Storie dall'Italia

Il sito dell’Inps va in crash: lezioni di ironia da Pornhub

Nella notte fra il 31 marzo e il 1º aprile, centinaia di migliaia di persone hanno fatto accesso al portale per inoltrare la richiesta del bonus

Roma – Il Coronavirus sta sconvolgendo il mondo per come lo conoscevamo fino a due mesi fa e mettendo a rischio centinaia di milioni di posti di lavoro in tutto il mondo. Il futuro è incerto e le paure e i dubbi delle persone si sommano al pericolo di una recessione di portata mondiale che potrebbe causare effetti ancora più devastanti di quelli seguiti alla crisi del ’29. Di fronte ad uno scenario simile, lo Stato italiano, oltre alla misure di contenimento del contagio e di “lockdown” totale del Paese, è dovuto intervenire con misure di sostegno a favore di tutte quelle categorie di lavoratori, famiglie e aziende che hanno subito e continuano a subire ingenti danni economici legati alla chiusura della stragrande maggioranza delle attività da parte del governo per contenere l’epidemia.

In quest’ultimo mese, in particolare, si è molto discusso del bonus indennità di 600 euro, erogato dall’Inps e introdotto con il decreto “Cura Italia“, ovvero il DL 17 marzo 2020 numero 18, che fa parte di una più ampia serie di stanziamenti a favore di attività produttive, lavoratori e famiglie colpiti dall’emergenza Covid-19. Dal primo aprile, i lavoratori autonomi, le partite Iva senza cassa, i professionisti iscritti alle casse private e i lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa iscritti alla gestione separata dell’Inps, possono inviare la domanda sul sito dell’Inps per richiedere il bonus 600 euro.

IL SOVRACCARICO DEL SERVER INPS

Come era prevedibile, già nella notte fra il 31 marzo e il 1º aprile, centinaia di migliaia di persone si sono riversate sul sito dell’Inps per inoltrare le proprie richieste e richiedere il bonus previsto dal decreto. Oltre 1,5 milioni le domande arrivate sul portale in un solo giorno: un numero enorme, a cui evidentemente il server dell’Inps non era pronto, che ha portato al “crash” del sito.

Per diverse ore, il sito dell’Inps è stato così inaccessibile. All’inizio aveva soltanto rallentato le sue prestazioni e dato qualche segnale di malfunzionamento, in seguito il problema è diventato più serio, poiché gli utenti che erano riusciti ad effettuare l’accesso si sono ritrovati davanti ai dati personali e sensibili di altri utenti, per un evidente falla del sistema e un grave problema di tutela della privacy.

Durante quella giornata sono intervenuti sia il presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, che la vicepresidente Luisa Gnecchi, che hanno attribuito i malfunzionamenti a presunti “attacchi hacker” che ci sarebbero stati non solo nel giorno di mercoledì 1º aprile ma anche in quelli precedenti. Intanto, in seguito alla segnalazione di data breach, il Garante della privacy ha avviato un’istruttoria e ha invitato i contribuenti a non fare uso dei dati personali altrui.

Dopo i problemi riscontrati il primo giorno, il 2 aprile il sito dell’INPS è tornato a funzionare, anche se con qualche limitazione: è stato specificato che i servizi telematici sarebbero stati disponibili per i cittadini solamente dalle 16 alle 8 del mattino seguente, mentre dalle 8 alle 16 solo ai «Patronati e Intermediari abilitati». Le richieste per il bonus partite IVA, invece, non avevano orario e il portale è tornato a funzionare correttamente, anche se diversi hanno comunque segnalato ritardi nella ricezione del PIN semplificato.

Anche l’arrivo effettivo dei pagamenti ha subito qualche ritardo: il 4 aprile, infatti, l’Inps aveva promesso che i primi pagamenti sarebbero arrivati entro il 15 aprile, ma il 7 aprile è intervenuto il sottosegretario dell’Economia Pier Paolo Baretta che ha spostato il termine ultimo dopo la metà aprile, dovendo prendere in considerazione i problemi di avvio. Proprio così sembrano essere andate le cose, come hanno riportato sui social molti utenti. Alcuni di loro devono però ancora vedersi recapitare la somma richiesta che, ha spiegato sempre l’Inps, arriverà sicuramente entro la fine di questo mese.

LA TESI DELL’HACKERAGGIO SMONTATA DAGLI HACKER

Come ha sostenuto il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, il “down” del sito, con annessa violazione dei dati personali, sarebbe stato causato da un «attacco hacker violento». Esperti di informatici e addirittura hacker stessi, però, hanno negato l’eventualità di questa ipotesi.

Il problema, molto più semplice e ovvio di quello ipotizzato, sarebbe stato legato semplicemente all’onda di domande arrivate contemporaneamente sul sito, a cui il sistema non è stato in grado di rispondere, crollando.
Come ha spiegato un informatico esperto di sistemi complessi a Linkiesta, il punto debole del sito Inps risiederebbe nel database server dell’Istituto. Ogni database server, infatti, ha un limite di gestione delle transazioni: fino ad un certo numero di chiamate contemporanee riesce a reggere, superato quel limite il sistema va in tilt.

Federico Bottino, esperto di comunicazione digitale e referente della comunicazione del Partito Pirata Italiano, contattato da Adnkronos, sostiene che ci sia stata “un’incapacità del sito di eseguire una manovra di ‘traffic scaling’ cioè allestire una struttura tecnica che consente al sistema di creare delle code per non sovraffollare le richieste al server, impedendo dunque il collasso del sistema”.

