Dopo più 40 anni lo stadio Filadelfia riapre le porte ai tifosi granata. Un giornata storica, che riporta alla mente gli anni gloriosi di una squadra invincibile e quella tragica ferita di Superga impossibile da rimarginare.

 

Formazione: Baccicalupo, Ballarin Aldo, Ballarin Dino, Bongiorni, Castigliano, Fadini, Gabeto, Grava, Grezar, Loik, Maroso, Martelli, Mazzola, Menti, Opero, Ossola, Rigamonti, Schubert;        Allenatore: Egri Erbestein;

Torino – Ci sono luoghi magici. Posti della memoria, che sanno resiste all’inesorabile scorrere degli anni. Fissati nel tempo e nello spazio. Fonte d’ispirazione per storie emozionanti, che solo a parlarne fanno tremare la voce. Come quelle che i nonni raccontano, ancora commossi, ai loro nipotini. Storie di gesta eroiche, di sacrificio e di una passione sfrenata che travalica confini. Che sanno far accapponare la pelle come il primo giorno. Spesso, però, queste favole portano con sé i segni, tangibili, di un grande dolore. Così grande, da toglierti la forza per rialzarti dopo una rovinosa “caduta”. Grande come fu il Grande Torino nel suo Filadelfia.

La storia, tuttavia, sa anche restituire quello che a volte toglie. Basta avere pazienza, saper aspettare il proprio turno. Certo, nessuno potrà mai restituire ai tifosi del Toro quella squadra d’invincibili. Capaci di mettere in fila 100 vittorie casalinghe consecutive, oltre allo storico 10 a 0 nei confronti di una malcapitata Alessandria. La storia, però, oggi ha ridato al Torino Football Club la sua casa. Il “Fila”, come lo chiamano da queste parti, è tornato a splendere di luce propria. A messo da parte quella riflessa dalle gloriosebattaglie” sportive un tempo ospitate. Una luce forte, color granata, proiettata in questi giorni sulla tribuna centrale. Pronta a riscrivere la storia delle sfide che verranno.

Stagione 62-63, l’ultima per il Toro al vecchio Filadelfia. L’avversario era il Napoli e il fini 1 a 1.   Ci sono voluti più di 40 anni e diversi tentavi falliti. Alla fine, però, quello che fu il teatro calcistico di sette scudetti e delle immortali prodezze di capitan Mazzola ha riaperto i battenti. Da oggi, il vecchio cuore granata potrà tornare a battere qui, all’angolo tra Via Filadelfia e Via Giordano Bruno. Per ora, pero, ospiterà gli allenamenti della prima squadra e le partite della Primavera. In attesa di vedere costruita la sede e il museo. Poco importa, perché si sa, la storia si scrive giorno dopo giorno. E il primo grande giorno è appena arrivato e, chissà, magari dagli spalti del nuovo impianto torneranno a risuonare le note, trionfali, del famoso trombettista Bolmida (reso noto dal film Ora e per sempre).

Come tutti i luoghi impressi nella storia, anche il Filadelfia non poteva che annoverare una serie, interminabile, di tristi vicissitudini. Bombardato durante la Seconda guerra mondiale, ha dovuto sopportare anche lo sfregio di vedersi togliere molte delle sue parti metalliche, si dice ma non è sicuro, per alimentare un’industria bellica a corto di risorse. Di quello stadio, però, rimane il ricordo della tribuna liberty fatta di legno e ghisa, delle sue 13 file di parterre, dei mattoncini rossi e delle finestrelle bianche. Il tutto, o quasi, accuratamente ricostruito e riadattato alle moderne necessita edilizie. Il merito di aver riportato a casa i tifosi granata è tutto dell’Associazione che fa capo al Presidente Cairo, del Comune di Torino, della Regione Piemonte ma, soprattutto, dei tifosi che hanno contribuito comprando, al costo di 1000 euro l’uno, i 4000 nuovi sediolini di cui disporrà l’impianto per adesso.

Ciò che facciamo in vita riecheggia nell’eternità diceva Russell Crowe, in arte Massimo Decimo Meridio. È e sarà eterno, infatti, ciò che il Grande Torino ha fatto sul campo di gioco, prima di quel maledetto 4 maggio 1949. Quando il Fiat G.212, su cui viaggiava la squadra di ritorno da un’amichevole a Lisbona, si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga. È rimasto lì, fissato nel tempo e nello spazio, appunto. Indelebile. Non è un caso, infatti, che la FIFA ha scelto proprio il 4 maggio per proclamare la Giornata mondiale del gioco del calcio. Non potevo essere diversamente, perché chi ama il calcio non può che aver amato, anche solo per un secondo, quella squadra fantastica.

Il terreno dove sorge il nuovo Filadelfia è “terra sacra” per tutti i tifosi toristi. Baciata dagli idei del pallone. Lo capisci, immediatamente, sfogliando l’almanacco Panini. Qui, infatti, il Torino ha vinto il suo primo scudetto, al quale ne seguiranno altri 6 di cui 5 di fila. Ma fin qui niente di strano, d’altronde quello era il Toro degli invincibili. Se non fosse, però, che il titolo che lo consacrò per la prima volta campione d’Italia nel 1926 fu anche l’anno in cui venne costruito lo stadio.

Ricostruire il Filadelfia non è, quindi, che l’ultimo obbligato tassello per far rivivere le gesta di quei ragazzi straordinari volati in cielo troppo presto. Un omaggio a loro, a chi c’era e a chi, suo malgrado, ancora non era nato ma è, inevitabilmente, cresciuto nella leggenda di quel Grande Torino. Alla cerimonia, prevista per questa mattina, saranno presenti giornalisti, ex calciatori e molti tifosi vip. L’impianto rimarrà aperto tutto il giorno per chiunque voglia visitarlo. In attesa, della prima manifestazione sportiva che si terrà il prossima sabato 27 maggio alle ore 15

 

MATTIA BAGNATO