Roma – Prediligeva i ritratti Giovanni Boldini In particolare quelli femminili. E alle donne che ritraeva, riusciva a carpire l’indole, la vera personalità molto spesso nascosta e chiusa nei corpi ed inespressa.
A Boldini (Ferrara 1842-Parigi 1931) è dedicata una mostra antologica, prodotta e organizzata da Gruppo Arthemisia, esposta al complesso del Vittoriano di Roma, fino al 16 luglio; un percorso curato da Tiziano Panconi e Sergio Gaddi, un viaggio nella Belle Epoque e nella pittura dell’Ottocento. Una rassegna che finalmente rende il giusto omaggio ad un artista che ha saputo attraversare un periodo artistico molto particolare, anticipando in qualche modo la modernità del Novecento.

L'amico fedele

L’amico fedele

Sono 130 le opere esposte per un racconto dove il colore abbraccia e immortala “attimi fuggenti”, volti e corpi femminili colti nei momenti più intimi (alcuni sono nudi mai volgari). Donne in posa o sorprese a cucire un abito per il ballo o ancora a cavallo (L’amazzone), in abito da sera, consapevoli del fascino che emanano. O ancora ad abbracciare il proprio cane in un momento di relax all’aperto (L’amico fedele).
Tra i più noti, i quadri dedicati all’uomo e tra questi il celebre “Ritratto di Giuseppe Verdi seduto”. Ormai anziano, qui Verdi sembra essere consapevole del suo genio. È sereno, le mani che hanno saputo creare capolavori immortali, poggiate leggere sulle gambe. Gli occhi a scrutare l’altro genio, il pittore che lo ritrae. E “Lo strillone”, altrettanto celebre dove è raffigurato un venditore di giornali.

L’eccezionale rassegna dedicata a Boldini, ha richiesto 4 anni di impegno e ricerca ed oltre alle 130 opere dell’artista, sono esposte anche 30 di artisti a lui contemporanei e tra questi, Cristiano Banti, Giuseppe De Nittis e Telemaco Signorini. A completare un viaggio portato a termine grazie a 60 “prestatori” tra gallerie di tutto il mondo e collezioni private. E a conferma di questo, la dichiarazione del curatore Tiziano Panconi: “la nostra idea è stata quella di presentare questa mostra come un’opera unica”. Ed è così. Gli artisti scelti per essere accanto a Boldini, raccontano proprio il tutt’uno riuscito a creare.

Prendendo in prestito le parole dell’altro curatore dell’esposizione, Sergio Gaddi, la pittura di Boldini, certamente influenzata anche dal suo arrivo a Parigi a 31 anni, è per così dire “sciabolata”. Diversa sicuramente dai macchiaioli ma il pittore sembra non voler finire il quadro; sembra voler iniziare un racconto a cui la parola fine è data da chi lo ammira. E questa in fondo è l’arte, la magia del dipingere.

Lo strillone

Lo strillone

Donna Franca Florio

Capitolo a parte merita l’effige della mostra. Un dipinto che racconta una donna e la sua storia non ancora finita. Un olio su tela (221X119 centimetri) ritrae una statuaria Donna Franca Florio, nobildonna palermitana dei baroni di Sangiuliano, moglie dell’industriale Ignazio Florio che contribuì alla straordinaria crescita della Palermo degli inizi del 900.
E lei, Donna Franca, alta, occhi verdi, un corpo da modella, oltre alla bellezza aveva un animo buono e gentile che la portò ad essere amata e ancora oggi ammirata.

Ritratto di donna Franca Florio

Ritratto di donna Franca Florio

Il dipinto fu realizzato da Boldini tra il 1901 ed il 1924 perché in realtà ci sono due versioni; la prima più conturbante che non piacque a don Ignazio, la seconda è quella che possiamo ammirare oggi al Vittoriano. Ma potrebbe essere l’ultima occasione.
Tra il 1927 e il 1928, a seguito del disastro finanziario della famiglia Florio, il quadro venne comprato dal barone Maurice de Rotschild. Più recentemente, dal 2006 fu esposto a Villa Igiea a Mondello. Oggi l’opera è coinvolta nella procedura giudiziaria che interessa il Gruppo Acqua Marcia di Francesco Bellavista Caltagirone. Messa all’asta potrebbe finire in un salotto privato e non italiano.
In questi giorni, in queste ore, c’è mobilitazione per far sì che il dipinto resti a Palermo. C’è una raccolta fondi ed il sindaco del capoluogo siciliano, Leoluca Orlando, ha reso noto che farà un versamento, sollecitato da Costanza Afan de Rivera Costaguti, nipote della nobildonna siciliana. Ma c’è poco tempo, si parla di giorni e la casa d’aste Bonino potrebbe “battere” la fine di un sogno che potrebbe diventare realtà.
L’augurio è che siano le istituzioni a muoversi anche in vista del 2018 quando Palermo sarà celebrata quale capitale italiana della cultura italiana.