“Inutile dire poi”, ha aggiunto Bottino, “che sarebbe bastato costruire un’infrastruttura tecnicamente solida e con una capacità di ‘scaling’ sui server degna di un sito istituzionale. Voglio dire, i siti di streaming fanno miliardi di accessi al giorno, funziona tutto senza scandali. Basta sviluppare prodotti digitali degni di questo nome”.

Solitamente, infatti, le grandi compagnie di telecomunicazioni, ma anche le grandi piattaforme streaming, evitano il rischio di data leak facendo una ripartizione del database e ponendo dei limiti nel web server sul numero di transazioni contemporanee, in modo da evitare di mandare in tilt il sistema sottostante che gestisce i dati. Il metodo è semplice: milioni di transazioni non vengono smaltite contemporaneamente, ma si creano una sorta di “sale di attesa” intermedie che, mano a mano, processano le richieste tra il sito e il database. Questa la normale prassi per tutti i grandi sistemi digitali, che altrimenti si bloccherebbero, mandando in crash il sito, proprio come è avvenuto con quello dell’Inps.

In aggiunta al crash del database, è possibile ci sia stato anche un errore nella configurazione della rete (Content Delivery Network), che fornisce i contenuti agli utenti sui siti. Probabilmente, per rendere più leggero il sito, in previsione di un altissimo numero di accessi, sono stati commessi errori nella configurazione, che ha prodotto quindi risposte errate, come l’esposizione dei dati sensibili degli utenti. Per questo tipo di reato, sulla base del Gdpr europeo, l’Inps rischia sanzioni molto pesanti, corrispondenti a diversi milioni di euro.

Bottino smentisce quindi la possibilità che si sia trattato di un attacco hacker: “Non penso che il problema sia stato un hacker da fuori” ha spiegato sempre ad Adnkronos, “ma la totale mancanza di hacker (esperti di sicurezza informatica) dentro. Ricordiamoci poi che nel 2020 denunciare un attacco hacker significa denunciare le proprie lacune in ambito cybersecuirty, quindi – anche fosse effettivamente stato un attacco doloso – la scusa non è assolutamente un’attenuante”, ha concluso l’esperto.

L’AIUTO (IRONICO) OFFERTO DA PORNHUB

Quello dell’Inps è stato un vero proprio “epica fail” e, come sempre in queste occasioni, i social ne hanno approfittato per creare meme e sdrammatizzare il problema reale. Forse la proposta più assurda e più simpatica di tutte è quella arrivata dal famoso sito pornografico, PornHub, che, attraverso il proprio account Twitter italiano, ha pubblicamente offerto il proprio aiuto all’Inps: “Vorremmo offrirvi aiuto per potenziare il vostro sito grazie ai nostri server, contattateci” si legge in un loro tweet, condiviso e apprezzato da decine di migliaia di persone.

Ovviamente la risposta dell’Istituto di Previdenza Sociale non è mai arrivata, trattandosi di una proposta ironica, però il dibattito si è ormai aperto contribuendo ad evidenziare le falle del sistema Inps.

La multinazionale, leader nel campo dei video hard, vanta un afflusso di circa 120 milioni di utente al giorno e non è mai successo, nel corso della sua storia, che sia andato in crash o in down. Anzi, nelle prime settimane di “lockdown”, l’azienda ha addirittura offerto gratuitamente agli utenti residenti nelle “zone rosse” il pacchetto premium del sito. Il sito dell’Inps, invece, nonostante fosse ben consapevole dell’ingente afflusso di utenti che si sarebbe riservato in quei giorni sul portale, è andato subito in down, mostrando tutte le debolezze e i limiti del sistema. Se non è interessato all’offerta di PornHub, ci auguriamo per lo meno che, dopo l’ultima figuraccia, l’Inps metta finalmente in piedi un sistema sicuro e all’altezza di un sito istituzionale.

LA NOVITÀ: DA 600 EURO A 800 EURO

Non solo falle e problemi tecnici, il governo, nelle ultime settimane, ha dovuto fronteggiare anche le polemiche, sollevate da Nicola Testa, vicepresidente Colap (associazione delle professioni del lavoro autonomo) che ha parlato di «bonus insufficiente e dell’80% di partite Iva senza lavoro».

Il governo ha risposto confermando l’aumento del bonus per lavoratori autonomi, professionisti e co.co.co. da 600 euro ad 800 euro per mesi di aprile e maggio. Ad annunciare l’aumento è stato il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, intervenuto alla trasmissione “Circo Massimo” su Radio Capital, spiegando che “l’indennizzo per lavoratori autonomi e professionisti non solo verrà prorogato anche per il mese di aprile, ma potrebbe salire da 600 a 800 euro”, specificando, poi, che verranno probabilmente richiesti dei criteri di selettività un po’ più stringenti.

Il ministro Catalfo, inoltre, ha spiegato che nel nuovo Decreto sarà introdotto un “Reddito di emergenza” di 500 euro per le fasce più deboli della popolazione. Oltre a questo sarebbero previsto anche un “bonus colf e badanti”, compreso tra i 200 ai 400 euro, a sostegno degli 850mila lavoratori domestici che hanno perso il lavoro a casa dell’emergenza sanitaria, e un “bonus figli under 14”, che prevede un assegno che va da 80 a 160 euro.

Un segnale sicuramente incoraggiante e una risposta concreta alle esigenze alle necessità di un Paese che si appresta ad entrare nella Fase 2, fra incertezze, paure e lo spettro di una lunga e faticosa crisi economica.

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Alessandro Mancini

Direttore editoriale e fondatore di Artwave. Laureato in Letteratura e Linguistica italiana, appassionato di fotografia e di arte, inguaribile sognatore, ritardatario senza speranze. Cerco la bellezza nei dettagli.

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