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DALLA CACCIA AL CINGHIALE AD AVENGERS – ENDGAME: QUANDO GLI EROI SI RIUNISCONO

Milioni di spettatori in tutto il mondo sono in trepidante attesa di vedere il nuovo Avengers: Endgame. Ma la mitologia greca ci tramanda che già in tempi remoti numerosi supereroi si riunirono per sconfiggere un nemico potentissimo: stiamo parlando dei cacciatori del Cinghiale di Calidone.

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“Con le sei gemme, mi basterebbe solo schioccare le dita. Cesserebbero tutti di esistere. Io la chiamo pietà.” Nella scena finale di Infinity War, Thanos mantiene fede alla parola data!

Dopo aver riunito le Gemme dell’Infinito, al “Titano Pazzo” Thanos è bastato semplicemente schioccare le dita per far svanire nel nulla, in un istante, metà degli esseri viventi dell’universo. Dopo un’estenuante battaglia, gli Avengers hanno avuto la peggio, perdendo per sempre Spiderman, Drax il Distruttore, Doctor Strange e molti altri valenti alleati. È adesso compito dei Vendicatori superstiti salvare l’universo e sconfiggere definitivamente Thanos. Da queste premesse nasce Avengers: Endgame, diretto sequel di Infinity War e ventiduesimo capitolo del Marvel Cinematic Universe. Ma se questi film ci hanno insegnato qualcosa, è che anche i supereroi, quei paladini senza macchia nè paura ai quali è affidata la salvaguardia del nostro mondo, hanno una loro umanità e fragilità celata dietro a superpoteri strepitosi e uniformi mozzafiato, ma a cui viene sempre anteposto il senso del dovere e la consapevolezza del proprio status sovrumano. In un certo senso, anche gli eroi dell’evo antico erano così: Gilgamesh, il re di Uruk a cui è dedicata l’omonima epopea babilonese, è ad esempio un guerriero che, dopo tanto peregrinare, realizza amaramente che l’uomo non può aspirare alla mortalità, e che la razza umana è destinata all’effimero e che la caducità della natura è inevitabile; Eracle, eroe greco per eccellenza, è invece un semidio perennemente combattuto interiormente per far convivere nella sua persona la sua natura umana e quella divina. Sullo stesso Ulisse, da secoli simbolo per antonomasia della sete di conoscenza, sono stati sprecati ettolitri di inchiostro per riflettere su quella sua proverbiale furbizia, a volte poco eroica e molto spesso ai limiti del subdolo. Ma l’uomo, da sempre, ha avvertito la necessità di credere negli eroi: così come i Greci e i Romani udivano con vivo interesse le gesta di Achille o di Enea, e così come tra il Medioevo e il Rinascimento nacquero le leggende di Orlando, Artù e Don Chisciotte, e allo stesso modo lo stesso desiderio ispirò le avventure di Spiderman, Batman e Superman. Tutti questi eroi, letterari o fumettistici, che siano, sono accomunati dalla presenza, in ognuno di loro, di vizi, debolezze, paure e fragilità, che tuttavia non gli impediscono di compiere il loro dovere e di sconfiggere il nemico di turno. Ma quando il nemico è troppo forte, allora, come si suol dire, l’unione fa la forza.

Già in un altro articolo (correlato a Infinity War) confrontai gli Avengers con gli Argonauti, definendo questi ultimi la versione ante litteram dei primi ed etichettandoli come “il primo crossover tra eroi della storia”. Ma c’è una leggera differenza tra i Vendicatori fumettistici e cinematografici e i compagni dell’eroico Giasone: questi ultimi non devono salvare il mondo da una creatura malvagia che vuole portare la distruzione. Compito dei marinai della nave Argo è infatti quello di recuperare il Vello d’Oro al fine di permettere a Giasone di reclamare il trono di Iolco usurpato da Pelìa. Se vogliamo fare parallelismi con il folle Thanos e su una squadra di eroi difensori, è forse più opportuno scomodare i Cacciatori del Cinghiale Calidonio. Ma andiamo per ordine: agli dèi dell’Olimpo, come è ben risaputo, piaceva molto abbandonarsi ai vizi e ai piaceri. Amavano farlo e senza chiedere troppi permessi. Giochi di sensualità, scandali piccanti e tradimenti peccaminosi erano all’ordine del giorno per le divinità del pantheon greco-romano. Ma agli dèi piaceva non solo amoreggiare tra di loro, ma addirittura farlo con i mortali. Un giorno Afrodite, dea della bellezza, si innamora di un bellissimo giovane di nome Adone, così affascinante che il suo nome nel nostro linguaggio comune è rimasto sinonimo di giovanotto assai piacente. Ma Ares, prima amante e poi marito della dea, non può accettare l’idea di essere cornuto come un cervo a primavera, e nel pieno della sua collera, scaglia sul giovane Adone un gigantesco cinghiale irsuto, che con le sue zanne imponenti squarcia le sinuose e sensuali membra del giovane. 

