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ISTANBUL, PONTE SOSPESO TRA ASIA E EUROPA

Dopo la recente visita di Papa Francesco, passeggiamo tra le strade di una Istanbul contemporanea, per scoprire quell’atmosfera unica che unisce Oriente e Occidente e quelle tradizioni che si fondono con la contemporaneità.

Istanbul (Turchia)- Cerniera tra Oriente e Occidente, ponte sospeso tra Europa e Asia, dopo essere stata chiamata dal mondo per più di mille anni Costantinopoli, Istanbul continua a tessere le trame della sua storia, tra ponti sospesi e atmosfere rarefatte, la metropoli turca è il cuore pulsante di culture eclettiche ed uniche. Nominata nel 2010 capitale europea della cultura e nel 1985 proclamata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, Istanbul si specchia nelle acque che confluiscono tra il Corno d’Oro, il Bosforo e il Mar di Marmara, lasciando riflettere l’incontrastata unicità del Topkapi (il palazzo del sultano), della Moschea blu e di Santa Sofia. Globalizzazione e postmodernità si spogliano della loro concettualità astratta, per planare nella realtà e inserirsi all’interno della molteplicità di epoche e stili, che fanno di questo luogo un crogiolo di atmosfere contrastanti. Dai palazzi del sesto secolo, alle moschee del sedicesimo, dagli edifici di art nouveau del primo ‘900 a quelli modernisti rubati agli anni cinquanta, fino ad arrivare ai contemporanei grattacieli. La società si fonde e scorre come in un contrasto armonico di vite parallele, chioschi di Kebab si affiancano a Mc Donald, Starbucks Coffee e Simit Sarayi (una catena turca di fast food), mentre lo sguardo si perde dietro ai venditori ambulanti di çay (tè) e di nohut pilav (riso e ceci), l’attenzione si ferma sulla vetrina di un tipico ristorante turco e nel gioco del vetro, scorgiamo le mani veloci e mature di due donne turche che impastano il pane. Ad uno sguardo più attento ci accorgiamo che la sfoglia a cui stanno lavorando è più sottile ed estesa. Non vogliamo disturbarle e credo che loro forse, non risponderebbero alle nostre domande, così per non rovinare un’atmosfera romantica e non oltrepassare quelli che sono i “credo” e le tradizioni della loro cultura, parliamo con un cameriere che lavora all’interno, per cercare di comprendere meglio quest’arte antica che ci ricorda un tempo lontano, quando le nonne stendevano la pasta fatta in casa, tradizione che ancora oggi fortunatamente non si è persa.

Come si chiama la pasta che stanno lavorando queste donne? “Questa pasta si chiama pita. La pita è un pane tipico del mondo greco, ma anche del Medio Oriente, del Nord Africa e dell’Afghanistan. Qui ad Istanbul si mangia come la pizza in Italia e la si può utilizzare anche come pane per accompagnare altri alimenti. In Bulgaria viene addirittura usata per alcuni riti tradizionali. Il giorno prima della vigilia di Natale, ad esempio, la pita viene decorata e le donne inseriscono all’interno una moneta di nichel. Trovarla significa diventare il più sano e il più ricco della famiglia”. Come si prepara la Pita? “Questo piatto antico, nasconde un segreto al suo interno: una tasca che può essere riempita con qualsiasi ingrediente dolce o salato. Gli ingredienti utilizzati per l’impasto sono semplici: farina, sale, zucchero, olio, acqua e lievito in polvere. Dopo aver formato una palla, la si copre con un canovaccio, lasciando tutto al caldo per circa un’ora e mezza in modo da farlo lievitare. Ogni pallina verrà poi stesa e le verrà data una forma circolare, dunque verrà poggiata su una teglia bollente, anche senza ungerla e fatta cuocere per qualche minuto, fino a che non si è gonfiata, basteranno 5 o 6 minuti al massimo”. Dopo aver assaggiato una squisita pita, lasciamo alle spalle la vivace atmosfera di questo luogo e scorgiamo davanti a noi la presenza di un’Asia aldilà del Bosforo, diversa ma tanto vicina alla nostra Europa ed è così che in un attimo ci sentiamo come viandanti in un mondo senza confini, capace di essere diverso e per questo unico.

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Anita Zechender

Nasce ad Orvieto e dopo numerose esperienze professionali all’estero, tra cui Londra, Berlino, Madrid, Andalusia, Emirati Arabi, Costa Rica e Panama, si stabilisce a Roma, dove attualmente lavora e vive con la sua famiglia. Giornalista freelance, scrittrice ed insegnante, concepisce il viaggio come un percorso dell’anima, un ponte per incontrare mondi possibili e occhi ancora ingenui. Si laurea con lode in “Lingue e Letterature straniere” presso “La Sapienza”, ottenendo poi un riconoscimento della sua laurea in quella di “Filología Alemana”, da parte del Ministerio de Educación di Madrid. Consegue diversi master tra cui, quello in “Fashion Marketing Management for Fashion Buying”, quello in Pedagogia Didattica e Ricerca Educativa presso l’Università pubblica di Macerata e quello in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso l’Università Guglielmo Marconi di Roma. Ha lavorato con diverse testate: Roma Giovani, Dietro le Quinte, Happy Hour e B-Magazine, dove scrive di arte, interior design, architettura e viaggi. Dal gennaio 2012 collabora con Repubblica.it, nel settore Viaggi.

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