Roma- Voglio che voi abbiate bene in mente il nome di Giovanni Lo Porto. Io non l’ho mai conosciuto ma ho da tre anni a cuore la sua sorte. Voglio, pretendo che di lui si sappia qualcosa. Voglio, pretendo che sia liberato.

Perché ho bisogno che lui sappia che per quel poco che vale, in questi tre anni non ho mai smesso di sperare. E con me tanta gente che questo silenzio con cui è avvolto il suo nome si rompa da una sola, splendida notizia: liberato!

Giovanni Lo Porto è stato rapito in Pakistan il 19 gennaio 2012 e da allora notizie contrastanti solleticano il fitto silenzio in cui è calata la sua sorte. Fu rapito assieme al suo collega Bernd Muehlenbeck  mentre stavano lavorando in Pakistan per l’organizzazione non governativa tedesca WeltHungerHilfe , nel momento di grande difficoltà per il Punjab quando  quella zona fu travolta da violente inondazioni.

Il 10 ottobre 2014 Bernd Muehlenbeck  è stato liberato, confermando l’ipotesi che il loro sia stato un rapimento su commissione di quelli utili per un buon riscatto, a scopo di finanziare le rivolte armate. Dalle poche notizie che abbiamo sappiamo che Giovanni è stato venduto, passato da un gruppo all’altro.

Ma non sappiamo altro. Giovanni è un giovane di 39 anni, di Palermo. Dopo essersi laureato alla London Metropolitan University e alla Thames Valley University, ha iniziato la sua attività di cooperante con il Gruppo Volontario Civile poi con Cesvi Fondazione Onslus, Coopi-Cooperazione Internazionale.

È una di quelle splendide persone che costruiscono ponti, di quelle persone che solo con le mani in mano non ci sanno stare. E va, parte a fare del bene, disarmato. Nel suo bagaglio la sua grande esperienza, la professionalità e un cuore grande.

I rapimenti sono tragedie, ovunque e per chiunque.Vorrei però che il volto di Giovanni cominciasse a circolare di più. E il suo nome diventi fraterno. Per ognuno di noi che già lo conosciamo ma soprattutto per chi non sa assolutamente nulla, ancora, di lui.  Il riserbo del Ministero degli Affari Esteri è netto.

Noi, piccole voci, minuscole menti, possiamo però tenere alta l’attenzione su una bravissima persona che non ha fatto niente di male. Se non del bene.

 

Laura Mauti