Un approccio che si fonda sull’essere per un fare generativo.

Castel Gandolfo- Lunedì 3 giugno è iniziato presso l’auditorium del Centro Mariapoli, il Convegno Pastorale Diocesano del 2019, che durerà tre giorni e vedrà coinvolte tutte le realtà presenti nella Diocesi Suburbicaria di Albano. Quest’anno la tematica affrontata è “Creativi per fare, il discernimento all’opera”, il filo conduttore è Mt 9,17 «vino nuovo in otri nuovi». In continuazione con il tema del discernimento, quello degli ultimi due anni, esso si configura come un ulteriore passo in direzione del fare, la forma concreta del percorso pastorale, l’agire ecclesiale inteso come pastorale generativa. Ovvero, un discernimento che diventa azione, un Convegno pastorale che spinge ed indirizza all’agire.

Si comincia alle 18.30. Vengono subito illustrati i vari progetti in corso nella diocesi, dagli incontri di catechesi agli oratori, alla casa per i padri separati della Caritas alla Missione Emmaus, alla Cooperativa Progetto Solidarietà di Albano. Segue il momento di preghiera con l’accoglienza della Parola, il Vangelo è quello di Matteo che contiene il versetto citato. Concluso il momento di preghiera, monsignor Gualtiero Isacchi, vicario per la pastorale della diocesi di Albano, presenta i lavori del cammino diocesano effettuato dalla parrocchie ed illustra la struttura del percorso, un percorso circolare dove sono state interpellate tutte le realtà diocesane e le strutture vicariali preposte. Sono quattro le considerazioni di monsignor Gualtiero in merito al cammino percorso: 1. Il sano realismo genera impegno; 2. È iniziato un cammino verso il domani nel territorio; 3. Si è in sintonia verso una pastorale generativa; 4. Si procede sempre di più con un camminare insieme, caratterizzato dalla ricerca dei fratelli, che è il modo e la forma concreta presente nella pastorale della diocesi di Albano. Conclude le considerazioni analizzando i tre sguardi presenti nella realtà ecclesiale: il cacciatore di erbacce, ovvero le resistenze, lo sguardo nella sua forma più bassa, caratterizzato dalle mille iniziative, dal tempo che non c’è, dal clericalismo o dalla solitudine del sacerdote; lo sguardo dei sostenitori dell’impresa, il ruolo dei laici, dei giovani, dell’oratorio e della parrocchie, ma dove può mancare una chiesa aperta ed in uscita, e la critica interna, se presente, si caratterizza come uno sport pericolosissimo; lo sguardo dei bambini, dove la prospettiva è il futuro, uno sguardo di speranza, il quale per essere, ha bisogno degli altri due sguardi.

Terminata l’analisi di monsignor Isacchi prende la parola monsignor Marcello Semeraro, Vescovo di Albano. Il suo discorso è incentrato sul passaggio dal discernimento ad una Chiesa generativa, dove la presenza di Gesù è quella dello sposo, una presenza gioiosa che si fa vino nuovo. È nel nuovo che c’è il compimento, l’antico deve essere valutato nel nuovo, e la novità è quella portata da Gesù, la quale non può essere contenuta in otri vecchi, perché al nuovo si addicono soltanto le cose nuove. Il Vescovo ricorda come la Chiesa della misericordia faccia scandalo, provoca crisi, e come sia necessario creare strutture nuove per contenere il vino nuovo, ovvero fare discernimento nel cuore, perché soltanto con un cuore nuovo si potrà gustare la gioia della vita nuova in Gesù. Ed è proprio questo discernimento del cuore che porta alla creatività, a quel rinnovamento che cambia tutte le strutture. È un approccio che si fonda sull’essere per portare ad un fare generativo. Diventa così la creatività un atteggiamento, un modo di stare davanti alla realtà che coinvolge tutto il potenziale umano. Il Vescovo intende con il termine “creatività”, quella capacità di produrre il nuovo, di affrontare i problemi efficacemente in modi diversi, una creatività che non riguarda solo la produzione artistica, ma un tratto della personalità che appartiene ad ogni uomo.

Citando Fromm, indica la creatività come capacità di vedere, una questione di sguardi, del come guardare la realtà, dove l’elemento costitutivo è la capacità dello stupore. La questione non è più se si guarda, ma il come si guarda. Percorre anche l’analisi di alcuni pensieri di Papa Francesco, tratti dal documento del 9 aprile 2003, all’epoca del suo episcopato a Buenos Aires, rivolto alle comunità educative, dove parla di creatività come di un guardare sempre oltre, tenendo presente tutto l’uomo e tutti gli uomini. Monsignor Semeraro conclude la prolusione affermando che uno sguardo può essere creativo, perché – afferma anche Kierkegaard – dipende dal come si guarda, poiché «l’osservare non è solo un ricevere, uno svelare, ma al tempo stesso un atto creativo».

                                                               

                                                                                                                  Emanuele Cheloni