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LA FRANCIA PIU’ BELLA

Mont Saint-Michel, e non solo. Immagini della Normandia, e di una parte della Bretagna. Uno dei più affascinanti paesaggi marini dell’Atlantico, anche per merito delle celebri maree.

Trouville (Francia)- Rilievi montuosi che giocano a rincorrersi, campagne rubate alle pagine di un romanzo e spiagge immense che si trasformano in altissime scogliere per poi tuffarsi nelle acque di un dipinto, questo l’abbraccio tra Bretagna e Normandia, che si veste di onirico e racconta i segreti di una delle terre più affascinanti d’Europa: il nord della Francia. La storia scorre nei colori di questa terra, che conosce il suono della solitudine ma anche il sorriso di gente calorosa e accogliente, che una volta lontani lascia scolpito nella mente il significato della nostalgia. Il clima è l’esatta cornice di un luogo remoto, celebre per le piogge ed i forti venti che sferzano durante tutto l’anno, per i buoni formaggi come il Camembert e gli squisiti frutti di mare. Le nuvole da queste parti corrono via in un attimo, lasciando un retrogusto poetico che echeggia in ogni prato di lavanda o negli occhi di chi in questi luoghi è nato. In Alta Normandia, usciti da Parigi, ci appare il celebre capolavoro delle ninfee, ispirate dalla piccola città in cui Claude Monet visse e morì, Giverny.

Rouen appare come un’autentica città museo con le sue case a graticcio, le strade lastricate ed i cento campanili, teatro del martirio di Jeanne d’Arc, condannata al rogo e qui bruciata  nel 1431 in  Place du Vieux Marché. Eccola Honfleur, dimora di artisti, pittori, musicisti, qui il tramonto vince sulle nubi nere mentre si percorre “le Vieux Bassin”,  adagiata su una piazzetta troviamo la chiesa gotica di Sainte-Catherine, mentre intorno case colorate si affacciano sul vecchio porto, tra negozietti di artigianato locale e velieri ormeggiati. La Côte Fleurie (Costa Fiorita) si esprime tra Cabourg, antico villaggio di pescatori della Bassa Normandia con le sue ville della Belle Époque, il Casinò e il Grand Hotel, dove sembrerà ancora di veder passeggiare Marcel Proust che qui vi passava le sue estati, mentre scorrono dal finestrino Deauville e Trouville, ridenti centri balneari che raccontano la “Dolce Vita”.

Il D-Day (6 Giugno 1944), il giorno in cui  gli alleati sbarcarono per iniziare la liberazione dell’Europa, si riflette e contrasta con il meraviglioso tratto di costa che percorriamo, fino ad arrivare al cimitero militare americano, dove si ergono file regolari di croci in marmo bianco di carrara, rivolte dall’alto del colle ad osservare le acque e quel tratto di spiaggia, chiamata Omaha Beach, dove tantissimi uomini caddero in battaglia. Victor Hugo lo chiamava “il castello fatato piantato in mezzo al mare”, come un vaso di pandora che lascia intravedere solo una piccola parte di quello che è il suo immenso segreto. Le Mont-Saint-Michel, riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità dal 1979, si erge maestoso nella costa settentrionale della Francia, dall’alto del suo scoglio granitico, incorniciato da un’immensa baia raccontata dalle più grandi maree d’ Europa, che appaiono e scompaiono ogni sei ore. Questo monte che si veste a tratti da penisola, appartiene amministrativamente alla Normandia ma ogni viandante lo associa alla Bretagna, perché è ubicato proprio alla radice della penisola del Cotentin.

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Attualmente, anche se tra molti ostacoli, si sta portando avanti un progetto che mira a recuperare il carattere marittimo del luogo, con la speranza di tornare a vedere più spesso quell’isola che spunta dalle acque, ad oggi però per raggiungere il borgo si potrà lasciare la macchina in un grande parcheggio e prendere una delle navette predisposte per i turisti oppure andare a piedi verso il profilo di una meravigliosa terra di mezzo. L’ Église Abbatiale osserva le campagne circostanti, pecore sonnolente pascolano intorno alla vita che si sveglia, mentre nella Grande Rue, i tanti negozietti salutano il nuovo giorno appena giunto all’orizzonte.

Attraverso la Porte de L’Avancée, come in quella di un paese delle meraviglie, si entra nel villaggio di origine medievale, cinto da mura fortificate, abitato da case di granito risalenti al ‘400 e ‘ 500 (classificate monumenti storici fin dal 1862, così come l’intero sito) e dove oltre alla via principale, un tempo percorsa dai pellegrini che salivano al monastero e oggi affollata da numerosi turisti, Saint Michel si svela attraverso alcune piccole vie laterali nascoste sulle mura, vicoli senza uscita che aprono scorci fiabeschi, giardini e candele che si accendono, colorando l’anima di una piccola chiesa incontrata per caso, in lontananza mentre le campane suonano per raccontare al mondo una nuova marea, le acque come cavalli al galoppo si affrettano a risalire o a scender negli abissi, per lasciare allo sguardo umano lande grigie a perdita d’occhio che brillano al primo sorriso del sole.

