Dossier

ITALIANI CHE SFRUTTANO ITALIANI A BERLINO

E’ guerra tra italiani a Berlino. Datori di lavoro cercano immigrati connazionali che accettino paghe da fame. Ecco la mappa dello sfruttamento della manodopera italiana nella ristorazione a Berlino.

Berlino (dal nostro corrispondente)- “Se volete guadagnare 20 € per 8 ore di lavoro andate al ristorante “La Cantina”. Prelevano gli avanzi che vengono buttati nella spazzatura (carne,olive..) per poi rimetterli nei piatti da servire. Buona serata a tutti”.  Questo è uno dei tantissimi messaggi scritti su uno dei gruppi Facebook più gettonati tra gli italiani a Berlino.

Italiani e ristoranti italiani a Berlino, storia di una liaison che sta assumendo, negli ultimi mesi, dei contorni sempre più agitati.

Il lavoro in ambito gastronomico è spesso la prima ancora di salvezza cui ricorrono molti connazionali che sbarcano in Germania e a Berlino. Prima di imparare la lingua, prima di provare a cimentarsi in quello per cui hanno studiato, si affidano a ciò che pare essere lo sbocco più logico e in cui c’è sempre qualcuno alla ricerca di manodopera: la ristorazione. In ogni angolo del pianeta, questo è uno degli ambiti lavorativi dove c’è più sommerso, lavoro in nero, sottopagato, con turni sfiancanti e turnover a livelli altissimi. Berlino non fa eccezione e, così come altrove, all’ombra del Fernsehturm si cercano immigrati in situazioni più o meno disperate, che accettino paghe più o meno da fame. Con la differenza, però, che qui gli immigrati siamo noi. E, a volte, anche i datori di lavoro.

Il vaso di Pandora è stato scoperchiato alcune settimane fa, in occasione di un concerto organizzato all’SO36 di Oranienstrasse e che ha portato in Germania due band storiche degli anni novanta italiani: i 99 Posse e la Banda Bassotti.

Tantissimi connazionali che oggi popolano le strade di Kreuzberg e Neukolln sono cresciuti con la loro musica e i biglietti sono andati a ruba. Una grossa polemica, però, ha preceduto il concerto. Gli ex lavoratori di “Due Forni”, “Il Casolare” e “Il Ritrovo”, catena di pizzerie dallo spirito anifa, che hanno avuto un grossissimo successo a Berlino negli ultimi dieci anni, hanno pubblicato un manifesto in cui chiedevano alle band, anch’esse storicamente antifasciste, di boicottare il concerto, perchè co-organizzato e finanziato da uno dei fondatori della catena. La ragione? Condizioni di lavoro illegali, salari miseri e sfruttamento della manodopera italiana e di coloro che, disperati, cercano lavoro a Berlino.

Il concerto è andato, comunque, tutto esaurito, e la Banda Bassotti ha tenuto a precisare, il giorno dopo, attraverso la propria pagina Facebook, che in realtà la persona che aveva co-organizzato il concerto, non era più gestore di uno dei ristoranti della catena da anni. La polemica, però, ha continuato a montare e ha risvegliato la coscienza di chi dava per scontato che lo sfruttamento nella pizzeria italiana di turno fosse uno scotto da pagare nella strada verso una vita migliore in Germania.

Non si può dire che si tratti dell’argomento più discusso in città, certamente. C’è comunque la tradizionale May Fest, l’apertura della stagione degli open air, le news sull’ultima startup locale che ha ricevuto un investimento milionario (Jobspotting) e tanti altri argomenti di cui la comunità locale discute giornalmente. Però, è certo che tra gli italiani questa presa di posizione così dura, e che ha ricevuto la giusta visibilità, non solo a livello locale, abbia scatenato moltissime discussioni. A volte becere, come quelle che si leggono nei gruppi Facebook dedicati agli italiani a Berlino (che invece che essere fonti di informazioni utili o centri virtuali di prima accoglienza, si trasformano in arene in cui scatenare i peggiori impulsi e frustrazioni da italiani all’estero), altre volte costruttive o informative. Consigli su quali locali boicottare perchè non rispettano i diritti di chi ci lavora, o ancora le storie i vita di chi, come Carlo, è stato sfruttato a 20 € al giorno, per 2 giorni di prova nella cucina di un ristorante, e poi mandato via.

