A Kabul il venerdì è giorno di festa, lo zoo si riempie di bambini e curiosi, molti animali sono sopravvissuti ai bombardamenti ed alla fame.

Cinque orsi bianchi con sguardo spento, chiusi in una primitiva gabbia arrugginita, un vecchio leone senza la sua compagna morta da anni, un branco di lupi che seppur smilzi sembrano gli unici ad avere ancora voglia di vivere, cercano una fessura da dovere poter scappare, guardano i visitatori  come nemici, ricordano il film “fuga da Alcatraz”, un gruppo di amici in cerca di libertà. Oltre agli animali all’interno dello zoo, vi è una ruota panoramica, che risale agli inizi del 1900, con ingranaggi mossi da un motore a gasolio, è la giostra della felicità, si scorge tra i volti dei bambini e le mamme avvolte nel loro chador. Ma la grande attrazione dello zoo è Khanzir, l’unico maiale dell’Afghanistan, un paese dove in molti non sanno cosa sia un suino, dove è proibito toccarlo oltre che mangiarlo. Insomma, una rarità.

Khanzir, è nato in Cina e nel 2002 è stato donato alla struttura di Kabul dallo zoo di  Pechino, arrivato insieme ad una scrofa, con la quale ebbe una cucciolata di maialini.  Ma nel 2006 vi fu un evento che sconvolse la vita del suino: un giorno un custode dello zoo lasciò accidentalmente aperta la porta del recinto degli orsi, il più grosso entrò nello spazio dei maiali e uccise tutti i cuccioli insieme alla compagna.  Khanzir, da quel giorno è il maiale più solo al mondo. Passa intere giornate sdraiato sull’erba, vive dentro a un recinto con un piccolo stagno e un rifugio di cemento, ha deciso che preferisce starsene per i fatti suoi, raramente si dirige verso le  persone che passano per ammirarlo. Sembra quasi essere consapevole della sua popolarità e del fatto che ci sono persone che vengono da lontano solo per dargli un’occhiata, ma a lui non interessa. In Afghanistan, come nella maggior parte delle nazioni islamiche, mangiare carne di maiale è considerato proibito “haram”, una delle interpretazioni di questa credenza vieta anche solo di toccare l’animale. Per questo motivo i maiali non vengono allevati nel paese, il cui territorio montuoso peraltro non è il posto ideale dove tenerli. Da pochi mesi, tuttavia, Khanzir non sta sempre da solo: ha sviluppato un rapporto speciale con i custodi, che gli danno da mangiare tutti i giorni e puliscono regolarmente il suo recinto. Fuori dallo zoo, comunque, Khanzir ha dovuto fare i conti con una certa ostilità. Nel 2009, durante l’epidemia di influenza suina, il governo afghano iniziò a preoccuparsi per la diffusione dell’epidemia nel paese in guerra e mise gli occhi sull’unico suino della nazione. Con l’aumentare delle notizie sul virus si allarmò anche l’opinione pubblica afghana, che cominciò a chiedere l’espulsione del suino e in alcuni casi arrivò perfino a suggerire che fosse abbattuto. Il direttore dello zoo e i suoi collaboratori, però, non volevano sentire ragioni. Per salvarlo fu messo in quarantena per qualche settimana, decisione presa per placare l’opinione pubblica e impedire che gli venisse fatto del male. Khanzir fu spostato in una sistemazione per l’inverno dove passò diversi giorni in totale solitudine, ad eccezione delle due visite giornaliere dei custodi, che erano convinti avesse bisogno di compagnia. Ora che è sempre più vecchio e fragile, Khanzir passa gran parte delle giornate steso nel suo recinto a fare cenni ai visitatori di passaggio. I responsabili dello zoo, si stanno prodigando per trovare un altro maiale che possa accompagnare le sue giornate in maniera diversa, ma non credono sia fattibile in breve tempo. Il direttore ha chiesto ad altre nazioni di aiutarlo a popolare lo zoo con specie di animali diversi, tra cui maiali, ma per ora tutto tace, nessuno si è reso disponibile a trovare un amico per Khanzir.