Una volta consegnata agli archivi la vicenda Adone, il cinghiale viene liberato, e il peloso suino comincia a scorrazzare per le pianure della Grecia. A riscatenare la sua furia ci penserà un’altra dea: Artemide. La dea della caccia infatti non può accettare l’atto di empietà di Oineo, re di Calidone, il quale, durante lo sbocciare della primavera, ha omaggiato ecatombi e sacrifici a tutti gli dei, dimenticandosi però di offrire tributi ad Artemide. La divinità, incollerita, invia a Calidone il sopracitato cinghiale, e l’animale comincia la sua opera di distruzione, devastando i campi, uccidendo innocenti e seminando il panico. Con le sue eburnee zanne, il cinghiale abbatte interi vigneti e uliveti, costringendo così la popolazione a ritirarsi all’intero delle mura della città, dove le scorte idriche e alimentari sono però limitate. Oineo, da buon re, prende in mano la situazione, e cerca di riunire una “task force” per abbattere il cinghiale, prima che l’intero popolo di Calidone muoia di fame e inedia. Inviati messi e araldi in tutta la Grecia per cercare valenti guerrieri disposti a battersi contro il cinghiale, numerosi eroi si riuniscono al soldo di Oineo. Sì, insomma, in poche parole re Oineo è stato il primo Nick Fury della storia!

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La caccia al Cinghiale di Calidone in un particolare del Vaso Francois, 570 a.C. circa. Sulla sinistra, si notano le figure di Peleo e Meleagro.

Tanti eroi alla ricerca dell’aristìa e dell’aretè (rispettivamente “eccellenza” e “valore”) non possono non accettare la sfida contro una creatura ai limiti del sovrannaturale, per giunta inviata da una divinità. Armati di lance e determinazione, al cospetto di Oineo si presentano Teseo, Piritoo, Giasone, Castore e Polluce (i famosi Dioscuri), Laerte, Telamone, Peleo (questi tre sono rispettivamente i padri di Ulisse, Aiace e Achille), Ificle, Iolao (questi ultimi rispettivamente il gemello mortale e nipote di Eracle), Fenice, Nestore, Acasto e Admeto, solo per citarne alcuni. E così come gli Avengers vantano tra i propri membri la bellissima e letale Vedova Nera (interpretata da Scarlett Johannson), anche i Cacciatori del Cinghiale di Calidone vantano una donna guerriera tra le proprie fila: la cacciatrice Atalanta, provocante ma infallibile con l’arco. E se gli Avengers hanno un dio, Thor, anche i Cacciatori del Cinghiale di Calidone non sono da meno: molti di loro infatti sono semidei, in quanto figli di divinità dell’Olimpo (Teseo figlio di Poseidone, Eurito figlio di Hermes, Dioscuri figli di Zeus, Driante figlio di Ares ecc…) e addirittura uno di loro, Asclepio, terminata la sua vita mortale sarà assunto in cielo come dio delle arti mediche. L’unico difetto di questo gruppo di eroi rispetto agli Avengers è la mancanza di un “Hulk”: questo perché l’unico eroe perfetto per ricoprire questo ruolo, Eracle, non poté reclutarsi tra i Cacciatori del Cinghiale di Calidone poiché, per ironia della sorte, in quel momento a causa delle dodici fatiche era impegnato con un altro cinghiale, quello di Erimanto.

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La caccia al Cinghiale di Calidone in un sarcofago romano del III secolo d.C., oggi conservato ai Musei Capitolini. In primo piano sono riconoscibili le figure di Meleagro, che punta la lancia contro il cinghiale, e Atalanta, vestita da cacciatrice.

