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ISLA DE PASCUA: L’OMBELICO DEL MONDO

Il vento ci porta sull’Isola di Pasqua e immaginiamo di ripercorrere le tappe di chi la vide per la prima volta, nel 1722, proprio nel giorno da cui deriva il suo nome. Siamo davanti  ai grandi busti di pietra o Moai, percepiamo l’anima della civiltà Rapa Nui e di quella che chiamavano la loro Grande Roccia o Te Pito O Te Henua.

 

Isla de Pascua- L’Isola di Pasqua (in lingua nativa Rapa Nui, grande isola/roccia; in lingua spagnola Isla de Pascua) è un’isola dell’Oceano Pacifico meridionale appartenente al Cile, anche se furono i polinesiani a colonizzarla e non i sudamericani, benché questi ultimi fossero più vicini all’isola. Il primo a sbarcare  sull’isola fu l’olandese Jakob Roggeveen, che giunse su di essa la domenica di Pasqua del 1722, motivo per il quale fu battezzata con questo nome. Attualmente, quest’isola meravigliosa e dispersa nel Pacifico, in quella parte di mondo dove la terra è solo accennata (chiamata per questo Te Pito O Te Henua (L’Ombelico del Mondo), si perde nell’immaginario delle persone tra storia e leggenda e la sua eco sembra raggiungerci solo attraverso il silenzio imponente dei Moai che hanno appassionato molti archeologi e ricercatori. Parliamo dunque con un archeologo che insieme al suo gruppo si occupa da tempo dell’Isola di Pasqua. Cosa rappresentano i Moai? Chiediamo. “I Moai sull’isola di Pasqua sono circa 683, secondo recenti studi le statue rappresenterebbero antichi capi tribù indigeni e secondo la tradizione popolare avrebbero permesso ai vivi di prendere contatto con il mondo dei morti”. Come sono stati costruiti i Moai se sull’isola non c’erano alberi e non vi erano animali da tiro o da soma? Aggiungiamo. “Andando indietro nel tempo, lo studio dei pollini fossili ha consentito di appurare che circa trentamila anni fa, l’isola, al contrario di oggi, era ricoperta di alberi rigogliosi e dalla tipica vegetazione subtropicale”. Qual è la vera storia dell’isola di Pasqua? Continuiamo. “Alcuni appassionati e studiosi di miti e storie leggendarie, ritengono che l’attuale Isola di Pasqua sia ciò che resta di un grande continente chiamato Mu, in cui si sviluppò una raffinata civiltà, ma che fu sommerso oltre diecimila anni fa nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico a causa di un terrificante cataclisma”. Il mistero che avvolge quest’isola, meriterebbe molte altre ricerche e parole ma per ora la lasciamo dileguare nel suo Pacifico, pensando che di notte il grande continente Mu la riporti ai suoi antichi splendori ed una civiltà altamente raffinata ed evoluta osservi le barbarie del mondo.

 

 

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Anita Zechender

Nasce ad Orvieto e dopo numerose esperienze professionali all’estero, tra cui Londra, Berlino, Madrid, Andalusia, Emirati Arabi, Costa Rica e Panama, si stabilisce a Roma, dove attualmente lavora e vive con la sua famiglia. Giornalista freelance, scrittrice ed insegnante, concepisce il viaggio come un percorso dell’anima, un ponte per incontrare mondi possibili e occhi ancora ingenui. Si laurea con lode in “Lingue e Letterature straniere” presso “La Sapienza”, ottenendo poi un riconoscimento della sua laurea in quella di “Filología Alemana”, da parte del Ministerio de Educación di Madrid. Consegue diversi master tra cui, quello in “Fashion Marketing Management for Fashion Buying”, quello in Pedagogia Didattica e Ricerca Educativa presso l’Università pubblica di Macerata e quello in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso l’Università Guglielmo Marconi di Roma. Ha lavorato con diverse testate: Roma Giovani, Dietro le Quinte, Happy Hour e B-Magazine, dove scrive di arte, interior design, architettura e viaggi. Dal gennaio 2012 collabora con Repubblica.it, nel settore Viaggi.

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