Dossier

INTERVISTA A MINO CAPRIO, LA VOCE DI PETER GRIFFIN

Noto per essere, tra i tanti, la voce di Kermit la Rana dei Muppets, Lupo Alberto, C-3PO di Guerre Stellari e, soprattutto, il simpatico e dissacrante Peter Griffin, il doppiatore romano Mino Caprio racconta la sua carriera e alcuni simpatici e curiosi retroscena del suo mestiere in un’intervista rilasciata alle nostre telecamere. Nella conferenza tenuta subito dopo al Musical Power Camp organizzata dal maestro del metodo Vocal Power Enrico D’Amore, oltre a raccontare altri aneddoti legati al suo lavoro, ha sottolineato l’importanza della modulazione e della gestione della voce per una resa più efficace della recitazione.

Di suo, Mino non nasce come doppiatore, ma come giurista: dopo un glorioso passato da professore di diritto in licei e università, Mino Caprio si immerge nel mondo del doppiaggio. Mino, quando hai scoperto che la tua voce era fatta per il doppiaggio e non per l’aula di scuola o di tribunale?

Il mio amore per gli attori/doppiatori nasce alle scuole medie, quando guardavo gli sceneggiati Rai in TV dei primi anni 60: il mio preferito era “Parigi brucia”, capolavoro che coinvolgeva attori francesi e americani, di cui apprezzavo il doppiaggio interpretativo. I miei maestri in questo senso sono stati Peppino Rinaldi (ndr. Doppiatore di Marlon Brando), Bruno Persa (ndr. Merlino ne “La Spada nella Roccia”), Pino Locchi (Baloo e Little John ne “Il libro della giungla” e “Robin Hood”) e dal versante femminile Rita Savagnone (famosissima doppiatrice, madre di Claudio Amendola), Lydia Simoneschi (voce italiana di Marylin Monroe e di Ingrid Bergman) e molte altre. E se io oggi, e lo dico con umiltà, vanto dei riconoscimenti per la voce di Peter Griffin, lo devo a un approfondimento inconscio dell’imitazione del doppiaggio di Jerry Lewis fatto da Carlo Romano. E dalla voce buffa di Carlo Romano che doppia Jerry Lewis nasce quella del grassoccio padre di famiglia americano Peter Griffin, con la sua tipica risata (*la imita*). Ma devo essere grato a quelli che ho sempre reputato i miei maestri.

Quanto è importante, soprattutto per noi italiani che vantiamo una grande tradizione di doppiaggio che vanta nomi come Ferruccio Amendola, Tonino Accolla, Luca Ward e Pino Insegno, dare un’anima ai personaggi attraverso la voce?

Senza dubbio il doppiatore deve essere al servizio di ciò che vede sullo schermo, piccolo o grande che sia. Poi se c’è qualcosa che il doppiatore riesce a far filtrare attraverso la sua personalità, ben venga. Altrimenti il risultato è un doppiaggio piatto, stereotipato. Pur entrando in gioco discorsi come l’intonazione della voce e la sensibilità artistica, l’importante è rispettare i canoni del doppiaggio originale.

A proposito di intonazione e modulazione della voce, quanto sono importanti per te queste due qualità quando doppi Peter Griffin?

Beh, basta vedere una persona come Peter, abbastanza grossa e robusta. Quando fui chiamato dalla direttrice del doppiaggio, Loris Scaccianoce, lei mi mostrò un fermo immagine e mi disse: “Questo è il personaggio che devi doppiare, Mino. Come lo faresti?”. Mi trovai davanti a un signorotto egoista, dissacrante, possessivo, menefreghista e dileggiante con occhialini, camicia arrotolata e pantaloni. Mi sembrò allora giusto farlo con questa voce enfaticamente pesante, che si addice a un personaggio un po’ grassoccio come lui. Gli diedi un tocco della mia personalità, dal momento che nel doppiaggio originale Seth MacFarlane (ndr. Creatore della serie “I Griffin” e voce di Peter Griffin e di altri personaggi) doppia Peter con una voce decisamente più timbrata e corposa della mia. Del doppiaggio americano ho rispettato solamente la risata.

E invece per Kermit la Rana dei Muppets?

Per Kermit la Rana ci sono dei Diktat americani da rispettare, per cui durante i provini che sono stati fatti per sostituire i doppiatori della serie degli anni ’60 (ndr. Sesame Street) in studio c’era un apparecchio con un ago simile a quello dell’elettroencefalogramma per accertarsi che la voce fosse sovrapponibile a quella originale. La voce di Kermit è dunque un prodotto imitativo: bisogna usare una certa dolcezza, che rientra nelle note di questo personaggio così delicato e poetico che a me piace molto.

A quale attore o personaggio che hai doppiato sei più affezionato e ti dispiace non essere diventato famoso come “la voce di quel personaggio”?

Direi John Turturro, che ho doppiato in due film (ndr. “Dentro la Grande Mela” e “Monk”) e Daniel Day Lewis, con cui ho debuttato con “Camera con vista” e “My Beautiful Laundrette”. Un attore che avrei voluto doppiare ma che ha doppiato splendidamente Carlo Valli è sicuramente Robin Williams.

Un sentito ringraziamento a Mino Caprio per l’intervista e a Enrico D’Amore per la gentile concessione a pochi minuti dall’evento “Musical Power Camp”.

Servizio, intervista e montaggio di Michele Porcaro.

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Michele Porcaro

Giornalista, scrittore e archeologo. Nato a Benevento nel 1995, è diplomato al Liceo Classico “Anco Marzio” di Ostia e laureato in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Roma “Sapienza” con tesi in Archeologia. Appassionato di lingua, civiltà, storia e archeologia greca e romana, è autore di saggi e romanzi storici sul mondo antico, e ha girato il documentario "ASSTEAS - Storia del Vaso più bello del mondo" in collaborazione con Vittorio Sgarbi. Nel tempo libero svolge attività di rievocazione storica, collaborando a progetti di ricostruzione archeologica sperimentale sull'ambito religioso, civile e militare dei Greci, Romani ed Etruschi.

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