INTERVISTA AD UNO DEI TALENTI DELLA NUOVA GENERAZIONE DI ATTRICI ITALIANE, DA OGGI AL CINEMA CON LA RAGAZZA DEL MONDO AL FIANCO DI MICHELE RIONDINO

Roma – Incontro Sara Serraiocco in una serata di fine ottobre, presso l’Ex Caserma Guido Reni dove ha avuto luogo il party organizzato per festeggiare l’uscita nelle sale, il 9 novembre, della pellicola La ragazza del mondo. La giovanissima attrice, classe ’90 e originaria di Pescara, ne è la protagonista e il 27 ottobre ha oltretutto ritirato il premio Pasinetti, attribuitole nel corso della settantatreesima Mostra del cinema di Venezia dal SNGCI – Sindacato dei Giornalisti Cinematografici Italiani, assieme al co-protagonista Michele Riondino per la loro interpretazione nell’opera prima di Marco Danieli.

La scruto, osservandola con attenzione mentre posa per i fotografi o chiacchiera col regista e gli addetti ai lavori. I capelli corti testimoniano e anticipano la prossima prova per Giovanni Veronesi. Malgrado l’età, mi pare d’intravedere nelle sue movenze, nell’espressione, un qualcosa d’antico che la accomuna a molte interpreti del passato. E chiacchierando infine mi rendo conto di aver centrato perfettamente il punto. La Serraiocco, infatti, possiede tutta la freschezza delle colleghe coetanee, eppure un’intensità particolare. In unione a una disciplina evidente che trapela da ogni parola detta, quasi insolita ma da ricollegare all’amore dell’attrice per la danza. Quella stessa disciplina che le ha permesso di arrivare dove è ora. Dopo il successo di Salvo, della coppia Grassadonia-Piazza, che le ha fruttato diversi premi e di Cloro per la regia di Lamberto Sanfelice (in concorso al Sundance Film Festival e a Berlino nel 2015), ha recitato in L’Accabadora con Donatella Finocchiaro. L’occasione mondana alla quale siamo entrambe presenti mi consente tuttavia di dialogare con lei del suo ultimo lavoro, al quale tiene particolarmente.

Sarai nelle sale con La ragazza del mondo, un progetto in cui hai creduto tanto. Come è stato prendervi parte?

Ho conosciuto Marco Danieli al Centro Sperimentale di Cinematografia, quando ero ancora allieva. Marco aveva in mente di girare un promo su questa storia e mi chiese di fare un provino per il ruolo di Giulia. In questi anni, poi, lui e Antonio Manca hanno sviluppato la sceneggiatura. Tutti noi abbiamo creduto fortemente che questo progetto potesse diventare un lungometraggio.

Nel film interpreti Giulia, testimone di Geova che dovrà obbligatoriamente fare i conti con se stessa e con ciò che si trova oltre il suo “mondo”, a causa del sentimento per Libero. In che modo, quindi, ti sei preparata per il ruolo? E soprattutto, è stato molto difficile raccontare questa storia di formazione così complessa?

Volevo costruire un personaggio universale che non fosse solo lo stereotipo della “testimone di Geova”. Volevo che Giulia avesse delle sfumature, gli stessi desideri e le stesse pulsioni di una ragazza in età post-adolescenziale (la scelta dell’università, le discussioni con i genitori, i discorsi sui ragazzi con le amiche), senza però tralasciare il suo mondo di provenienza, quello di figlia che ha ricevuto dalla famiglia e dalla comunità un’educazione restrittiva. Per queste ragioni ho preso parte alle loro adunanze il sabato pomeriggio e ho avuto modo di confrontarmi con una ragazza che aveva deciso di dissociarsi dalla comunità.

La ragazza del mondo è anche una produzione del Centro Sperimentale di Cinematografia, un posto molto importante per te, dicevamo…

Sì, il CSC (abbreviato ndr) è il luogo dove mi sono formata come attrice, ed è un’accademia dove ho condiviso con altri studenti la mia passione. 

Ti è stato spesso chiesto come mai prediligi personaggi difficili e tormentati. Ma sono molto curiosa di sapere se ce n’è uno che ancora non ti è stato proposto e che avresti voglia di portare sul grande schermo.

Mi piace valutare, e lavorare su un progetto già sviluppato. Il più delle volte l’incontro con il regista è decisivo per farmi innamorare di un personaggio.

Prossimamente, intanto, sarai protagonista del nuovo lavoro di Giovanni Veronesi appunto e reciterai in Brutti e cattivi, con Claudio Santamaria e Marco D’Amore.

In Non è un paese per giovani interpreto Nora, una ragazza che vive a Cuba, un personaggio ‘stralunato’, pieno di energia ma che cova dentro di sé molto dolore. Lavorare con Giovanni Veronesi è stata, tra l’altro, una grande opportunità per la mia crescita come attrice. E del cast fanno parte anche Filippo Scicchitano e Giovanni Anzaldo, con cui si è stretta una forte empatia lavorativa. In Brutti e cattivi, opera prima di Cosimo Gomez, sarò invece la mente di una banda composta da disabili. Interpreto “La Ballerina”, una donna senza braccia sposata con il “Papero”, un paraplegico in sedia a rotelle interpretato da Claudio Santamaria. Un film molto avvincente.

In conclusione della nostra intervista, vorrei chiederti: al di là del successo e dei riconoscimenti che hai ottenuto sinora, dal punto di vista personale, qual è il più grande insegnamento che il tuo mestiere e il set ti hanno concesso di apprendere?

Questo mestiere ti fa crescere in fretta. Mi ha insegnato ad assumermi da subito le mie responsabilità.

 

Simona Cappuccio