A Kabul i Carabinieri del Tuscania salvano e adottano “ITALO”. E’ un gatto la mascotte dell’Ambasciata italiana in Afghanistan.

Kabul- Esistono storie che hanno la forza di un’emozione. Può essere trasmessa dalle persone o dai luoghi. In questo caso dagli animali e dalla buona volontà degli uomini. Accade come in una favola di Sepulveda, dove un gatto insegna ad una gabbianella come si vola. Questa che vi raccontiamo, invece, è pura realtà che arriva da una terra difficile, ma non arida di sentimenti. Kabul è la capitale dell’Afghanistan ricordata più per le autobombe e gli attacchi terroristici. Più per l’11 settembre e per Osama Bin Laden. Più per i libri, gli aquiloni negati e i kamikaze. Eppure a Kabul c’è un cuore tutto italiano che dimostra ogni giorno quanto il bene si fa anche nelle piccole cose. Già siamo stati abituati alla vicenda di Bruno, il cane di Bala Murghab scampato a missili e razzi che aveva trovato rifugio nella base del nord, quella tra le più pericolose. I militari lo hanno ospitato come se fosse un essere umano qualsiasi, gli hanno dato cibo e si sono presi cura di lui portandolo anche in Italia, alla fine della loro missione, pochi mesi fa. Italo, invece, è un gatto che non sapeva di chiamarsi così. Forse non aveva neppure un nome. Era un vagabondo che si aggirava per Great Massoud Road, nei pressi dell’ambasciata italiana a Kabul, quella sorvegliata dai paracadutisti del Tuscania. Tanto muscoli quanto cervello. Tra i primi della classe nello schieramento delle nostre forze armate, da essere stimati e presi in considerazione perfino da Obama e dagli Usa. Eppure un piccolo ammasso di peli è riuscito a fare breccia dentro quei quasi due metri di scorza dura, fatta di lanci e operazioni sul terreno. I carabinieri non hanno resistito a questo randagio più sporco che bianco che tra le strade di Kabul sfidava i colpi di mortaio. L’hanno tratto in salvo dai proiettili e dal tritolo, portandolo in ambasciata. Gioca fuori dalla sua cuccia tricolore costruita da loro. Lo hanno battezzato Italo, pezzo di questa Italia che ha sempre il suo modo di distinguersi. Una sorta di “made in Italy” che continua a essere una garanzia. Italo è diventato la mascotte di Kabul: i militari si preoccupano della sua salute, del suo pranzo e del latte che non deve mai mancare. È una storia semplice di uomini qualunque. La guerra è fatta, purtroppo, anche di tanto altro. Di crudeltà e paura. Oggi, abbiamo voluto raccontare una storia diversa. Bella e tutta italiana.

 

                                                                                                                                         Emanuele Cheloni