Non è sempre raccomandato allontanarsi da soli nella zona circostante, poiché appunto le maree sono molto veloci e dunque per evitare di incorrere in sabbie mobili o in una repentina risalita delle acque è bene essere accompagnati da una guida (infatti questo fenomeno può raggiungere un dislivello di 14 mt e durante la bassa  marea il mare si ritira di quasi 15 km dalla costa). Quando il sole si sveglia così come quando va a dormire è il momento migliore per osservare il silenzio di questo luogo, le luci della meravigliosa abbazia si accendono o si spengono, lasciando senza fiato chiunque si trovi ad alzare gli occhi al cielo ad osservare questa dama misteriosa.

Per raggiungerla, si supera la chiesa di St Pierre (sec. XI-XV), percorrendo poi la via centrale, a sinistra si imbocca la scalinata  Grand Degré di ben 350 gradini, che porta all’ingresso di questo luogo sacro e suggestivo. Eccolo con le sue guglie slanciate che si arrampicano nel cielo, questo santuario edificato in onore di San Michele Arcangelo, dove una scalinata porta verso la terrazza di Saut-Gaultier, per poi accedere alla chiesa attraverso il magnifico portale risalente al secolo XII. Da una robusta navata romanica si passa all’abside gotica caratterizzata da grandi e slanciati finestroni che riflettono le sfumature di una luce magica, successivamente l’itinerario porta al complesso edificio, detto “La Merveille”, che su diversi piani, presenta il chiostro, il refettorio, cripte e altri locali legati all’attività dei monaci. Sarà un regalo prezioso potersi fermare per la notte in questo luogo incantato, magari a “Le Mouton Blanc” e prendere una stanza, attrezzata anche per i più piccoli, affacciata sulla baia. Lasciamo alle spalle una delle cartoline più belle al mondo, mentre in lontananza Saint Malo appare interamente circondata da un’intatta cortina difensiva, da Porte St-Vincent accediamo direttamente a Place Chateaubriand, dove un’atmosfera calda e pittoresca presenta al mondo un gioco di piccole vie, locali e ristorantini all’aperto, edifici con tetti a punta e facciate in granito.

Base sia per le navi mercantili che per i vascelli dei pirati, che erano riconosciuti dal governo e noti con l’appellativo di corsari, Saint Malo ci svela il suo cuore, fino a giungere nella città vecchia dove si erge la Cathédrale Saint-Vincent. L’animo si quieta arrivando nella riserva ornitologica di Cap Fréhel, tra le più ricche della Bretagna, camminare sulla grande brughiera per raggiungere la punta estrema del promontorio, regala alla mente un senso di libertà, catturata solo dalla dolce danza del giallo delle ginestre con il verde dell’erba e il viola dell’erica. Si ode nel silenzio il sibilo del vento mentre accarezza il volo dei gabbiani ed è proprio in questo istante, mentre il vecchio faro in granito osserva il mare, che si ha la sensazione di essere giunti in uno di quei luoghi dove il tempo, di tanto in tanto, si va a rifugiare.

Anita Zechender

Anita Zechender

Nasce ad Orvieto e dopo numerose esperienze professionali all’estero, tra cui Londra, Berlino, Madrid, Andalusia, Emirati Arabi, Costa Rica e Panama, si stabilisce a Roma, dove attualmente lavora e vive con la sua famiglia. Giornalista freelance, scrittrice ed insegnante, concepisce il viaggio come un percorso dell’anima, un ponte per incontrare mondi possibili e occhi ancora ingenui. Si laurea con lode in “Lingue e Letterature straniere” presso “La Sapienza”, ottenendo poi un riconoscimento della sua laurea in quella di “Filología Alemana”, da parte del Ministerio de Educación di Madrid. Consegue diversi master tra cui, quello in “Fashion Marketing Management for Fashion Buying”, quello in Pedagogia Didattica e Ricerca Educativa presso l’Università pubblica di Macerata e quello in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso l’Università Guglielmo Marconi di Roma. Ha lavorato con diverse testate: Roma Giovani, Dietro le Quinte, Happy Hour e B-Magazine, dove scrive di arte, interior design, architettura e viaggi. Dal gennaio 2012 collabora con Repubblica.it, nel settore Viaggi.

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