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LA LEGGENDA DEGLI INDIANI NAVAJO

Camminiamo tra gli Hogan, le tipiche abitazioni Navajo che si mischiano alla terra rossa, per osservare rapiti il galoppo dei cavalli indiani all’ombra della Monument Valley e addentrarci in una storia che si perde nella leggenda

Arizona- Un gruppo di Navajo  chinato sulla linea dell’orizzonte, è intento a coltivare vallate sconfinate  tra fumi di piccole case che si confondono con il rosso della terra, mentre cavalli con folte criniere giocano rincorrendosi in tondo sotto la Monument Valley. Si delinea lentamente l’immaginario di molti film che nel corso del tempo hanno raccontato di coyote e sciamani, di incomprensioni e guerre sanguinarie, di conquistatori e vinti, di verità ancestrali come le storie tribali raccontate lentamente intorno ad un fuoco. I Navajo o Navaho, oggi costituiscono il gruppo etnico più consistente  tra i diversi nativi americani,  vivono nell’Arizona settentrionale ed anche in parte nei territori dello Utah e del Nuovo Messico. Raggiungiamo il centro della Monument Valley, dove i massi riflettono ancora le scene dei film di Sergio Leone e riecheggiano le note dell’ intramontabile Morricone, qui vivono ancora molti Navajo che si dedicano alla coltivazione ed anche al commercio locale di oggetti fatti a mano. I tempi sono cambiati e accenni di modernità sembrano aver raggiunto anche la mente di questi uomini ma un’anima antica continua a vivere in loro ed imponente si erge maestosa tra i canyon circostanti. Ci intratteniamo a parlare con una donna Navajo che incontriamo nel suo piccolo negozio di artigianato su una pianura di questo luogo incantato e ci prepariamo ad ascoltare una storia che si mischia alla leggenda, rapiti e sedotti da un senso di misticismo e sacralità che si diffonde intorno.  Da dove deriva il termine Navajo? “Deriva da Navahuu che in lingua Tewa, parlata da alcune popolazioni del sud ovest, significa campo coltivato in un piccolo corso d’acqua. I Navajo però si definiscono Diné (talvolta citato nella letteratura come Dineh) che significa il popolo”. Come si chiamano le costruzioni tipiche che vediamo ergersi in queste distese? “Si chiamano Hogan, un rifugio tipico del popolo Navajo. Hanno una struttura conica, di base esagonale o ottagonale ed hanno un’apertura ad est. Si erge su una struttura di pali robusti, sui quali si distende la copertura di adobe, zolle di terra, fango o pietre”. Da dove discendono i Navajo? “I Navajo discesero dalle regioni fredde dell’ America settentrionale e man mano si insediarono in quello che è l’affluente del fiume Colorado, nel bacino del San Juan. Intorno al 1500 si diffusero in parte dei territori degli attuali Colorado, Nuovo Messico e Arizona.  Da invasori si trasformarono in seminomadi basando la propria sopravvivenza sull’agricoltura e sull’allevamento. Proprio questa loro attività li distinse dal resto degli Apache, tanto che gli spagnoli e le altre popolazioni indiane, li definivano come una tribù di abili coltivatori”. Lo sguardo si perde tra ombre e sentieri ocra rossa, mentre il vento accarezza le pelli distese ad asciugare, perse nei labirinti della memoria, le sfumature rosa e arancioni salutano un altro giorno, mentre ritmi tribali rievocano costumi e tradizioni mai scomparse e che al calar del sole sembrano rivivere in tutta la loro eternità.

Anita Zechender

Anita Zechender

Nasce ad Orvieto e dopo numerose esperienze professionali all’estero, tra cui Londra, Berlino, Madrid, Andalusia, Emirati Arabi, Costa Rica e Panama, si stabilisce a Roma, dove attualmente lavora e vive con la sua famiglia. Giornalista freelance, scrittrice ed insegnante, concepisce il viaggio come un percorso dell’anima, un ponte per incontrare mondi possibili e occhi ancora ingenui. Si laurea con lode in “Lingue e Letterature straniere” presso “La Sapienza”, ottenendo poi un riconoscimento della sua laurea in quella di “Filología Alemana”, da parte del Ministerio de Educación di Madrid. Consegue diversi master tra cui, quello in “Fashion Marketing Management for Fashion Buying”, quello in Pedagogia Didattica e Ricerca Educativa presso l’Università pubblica di Macerata e quello in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso l’Università Guglielmo Marconi di Roma. Ha lavorato con diverse testate: Roma Giovani, Dietro le Quinte, Happy Hour e B-Magazine, dove scrive di arte, interior design, architettura e viaggi. Dal gennaio 2012 collabora con Repubblica.it, nel settore Viaggi.

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