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Iraq, un vecchio ristorante turco oggi rifugio dei rivoluzionari

Lo scheletro di un grattacielo che domina la centrale Tahrir Square di Baghdad, soprannominato il “ristorante turco” in quanto famoso punto di ristoro negli anni ’80 con vista panoramica della capitale irachena, è diventato  il tempio delle proteste senza precedenti cominciate il 1 ottobre e l’incarnazione dello spirito libero delle giovani forze emergenti. Un tempo centro commerciale, oggi è il luogo di ritrovo dei contestatori antigovernativi. Gruppi di giovani hanno occupato tutti i 14 piani dell’edificio, con le sue buie e anguste scale.  All’interno, ballano, fumano shisha, giocano a backgammon, cantano e tengono d’occhio le forze di sicurezza.  L’edificio è coperto di poster dei martiri caduti durante gli scontri e gigantesche bandiere nazionali.  Ai piani inferiori, i giovani distribuiscono volantini dove vengono elencate le richieste urgenti per chi alloggia. Spesso medici volontari  intervengono per soccorrere i feriti e distribuire medicinali. L’edificio fu bombardato in due guerre e successivamente abbandonato. Alcuni manifestanti ora lo chiamano Monte Uhud, in riferimento a una montagna nella Medina dove i primi musulmani hanno combattuto contro coloro che cercavano di distruggere la religione emergente. L’edificio ha una ottima visuale di Tahrir Square e dei ponti vicini e della Green Zone, sede di uffici governativi e ambasciate. Questo lo rende un luogo strategico, in passato era utilizzato dalle forze di sicurezza e dalla polizia antisommossa. Le donne si offrono volontarie per ripulire la spazzatura lasciata dagli occupanti. Aiutano i manifestanti fornendo cibo.  Le forze di sicurezza hanno provato più volte ad entrare usando gas lacrimogeni, ma non sono riusciti a sgomberare il palazzo.  Molti dei giovani affermano che non se ne andranno fino a quando la loro rivoluzione non avrà posto fine all’establishment politico corrotto.

Pierluigi Bussi

Pierluigi Bussi è giornalista dal 2003 e inviato in zone di guerra e all'estero. E’ stato, tre gli altri paesi in Afghanistan e Tunisia. Si è laureato in Relazioni Internazionali presso L’Università La Sapienza di Roma con approfondimenti sui conflitti nel Corno d’Africa e Medio Oriente. Da anni segue le sorti politiche e sociali afgane. Tra i vari ruoli ricoperti è stato capo redattore del mensile Europe Today, ha collaborato con i quotidiani Pubblico, Roma News, Il Mezzogiorno d’Italia, con approfondimenti in materia di politica estera. Ha scritto, inoltre, per Storia in Network. Attualmente collabora con La Stampa.

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