Ci voleva Bergoglio per riportare la calma in Libia. Il Papa, infatti, sembra essere riuscito dove gli altri hanno fino ad ora miseramente fallito. È ancora presto per cantar vittoria ma i primi passi verso la pacificazione sono stati fatti

 

Cairo – Poco meno di una settima fa Papa Francesco si è recato in Egitto per una visita ufficiale di due giorni, nei quali ha avuto modo di incontra diverse personalità politiche e religiose di grande rilievo: il Presidente Al Sisi, il grande imam di Al Azhar (il più grande centro islamico sunnita del paese) e il Patriarca Teodoro II capo della chiesa Copta d’Egitto (recentemente oggetto di un attacco terroristi). I temi al centro del viaggio, nonostante il quasi totale silenzio, erano differenti e di grande rilievo, soprattutto, in virtù del delicato momento politico ed istituzionale che sta vivendo il paese dei faraoni da qualche anno a questa parte. Per rendersene conto, bastava osservare lo spiegamento di militari in alta uniforme.

Durante i colloqui con il Presidente Al Sisi, secondo indiscrezioni, Bergoglio sarebbe tornato sul caso Regeni. Chiedendo di fare il possibile per portare alla luce la verità, come chiesta da più di un anno dalla famiglia stessa oltre che molte Ong internazionali. L’altro tema, molto delicato, di cui si è discusso è stata l’instabilità che, da tempo ormai, regna sovrana in Libia. Il Papa, infatti, sembra abbia voluto spronare il Presidente egiziano a riprendere i colloqui di pace con Khalifa Haftar, generale libico. Un gesto di diplomazia degno di nota, a quanto pare, visto e considerato che lo stesso Gen. Hatar, tre giorni dopo la visita del Papa in Egitto, sembra abbia avuto dei colloqui negli Emirati Arabi Uniti con il capo del consiglio di presidenza libico Fayez al Sarraj (con il quale si era, tra le altre cose, sempre rifiutato di parlare).

Al termine di due ore di colloqui sarebbe stato raggiungo un’importante accordo su diverse questioni chiave: la cessazione dei combattimenti tra le forze di Haftar e quelle leali a Sarraj, elezioni politiche entro il marzo del 2018, lo smantellamento delle milizie; la costituzione di un esercito nazionale unitario; la restrizione del Consiglio di presidenza a tre soli membri, in rappresentanza del governo di accordo nazionale di Tripoli, del parlamento di Tobruk e delle forze di Haftar.

Una vittoria diplomatica del Vaticano su tutti i fronti, rafforzata da una tregua che sembra reggere ancora. L’accordo, secondo gli esperti, garantirebbe proprio all’Italia di riprendersi un ruolo chiave in Libia. Fermo restando il fatto che prima di poter cantar vittoria, mettendo fine ad una lunghissima crisi politica ed umanitaria, è necessario che questo inaspettato agreement vengo accettato da tutti i capi tribù. Per il momento, il Presidente Gentiloni può godersi il traguardo raggiunto.

Mattia Bagnato