Indubbiamente a tutti interessa essere liberi, è la cosa che si ha più a cuore, ma nel concreto cosa significa ciò oggi?

Roma – Abbiamo appena definito la libertà umana come un bene prezioso, imprescindibile per ogni essere umano. Analizziamo ora le varie correnti e le loro diverse prospettive filosofiche in merito al tema della libertà.

Il relativismo è un punto di vista che si ha su determinati campi di azione come la conoscenza, le norme e i valori. Le grandi filosofie nel corso dei secoli, come quelle di Kant o Hegel per esempio, hanno proposto decise risposte al problema del relativismo perché queste invitano ad andare oltre il particolare, cogliendo l’universale ma non impedendo neanche l’altro termine. Insomma, le due accezioni si completano ed è indispensabile tener conto di entrambe. Vi è però, una distinzione da fare tra relativismo buono e relativismo cattivo: il primo ammette che i vari contesti sociali e mentali influenzano le visioni degli uomini che ovviamente sono differenti proprio a causa di diversi fattori; il secondo invece non comprende la diversità delle norme e delle situazioni ma ne prende solo atto. Quanto invece è importante tener conto di certe influenze lo vedremo fra poco nello spiegare questo importante tema: la libertà. Le quattro libertà enunciate dal presidente Roosevelt fecero da terreno a ciò che sarebbe stata la Dichiarazione universale dei diritti umani. Partiamo quindi a spiegare la libertà partendo dalla definizione che ne fa il Catechismo della Chiesa Cattolica: la libertà è il potere, radicato nella ragione e nella volontà, di agire o non agire, di fare questo o quello, di porre così da se stessi azioni deliberate. (CCC n.1731). Dio ha creato l’uomo, dotandolo di ragione e conferendogli la capacità di poter essere padrone delle sue azioni.

La libertà rende l’uomo responsabile dei suoi atti, i quali quindi sono a lui imputabili. Nonostante questo, l’uomo è geloso della sua libertà e si batte per essa che egli definisce come qualcosa di sacro ed inviolabile. La libertà arriva ad essere qualcosa di intrinseco e fondamentale, una proprietà indivisibile dell’uomo. Attraverso la nostra libertà possiamo operare delle scelte, scelte che avvengono in maniera anche involontaria, nella vita di tutti i giorni, dalla mattina alla sera. E ogni scelta è composta da due presupposti ossia, la conoscenza del fine e l’azione con cui arrivare a quel determinato obiettivo. Al concorrere di una scelta si richiede la compresenza di fattori fondamentali: la volontà e l’intelletto. Nel preferire una cosa a discapito di un’altra bisogna evidenziare i vari momenti della scelta: la volizione del fine, la deliberazione, il consenso, il giudizio globale e la scelta.

Avere libertà vuol dire avere il dominio sui propri atti. L’atto di libertà è concepibile solo se vi è l’oggetto. La libertà quindi è sempre per qualcosa, per un bene perché esso è concepibile solo in relazione alla libertà. Ma la scelta non è necessariamente indirizzata al bene, infatti si può in alcune occasioni scegliere un bene che sia solo apparente, ossia che appare come bene ma che in realtà non lo è. Per esempio, nel caso in cui un diabetico ha innanzi a sé un pezzo di torta, questo risulterà dapprima un bene perché gli procura piacere ma, esso è soltanto apparente in quanto porterà il soggetto ad aggravarsi. Perché è successo questo? Il soggetto ha commesso l’errore di non giudicare il bene in maniera universale, che lo avrebbe informato sulla realtà facendolo scegliere in maniera corretta, ossia amando sé stesso invece di limitarsi a soddisfare il piacere effimero. Un’altra possibilità di errore vi è quando una determinata passione o desiderio scorretto si instaura in una persona, la quale sarà incline a giudicare “buono” ciò che effettivamente non lo è, o non lo è solo parzialmente. Nella quotidianità, siamo sempre e in maniera costante condizionati da eventi esterni e interni che influiscono le nostre scelte. Ciò ha portato ad una vera crisi della libertà dividendo due differenti pensieri: l’indeterminismo e il determinismo. La prima posizione ritiene che l’uomo sia libero nonostante vi siano molte interpretazioni sulla sua natura, tra cui la concezione kantiana, che afferma l’esistenza della libertà dichiarando però impossibile dimostrare la veridicità di tale asserzione; la concezione assertoria, la quale sostiene che l’uomo è libero e che esistono prove decisive sulla sua verità. A sostenere tale ipotesi vi sono molti filosofi tra cui Aristotele, Origene, Agostino, Anselmo, Tommaso D’Aquino, Cartesio, Locke e Sartre. Per l’indeterminismo l’essenza umana coincide con la libertà poiché l’uomo nelle sue scelte decide completamente su sé stesso determinando il valore della sua esistenza. Di contro, il determinismo è quella posizione che nega l’esistenza della libertà dell’uomo, rilevando due cause, una estrinseca e l’altra intrinseca. Il determinismo estrinseco individua la radice di questa negazione nell’idea che esista un fato, un destino o Dio stesso che impedisce all’uomo di essere libero. Nel determinismo intrinseco troviamo la convinzione che gli atti umani siano solo delle reazioni a determinate combinazioni chimiche fra le cellule dei tessuti umani. Secondo un altro tipo di determinismo che viene chiamato sociologico, l’agire umano è condizionato e determinato dalla società, la quale attraverso abitudini, educazione e forze economiche renderebbero impossibile le scelte dell’uomo in maniera libera. Un’ultima forma di determinismo è quella psicologica che si divide anch’essa in due categorie: da una parte i sostenitori della psicanalisi, i quali affermano che la vita umana è governata dagli istinti; dall’altra diversi filosofi sostengono che l’azione volitiva sia determinata totalmente da ciò che l’intelletto conosce, per cui, se l’intelletto riterrà migliore una certa cosa, la volontà la sceglierà sicuramente.

Abbiamo gettato le basi per porci una domanda: io che cosa penso della mia libertà?

 

                                                                                                                      Emanuele Cheloni