Dossier

LA FOLGORE, LA GUERRA, IL SILENZIO

Il Ministero della Difesa ha avviato l’arruolamento straordinario per il 2016. Personale da inserire nelle forze speciali della Folgore, i cui reparti sono già in fase di addestramento. I venti di guerra soffiano verso la Libia

Roma- Pronti, si parte. I militari italiani già si stanno scaldando per il nuovo fronte libico, il prossimo che dovrà aprirsi dopo quello in Iraq, dove i nostri soldati sono stati spediti a sorvegliare la diga di Mosul e a formare l’esercito di Baghdad nella lotta contro lo Stato Islamico. La Folgore ha iniziato il suo approntamento. Le truppe si stanno addestrando in Puglia mentre l’Esercito ha avviato un “arruolamento straordinario”. Servono forze speciali. Il 185esimo reggimento paracadutisti R.A.O. (Ricognizione Acquisizione Obiettivi) sta cercando parà e incursori. Le domande scadono il 29 aprile. Si tratta di formare i nostri nuovi “Ranger”, uomini che lavorano in piccoli nuclei e che sono in grado di operare in condizioni di assoluto isolamento. In completa autonomia sono capaci di vivere, muovere e combattere in qualunque ambiente, in contesti «non permissivi» e in quelli altamente ostili.

Arruolamento Straordinario.  La loro mission parla chiaro: sono in grado di condurre operazioni di infiltrazione occulte oltre le linee nemiche, di osservarle (da qui il nome “acquisitori”) e di dirigere il fuoco di qualsiasi sorgente sia questa aerea, navale o terrestre. Compiti delicati e difficili che vanno dal livello tattico a quello strategico. Soldati che sapranno muoversi nei deserti impervi come quelli dell’Iraq e dell’Afghanistan, tanto simili al territorio libico dove il nemico ha un nome: Daesh, ma che proprio come a Baghad o Kabul potrebbe nascondersi in una delle tante trappole degli «insurgents». Quello che l’Esercito richiede è molto preciso: motivazione, resistenza, intelligenza tattica, e soprattutto equilibrio psico-fisico da mantenere in condizioni di fortissimo stress.

L’Attività di Acquisitore. «Videre nec videri» ovvero «vedere senza essere visti», è il motto di questo reparto speciale della Folgore, considerato tra le eccellenze delle forze armate italiane.  Per questo tipo di missioni, occorre avere le capacità per infiltrarsi in un’area e sganciarsi attraverso la stessa per via terrestre, aerea, anfibia e statica, permanere in area operativa fino a 5-8 giorni senza rifornimenti esterni, sopravvivere, sottrarsi alla cattura, evadere e fuggire da un’area sotto minaccia. L’attività dell’Acquisitore si svolge principalmente nel territorio occupato dal nemico.

Manifesto della campagna di Arruolamento Straordinario dell'Esercito
Manifesto della campagna di Arruolamento Straordinario dell’Esercito

Le Condizioni. Chi presenterà domanda di ammissione dovrà assicurare una permanenza di almeno 10 anni e sottoscrivere l’accettazione ad un reimpiego d’autorità. L’esperienza all’estero del 185esimo è tutta nei luoghi più caldi dei conflitti: in Bosnia-Erzegovina agli inizi del 2000, in Afghanistan nel 2002 e poi in Iraq nel 2003, all’alba della seconda guerra del Golfo. Sul sito ufficiale, oltre ad un count-down che scandisce giorni, minuti e secondi dal termine della selezione, nella sezione dei paesi delle missioni compare anche la Libia.

Top-Secret. Così anche l’Italia combatterà contro l’Isis, ma tempi e modi dell’operazione restano coperti dal massimo riserbo e dalla segretezza. La stessa che, al limite della censura, sta imponendo il Ministero della Difesa. La guerra, non solo quella che verrà, sembra essere diventata impossibile da raccontare. Domande di giornalisti embedded sono ferme sulla scrivania dello Stato Maggiore della Difesa per «volontà politiche», trapela dagli uffici di via XX Settembre. «Vietato far partire i giornalisti», sembra essere il diktat dei vertici del dicastero che comunque ufficialmente tirano in ballo la spending review e questioni legate alle assicurazioni. «Sulla vicenda libica ci vogliono prudenza, equilibrio e buonsenso», non fa altro che ripetere il premier Renzi.

La realtà è che la parola guerra per questo Paese resta un tabù. L’Italia delle mille contraddizioni continua a nascondersi dietro le sue ipocrisie. In Afghanistan, abbiamo pianto 53 soldati. Ma queste operazioni di guerra le continuiamo a chiamare «missione di pace».

 

Mirko Polisano

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Mirko Polisano

Giornalista embedded a seguito del contingente italiano nelle aree di crisi. E'stato inviato in Kosovo, Afghanistan e Libano. Ha seguito il terremoto de L'Aquila e il G8; l'emergenza immigrazione della Sicilia, la crisi libica e la Primavera Araba, inviato in Maghreb ad un anno dalla Rivoluzione. Ha raccontato le divisioni di Belfast e gli orrori di Auschwitz e Birkenau nel Giorno della Memoria. E' autore del libro "Storie Lontane. Racconti di vita in Afghanistan". È collaboratore del quotidiano Il Messaggero.

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