Storie dall'Italia

Il nuovo inno nazionale, tra Vaffanculo di Masini e il Va’ Pensiero di Verdi.

L’inno nazionale, quello di Mameli è ancora provvisorio e se non si fa una legge potrebbe cambiare dall’oggi al domani. Lo sapevate? Piccolo viaggio tra disegni di legge molto buffi. 

Viviamo un periodo strano.
Un momento storico in cui girare per Roma con un frigorifero sul portapacchi della macchina è diventato rischioso quasi quanto girare per Roma ai tempi del sequestro Moro e poco importa se tu quel frigo lo stai portando a un’isola ecologica o lo hai appena comprato e te lo stai portando con non poca fatica a casa, quarto piano senza ascensore.

Rischi di entrare a far parte di un sistema marcio che prima o poi inghiottirà anche te stesso. Anzi, guardati intorno sei stato già inghiottito!11!!1! Sono intorno a te e tu sei uno di loro!

Dicevamo.

Stavolta senza aprire parentesi, lo giuro: in un momento in cui girare per Roma con un frigorifero è diventato rischioso e complottista scrivere l’articolo che state per leggere potrebbe non risultare una buona idea. Quindi prima di continuare a leggere la precisazione è d’obbligo: Questo non è un articolo a cinque stelle. Non è un articolo populista. Non sono chiacchiere da bar. Si tratta di semplici informazioni e prese di coscienza.

Si parla di disegni di legge, quindi di fatto si parla di idee, di proposte e discussioni.

Perché che cos’è la politica se non idee e discussione?


Oggi io vi parlo dei disegni di legge più curiosi, dove
curiosi è un aggettivo che di fatto potrebbe tranquillamente essere sostituito da inutili, ma badate bene questo articolo non vuole scadere nel populismo grillino fatto di scie chimiche e punti esclamativi che si confondono con gli uno pigiando la tastiera troppo forte.
Dentro un parlamento il dibattito è sano sempre. Anche se le idee sono a volte bizzarre. E parecchio…

Questo è un breve elenco dei più curiosi disegni di legge presentati tra questa estate e l’inizio dell’ autunno.

Per esempio Elio Massimo Palmizio di Forza Italia chiede di disporre una celebrazione per niente di meno che il ventiduesimo centenario per la Morte di Tito Maccio Plauto. Che se tanto ci dà tanto è plausibile pensare che i due, con nomi così importanti, non possano che essere uniti da una linea parentale lunga 22 secoli. Altrimenti perché promuovere questo disegno?

Valentina Vezzali, invece, ve la ricordate? La spadaccina più famosa di tutti i tempi? Lei, che è stata eletta con Monti e ora milita nel gruppo misto, chiede che venga istituita in Italia la giornata nazionale della divisa amica. E detto da lei, che prima di diventare un onorevole deputato è stata una poliziotta ci sembra un po’ un conflitto di interessi. Che le divise si riconquistino l’affetto della gente per le strade e non con una giornata a loro dedicata.

Veniamo ora alla notizia bomba!
Vi ricordate poi quando negli anni novanta la Lega propose di cambiare l’inno di Mameli sostituendolo con il Và pensiero? L’idea era tutt’altro che sciocca perché forse non tutti sanno che l’inno di Mameli è ad oggi ancora in uso provvisorio, come fu deciso da De Gasperi nel 1946 e da allora non è stato mai sostituito e/o confermato. Ora alzi la mano chi lo sapeva. Nessuno, vero? Sbrighiamoci a farlo diventare legge perché se Grillo ci legge propone Vaffanculo di Masini. 

Per concludere come non parlarvi della proposta di Roberto Capelli (gruppo DS CD e altri) che ha proposto l’ Istituzione dell’insegnamento di storie e civiltà del vino con tanto di specifiche tecniche, ovvero: l’insegnamento della materia dovrà essere obbligatorio nelle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado e dovrà esserne garantito almeno 1 ora a settimana. Come religione ed educazione fisica praticamente! Ora se il vino rosso fa buon sangue ci chiediamo cosa serva per fare sul serio la #buonascuola!

Idee libere e discussioni. La politica passa anche per via bizzarre e poco lineari. Sono i risultati finali che devono essere giudicati e non l’inizio di cammini che spesso non continueranno. È qui che si fa la differenza tra la politica e le chiacchiere da bar. La differenza tra chi vuole andare avanti e chi vuole restare dietro al  pc a vedere complotti e scie chimiche dietro un tramonto romantico con un aereo che decolla sullo sfondo.

Federico Vergari

Nato a Roma il 3 giugno del 1981. Giornalista pubblicista dal 2011, collabora con diverse testate scrivendo prevalentemente di sport, cultura, fumetti e costume. Nel 2008 pubblica, per la casa editrice Tunué, Politicomics un saggio sul rapporto tra comunicazione politica e fumetti.

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