Dossier

LA GUERRA DEI PISTACCHI

In Afghanistan, il ministero dell’Agricoltura ha promosso un progetto per contrastare il mercato clandestino di droga. Dopo le coltivazioni di zafferano, al posto dell’oppio arriveranno quelle di pistacchi e assafetida

Kabul- Forse non serviranno a sradicare del tutto dai campi afgani le colture di oppio che ancora oggi, soprattutto nelle zone controllate dagli “insurgents” filo-talebani, alimentano il mercato clandestino della droga. Ma le nuove coltivazioni promosse dal Ministero dell’Agricoltura nei territori settentrionali afgani – pistacchio nelle aree nordoccidentali, assafetida in quelle nord orientali – potranno almeno dare agli agricoltori un’alternativa. La stessa che molti coltivatori hanno scelto quando hanno deciso di abbandonare le coltivazioni di oppio per dedicarsi allo zafferano. Ma la strada è ancora in salita.  L’assafetida per molti un termine poco conosciuto, non è altro che una pianta simile al finocchio con fiori giallo verdi e grandi radici polpose, non offre particolari principi nutritivi, piuttosto interessanti invece sono le proprietà che la rendono un presidio curativo in grado di contrastare diversi disturbi. Ha proprietà disinfettanti, digestive, ottima per trattare indigestioni, stitichezza, spasmi e dolori di varia natura e potrebbe essere usato come antidoto per l’oppio. La cucina vegetariana indiana la utilizza per insaporire piatti a base di riso in generale, verdure, curry e salse.

Il Programma del Governo Afghano. L’obiettivo del progetto intrapreso dal Ministero dell’Agricoltura afgano in collaborazione con la Banca Mondiale è quello di sviluppare un’agricoltura locale che presenti una qualità tale da consentire di stare sul mercato, adeguando gli standard alle richieste, programma che faciliterà una conversione di colture soprattutto nella provincia di Samagan. Il nuovo piano di lavoro  punta a coordinare gli interventi nel campo dell’agricoltura e dello sviluppo rurale. L’idea è quella di promuovere e migliorare le coltivazioni nel loro habitat più adatto di produzione. Al Nord, ad esempio, il pistacchio cresce anche in maniera spontanea, ma la sua qualità non è adatta ad essere esportata, quindi è necessario un intervento con piantine innestate per migliorare il livello qualitativo. Il governo si sta impegnando nel procurare ai contadini locali gli strumenti necessari per sopravvivere e migliorare la loro produttività. Quanto alle coltivazioni di oppio, è importante che agli agricoltori sia offerta un’alternativa, ma bisogna anche garantire un sistema sanzionatorio che possa fungere da deterrente. Cosa non facile da assicurare in un territorio che vede ancora grandi superfici sotto il controllo dei cosiddetti “insurgents”.

La Guerra dell’Oppio. C’è poi da considerare che l’oppio è una coltivazione che ha già un mercato fiorente, oltre ad essere facile da coltivare. Per lo zafferano c’è invece il concreto rischio di inflazione del mercato dal momento che l’Afghanistan è stretto tra due giganti come Iran e India, che sono tra i maggiori produttori mondiali. Il programma di conversione agricola, punta non solo al rafforzamento della produzione di alcune colture nella regione settentrionale afgana, ma anche allo sviluppo rurale inteso come sostegno alle infrastrutture e superamento dell’agricoltura di sussistenza, con l’obiettivo di trasformare il lavoro nei campi in attività generatrice di reddito. Il progetto “rilancio dei pistacchi e assafetida” copre un terreno coltivabile fino a 1500 ettari, con una capillare gestione della distribuzione di semi assafetida e piantine di pistacchio a seconda della zona. Agli agricoltori che possiedono almeno 800 ettari di terra alla periferia di Aibak, capoluogo di provincia, 100 ettari in Fairoz Nakhchir, 150 ettari di Hazrat Sultan, 150 ettari in Khoram quartiere Sarbagh Wa e 300 ettari nei distretti di Dara-i-Sauf. Oltre ai semi, verranno distribuiti ai coltivatori recinzioni per giardini e serbatoi d’acqua, con la capacità di immagazzinare 3000 litri, oltre a250 euro in assistenza in denaro per ogni produttore che possiede due ettari di terreno agricolo.  L’Afghanistan è il Paese ch produce attualmente quasi il 93% dell’oppio reperibile nel mercato mondiale, una piaga insanabile che per molti afgani è diventato disgraziatamente spesso una fonte di sostentamento, una salvezza dalle condizioni di povertà estrema in cui riversa una grande percentuale della popolazione, causata da più di trenta anni di guerre e conflitti, con una situazione che non sembra poter migliorare, perlomeno in tempi brevi; che non sia arrivato il momento di una trasformazione socio culturale nel panorama agrario, magari i pistacchi e l’assafetida saranno i generatori di una corrente di pensiero alternativa,  un barlume di speranza per l’Afghanistan del futuro.

Pierluigi Bussi

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Pierluigi Bussi

Pierluigi Bussi è giornalista dal 2003 e inviato in zone di guerra e all'estero. E’ stato, tre gli altri paesi in Afghanistan e Tunisia. Si è laureato in Relazioni Internazionali presso L’Università La Sapienza di Roma con approfondimenti sui conflitti nel Corno d’Africa e Medio Oriente. Da anni segue le sorti politiche e sociali afgane. Tra i vari ruoli ricoperti è stato capo redattore del mensile Europe Today, ha collaborato con i quotidiani Pubblico, Roma News, Il Mezzogiorno d’Italia, con approfondimenti in materia di politica estera. Ha scritto, inoltre, per Storia in Network. Attualmente collabora con La Stampa.

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