Dossier

L’isola del giorno prima

Questa è la storia di due isole.

Una si chiama Grande Diomede e l’altra Piccola Diomede.
Tra le due isole Diomede passa una fetta di mare che non supera i due chilometri nel punto di maggiore distanza.
E sempre tra le due isole passa la così detta linea di cambiamento data. Così pur essendo vicinissime tra di loro c’è una differenza di 21 ore. Quindi quando nella piccola Diomede è mezzogiorno, nella grande Diomede sono le 9; ma del giorno precedente.

Se fino a qui non vi pare così strano in fondo avete ragione. Del resto si tratta di paradossi e convenzioni stabiliti dall’uomo per regolare il mondo.
Allora forse dovreste sapere che le due isole si trovano nello strette di Bering e che la grande Diomede è russa mentre la piccola Diomede è americana. Questo oggi significa poco, tutto sommato, ma se traslato a qualche decennio fa le due isole erano il punto più vicino tra Russia e America durante la guerra fredda.

C’è una scena che non mi esce dalla testa- Siamo in una giornata qualsiasi, diciamo di fine anni 70 . Il gelo polare che arriva da mare.
Due vedette.
Si guardano col binocolo.
Ogni mattina.
Ormai si conoscono.

– Toh, lo sporco comunista si è accorciato i baffi.
– Guarda quel verme capitalista… si sta facendo crescere i capelli.

Il mondo intanto gira e cambia e lì sopra si combatte una guerra senza armi. Fatta di attese. Di notizie che arrivano dalla radio e la speranza che qualcuno arrivi a dare un cambio perché se la guerra fredda logora, l’attesa  agli avamposti uccide.

Una storia di confine, una storia di freddo e di estremismi. Una storia con una superficie calpestabile così piccola che sfugge pure a un mappamondo, ma che valeva la pena raccontare. La cortina di ferro non esiste più e con se si è portata dietro il disarmo nucleare.
La storia romantica di due uomini soli al controllo del nemico così vicino, ma incredibilmente lontano invece non sta scritta sui libri di storia.
Come nessuno mai ci potrà mai dire se un giorno uno dei due ha preso il suo motoscafo, percorso i due km di mare e detto all’altro: Prendi le cose, oggi si pesca, che la guerra fredda se la combattessero i nostri fottuti paesi. 

Sì.
Non sarà mai accaduto.

Però è bello pensarlo.

 

 

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Federico Vergari

Nato a Roma il 3 giugno del 1981. Giornalista pubblicista dal 2011, collabora con diverse testate scrivendo prevalentemente di sport, cultura, fumetti e costume. Nel 2008 pubblica, per la casa editrice Tunué, Politicomics un saggio sul rapporto tra comunicazione politica e fumetti.

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