A capo di questo intrepido gruppo di eroi viene posto Meleagro, figlio dello stesso Oineo, eroe che già aveva dato prova del suo valore e delle sue doti durante l’impresa degli Argonauti. Terminato l’arruolamento, la caccia ha inizio. L’immagine di questa epica battaglia, descritta nei versi di Omero e Bacchilide, dipinta sui vasi e scolpita addirittura sui rilievi funebri, rimarrà impressa nella memoria collettiva culturale dei Greci e dei Romani almeno fino alla caduta dell’Impero romano d’Occidente.
I cacciatori, seguendo le orme del suino, sguinzagliano i cani e seguono le tracce lasciate dalla bestia. Trovato il cinghiale presso un fiume intento ad abbeverarsi, i cacciatori riescono a stanarlo. L’animale scatena tutta la sua furia bestiale e passa subito all’attacco. I cacciatori, sfoderate le armi, si preparano subito alla battaglia. Nestore, per sfuggire alla violenta carica del cinghiale, sale su un albero, mentre Giasone, preso dalla smania di gloria, attacca per primo scagliando un giavellotto, mancando tuttavia clamorosamente il bersaglio. Il cinghiale, continuando la violenta carica, si dirige verso Peleo e Telamone, ma proprio quando questi due sembrano destinati a essere trafitti dalle possenti e appuntite zanne d’avorio, una freccia scagliata da Atalanta costringe l’animale a cambiare direzione. In pochi minuti, si crea un tremendo parapiglia: tutti gli eroi cominciano a tirare affondi di lancia e a scagliare frecce e giavellotti contro il suino, ma mentre alcuni riescono a colpire il gigantesco suino, altri o mancano il bersaglio o addirittura finiscono per colpire un loro alleato. Il cinghiale, pur avendo decine e decine di lance conficcate nella carne tra le setole, non smette di caricare e travolgere i suoi avversari: tra le vittime di questa battaglia ci sono Anceo e Ileo, entrambi lacerati dalle zanne della bestia. La svolta decisiva della battaglia è offerta da Anfiarao, il quale conficca un pugnale nell’occhio del suino. Questi, sbizzarritosi, tenta di travolgere Teseo. Con l’occhio fuori uso, tuttavia, il cinghiale non nota Meleagro alla sua destra, e quest’ultimo ne approfitta per conficcare la sua lancia nel ventre dell’animale, causando uno squarcio dal quale cominciano a colare le viscere del suino. Ferito e sanguinante, il cinghiale si accascia a terra moribondo. Calidone è salva, e gli eroi hanno vinto la battaglia. 

All’interno del gruppo, così come accade tra gli Avengers, ci sono alcuni disguidi: dopo la battaglia infatti, i cacciatori si contendono la pregiata pelle del cinghiale. Meleagro, di sua spontanea iniziativa, dona la pelliccia ad Atalanta, a suo dire la più meritevole di riceverla. Alcuni guerrieri, contrariati, si oppongono all’idea che sia proprio una donna, un essere inferiore nella mentalità greca, a ottenere il premio più ambito. E come gli Avengers si scontrano nella Civil War, anche gli stessi cacciatori del cinghiale di Calidone vengono alle armi, ma il tutto capitolerà in tragedia. Meleagro infatti arriva a uccidere i suoi stessi zii, coloro che più di tutti volevano la pelle del cinghiale per loro, e una volta che Altea, la madre di Meleagro, riceve tale notizia, uccide il figlio spegnendo il tizzone ardente al quale era legata la vita dell’eroe. Pentitasi del gesto, Altea stessa si suiciderà impiccandosi. 

Dalla caccia al Cinghiale di Calidone agli Avengers: quando il nemico da battere è troppo forte, bisogna ricorrere alla solidità del gruppo, all’interno del quale risaltano le eccellenze dei singoli elementi. Dopo tanta fatica, gli eroi dell’impresa di Oineo sono riusciti ad avere la meglio sull’immondo cinghiale. Cosa ne sarà degli Avengers? Riusciranno a sconfiggere definitivamente Thanos? Per scoprirlo, vi basta andare al cinema a vedere “Avengers: Endgame“. Buona visione e, mi raccomando #DontSpoilTheEndgame. 

                                                                                                                                                                                                                  Michele Porcaro

 

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Michele Porcaro

Giornalista, scrittore e archeologo. Nato a Benevento nel 1995, è diplomato al Liceo Classico “Anco Marzio” di Ostia e laureato in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza” con tesi in Archeologia. Appassionato di lingua, civiltà, storia e archeologia greca e romana, è autore di saggi e romanzi storici sul mondo antico, e ha girato il documentario "ASSTEAS - Storia del Vaso più bello del mondo" in collaborazione con Vittorio Sgarbi. Nel tempo libero svolge attività di rievocazione storica, collaborando a progetti di ricostruzione archeologica sperimentale sull'ambito religioso, civile e militare dei Greci, Romani ed Etruschi.

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