Un brano suggestivo ed inequivocabile: le dirette parole di Gesù di Nazareth ai suoi discepoli.

Roma – Marco, il Vangelo più antico ha questa particolarità: con ogni probabilità è stato scritto a Roma e in greco per i non- giudei, quindi per i pagani latini, intorno al 60-65 d.C. nella sua redazione definitiva, pertanto la sua stesura è già iniziata a neanche trent’anni dalla morte del Nazareno. Riportiamo il brano Mc 6,6b-13, nella versione della Bibbia di Gerusalemme.

⁶Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. ⁷Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. ⁸E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ⁹ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. ¹⁰E diceva loro: « Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. ¹¹Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro ». ¹²Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, ¹³scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Breve esegesi letterale:

v. 6b In questo versetto introduttivo appare lo stile itinerante di Gesù, dove la strada è la sua casa, il suo viaggiare è infaticabile, espressione del suo amore che cerca tutti, come azione continuativa. Gesù fa in prima persona ciò che comanda, istruisce con i fatti.

v. 7 Gesù chiama a sé i Dodici. E’ la terza chiamata per loro. La sua chiamata non la si ha soltanto nel momento iniziale del primo incontro, è una chiamata continua. Alla radice di ogni vocazione c’è l’iniziativa e la grazia di Dio, la chiamata è un atto e dono libero. Sono in due perché si aiutino a vicenda, in un mutuo e fraterno sostegno, perché siano testimonianza dell’amore che proclamano. Inoltre, secondo il diritto biblico, per essere valida una testimonianza bisogna che sia garantita da due persone. Due è anche il principio di molti, in questa dimensione scaturisce una missione che non è una iniziativa personale o privata.

vv. 8-9 Gesù non dà un consiglio, ordina. E’ la prima volta che comanda qualcosa. Si comanda quando si è sicuri che l’altro farebbe diversamente. L’osservanza di questo comando è la prova della fede in lui. Il discepolo percorre la stessa via del maestro, che lo precede.

Il bastone serve a difendersi dalle aggressioni dei briganti (un richiamo agli esseni che portavano mezzi atti a difendersi dai briganti quando viaggiavano) e come sostegno lungo il cammino.

Calzare i sandali per percorrere anche strade tortuose o dissestate, in questo modo è possibile raggiungere tutti, senza nessuna esclusione. Inoltre gli schiavi vanno scalzi, chi evangelizza ha i calzari perché è libero e annunzia la libertà. Sandali e bastone sono anche la tenuta pasquale.

Non avere due tuniche perché così non si ha niente da dare in giro, anche a fin di bene, che in realtà è visto comunque (anche quando è a fin di bene) come esercizio di potere e potrebbe allontanare dalla fede o indebolire la testimonianza che si vuol dare. Le proibizioni di Gesù non sono mai per ragioni di purità rituale o per motivi ascetici: non portando praticamente alcunché con sé e non chiedendo ricompense per i loro discorsi, gli Apostoli possono dimostrare la credibilità della loro testimonianza. Le esclusioni indicano anche le qualità come la sobrietà, la semplicità, sono qualità fondamentali per il discepolo di Cristo, il loro modo di essere.

v. 10 L’accoglienza familiare, in casa, è il simbolo dei rapporti ecclesiali. Fa entrare chi ospita nella vitalità dello scambio, del dono. Quindi, è un dono con funzione bilaterale: ne usufruisce sia chi viene ospitato ma anche chi ospita.

v. 11 Non ci sono ad attendere il discepolo promesse di successi e riconoscimenti, anzi vi può essere il rifiuto. Il “non-accoglimento” è causato dall’incapacità dell’ascolto. Lo scrollamento della polvere dai piedi è una prassi giudaica, seconda la quale un ebreo di ritorno da territori pagani, prima di entrare in territorio ebraico dovrà scuotere la polvere dai piedi, per indicare la sua separazione dagli stranieri, e quindi la sua appartenenza a Jhwh. Per questo diventa testimonianza di appartenenza a Dio, una testimonianza di amore incondizionato e in piena libertà, pronto sempre ad accogliere e tendere la mano.

vv. 12-13 Il loro compito è di proclamare, proprio come Gesù, l’annuncio della conversione. Il contenuto dell’annuncio è quindi la conversione, il cambiare rotta, cambiare mentalità e stile di vita, che scaturisce dall’annuncio.

Questo brano è il ritratto dei Dodici Apostoli, ma il profilo è indubbiamente estendibile e applicabile a tutti i discepoli di Gesù. Perciò è uno specchio per i cristiani, che si trovano in perenne confronto con questi lineamenti, in quanto scaturiscono direttamente dalle parole del loro Maestro. Sono la carta costituzionale, la carta di identità degli apostoli e dei discepoli di Cristo. Non sono presenti dettagliate istruzioni, l’attenzione è rivolta tutta a ciò che bisogna essere, e non a quello che bisogna dire o fare. È dall’esempio, dai fatti, dalla coerenza con essi scaturiscono le parole e le azioni. È un essere testimonianza, piuttosto che un dire o un fare testimonianza. E’ una testimonianza che si caratterizza per la sua radicalità. La povertà che comanda Gesù non è una povertà materiale o ascesi che disprezza il corpo, ma è la chiave che permette di vincere sulla brama di apparire, di avere e del potere, e così di vincere sulla paura più grande di tutte, la paura della morte. È un essere contrapposto all’avere. È la condizione per amare veramente e condividere la vita con gli altri. Non è una privazione, ma un tesoro. È lo svuotamento del superfluo che rivela Dio.

Emanuele Cheloni

 

 

 

Bibliografia
AA.VV. LA BIBBIA DI GERUSALEMME, Edizioni Dehoniane, Bologna 2009.
SANTI GRASSO, Vangelo di Marco, Paoline Editoriale Libri, Torino 2003.
SILVANO FAUSTI S.I. Ricorda e racconta il Vangelo, la catechesi narrativa di Marco, Ancora editrice, Milano 1997.
GIANFRANCO RAVASI, Secondo le Scritture, Edizioni Piemme, AL 1997.