Storie dal Mondo

Iraq, tatuaggi per coprire le cicatrici e gli orrori della guerra

Anni di guerre e disordini hanno inflitto cicatrici fisiche ed emotive a innumerevoli iracheni. Aboud Abbas, proprietario di uno laboratorio di tatuaggi a Baghdad, ha dichiarato che molte persone si sono presentate quest’anno come mai successo in passato per tatuarsi e nascondere le loro cicatrici, vi è stato un aumento del 30% rispetto al 2017.  I tatuaggi sul corpo di Saad Khudeir nascondono le cicatrici di un ex soldato iracheno e rivelano le sue ferite invisibili.  Il volto della sua fidanzata, uccisa durante l’esplosione di un’ autobomba vicino alla sua casa di Baghdad nel 2008, impressa nel suo braccio destro. Quattro anni dopo, un attentatore suicida ha speronato il suo convoglio militare a Falluja, lasciando ustioni su oltre il 70% del suo corpo. E’ sopravvissuto a entrambi gli attentati, ma rimangono sul suo corpo orrende cicatrici. Saad ha deciso di raccontare ad AP  il suo passato pieno di angoscia attraverso i suoi tatuaggi. “La gente mi fissava, mi vergognavo e non avevo la forza di spiegare le cause, il mio futuro lo vedevo come uno spettro infernale”. Così in quattro anni, Saad Khudeir,  ha speso circa 2500 dollari in tatuaggi, che ora coprono la maggior parte del suo corpo. C’è una croce e una scala, e sopra un uomo che rappresenta Gesù fiancheggiato da due angeli. Ci sono fiamme e lettere giapponesi. “Attraverso le icone cristiane, vogliono dimostrare a tutti che non c’è differenza tra musulmani e cristiani”, ha rivelato senza indugi Khudeir, che è musulmano. “Le fiamme esprimono il fuoco che infuria ancora dentro di me per i lunghi anni di guerre e la  sofferenza per la perdita di amici e familiari”. Altri soldati hanno scelto tatuaggi di dimensioni  ridotte, seppur non disdegnano a  mostrarle con orgoglio e senza paura. 

Pierluigi Bussi

Pierluigi Bussi è giornalista dal 2003 e inviato in zone di guerra e all'estero. E’ stato, tre gli altri paesi in Afghanistan e Tunisia. Si è laureato in Relazioni Internazionali presso L’Università La Sapienza di Roma con approfondimenti sui conflitti nel Corno d’Africa e Medio Oriente. Da anni segue le sorti politiche e sociali afgane. Tra i vari ruoli ricoperti è stato capo redattore del mensile Europe Today, ha collaborato con i quotidiani Pubblico, Roma News, Il Mezzogiorno d’Italia, con approfondimenti in materia di politica estera. Ha scritto, inoltre, per Storia in Network. Attualmente collabora con La Stampa.

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