 “I datori di lavoro italiani si dividono in due categorie – dice Alberto, anch’egli reduce da un’esperienza oltremodo negativa in un ristorante – gli schiavisti a cui di una persona non frega assolutamente niente, e credo siano la maggioranza, e gli onesti che però spesso “dimenticano” anche loro di pagarti qualcosa”. Alberto è dovuto ricorrere a un sindacato tedesco per vedersi corrispondere ciò che gli spettava. Insomma, la vita da migranti pare non essere quel paradiso che ci si attende al momento della partenza. E spesso sono proprio i connazionali che, nel pieno disprezzo di ogni spirito di cooperazione, sfruttano la disperazione e la mancanza di informazioni dei nuovi arrivati. Insomma, storie simili – anche se decisamente meno drammatiche – a quelle di chi vede nell’Europa l’occasione di riscatto da una vita segnata da guerre e povertà e decide di imbarcarsi dal Nord Africa verso le nostre coste.

Una soluzione a questo problema esiste? Parzialmente, sì. Fin quando la gente emigrerà senza essere preparata e conoscere a cosa va incontro, probabilmente si continuerà a sfruttarne la disperazione. Però, la consapevolezza tra i membri della comunità locale e la circolazione di informazioni nei vari gruppi e forum, spesso frequentati anche da aspiranti berlinesi, che quindi vengono a conoscenza delle problematiche prima ancora di trasferirsi, non può che essere un segnale positivo. Che si tratti di un ristorante italiano o di una qualsiasi altra attività, anche tedesca, al migrante sarà sempre riservato un trattamento peggiore, ma conoscere i propri diritti aiuta a ribellarsi e a cambiare le cose. Persino a convincere chi sullo sfruttamento ci fa soldi da anni, a cambiare il proprio modello di business.

Giuseppe Colucci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Colucci

È un giornalista freelance pugliese, trapiantato a Berlino. Curioso e multitasking, ha la passione per la tecnologia e l'innovazione ma adora le tradizioni culturali. E' appassionato di futuro ma divora i libri di storia. E' fiero di essere italiano ma da anni girovaga per l'Europa e il mondo alla ricerca di esperienza. Collabora con alcune testate online che trattano i temi del digitale e delle startup e lavora in ambito in tech nell'hub europeo per eccellenza, combattendo la sua personale battaglia contro il freddo, e perdendo irrimediabilmente.

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7 Comments

  1. Buonasera aspettavo proprio questo poter raccontare in breve che: in un paese come Kreuztal a 10 km da Siegen, e non parlo di Berlino, a me e il mio compagno è successo di peggio! Ci hanno promesso lavoro, vitto e alloggio e dopo aver lavorato gratis per due mesi, ovvio in buona fede, ci hanno cacciati fuori casa e fuori dal locale x cui senza lavoro, premetto ci hanno fatto venire in auto ci hanno fatto togliere la residenza e in tre settimane abbiamo liberato l’alloggio, volevano pure farmi cambiare targa all’auto! Senza soldi e senza lavoro, tutto questo dopo averli aiutati ad un italiano e la moglie, incapaci di intraprendere l’attività xke inesperti, un locale italiano per vegani e vegetariani, ci hanno promesso di tutto e non mantenuto, o almeno solo fin a quando faceva comodo a loro, dicendoci ke se l’attività non fosse andata bene ci avrebbero fatto lavorare lo stesso x un anno xke potevano pagarci. Io ho anke guardato i loro tre figli x due mesi e non mi hanno ne fatto contratto ne dato 1 euro giuro!! Ora siamo in olanda, xke non torneremo mai più in germania piuttosto chiedo l’elemosina, dove abbiamo trovato x grazia di dio un ristoratore egiziano che ci ha salvati dal dormire in auto! Ora mi chiedo questi tizi pregavano dio prima dei pasti, non oso neanke utilizzare un termine per descriverli in quanto sono delle nullità ci hanno procurato solo guai e problemi, ma noi siamo scappati dall’Italia xke entrambi disoccupati, ma abbiamo ttovato un italiano ke tratta un suo connazionale come tale e non merita nulla dalla vita!

  2. Ti scrivo dal Brasile dove ci sono situazioni non uguali… peggiori. Io l’unica cosa in cui credo è che se un imprenditore sfrutta un dipendente pagandolo una miseria vada punito severamente, e credo che le leggi tedesche lo faranno. Spero altresi che la comunità italiana a Berlino boicotti questa pizzeria creando cosi un precedente ai colleghi imprenditori italo berlinesi. Questi sfruttatori sanno che la gente purtroppo deve mangiare, ma prima o poi la pagano.

  3. secondo me queste band, ormai senza creatività, sono
    fuori tempo, vivono solo cantando, bella ciao, ormai da 30 anni, e più.

    ma che antifa, sono dentro al 100 per cento, non schifano i soldi, fatti con canzoni che inneggiano all odio, tra uomini, adesso che torna lo sfruttamento vero, tutti sti gruppi non hanno senso;

  4. Salve Giuseppe. Articolo interessante, però avrei una domanda: quale sarebbe il gruppo facebook al quale ti riferisci?

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