanti da 40 anni. Una vergogna tutta italiana.

Francesca Interlandi