Dossier

INAUGURATION DAY

Ha giurato sulla Bibbia di famiglia che risale alla fine dell’Ottocento. Prima di lui, prima del 46esimo presidente degli Stati Uniti d’America, si è esibita Lady Gaga, regale, sublime, appassionata, che ha intonato l’inno nazionale. Quindi Jennifer Lopez, la popstar di origini portoricane, anche lei visibilmente emozionata, che ha cantato i classici del patriottismo a stelle e strisce “This land is your land” e che si è interrotta per pronunciare una frase in spagnolo: “Una Nacion bajo Dios, indivisible, con libertad y justicia para todos”.

Sono già presenti in questi preamboli i temi cari alla nuova amministrazione Usa, guidata da Joe Biden, che si è insediato oggi alle 12, le 18 in Italia, nella cerimonia blindata di Capitol Hill, a Washington. Un migliaio i partecipanti, a causa del Covid-19 e soprattutto in seguito all’occupazione del Campidoglio di due settimane fa; tante però le bandiere piantate a terra in ricordo delle vittime della pandemia.

Joe Biden, ha esordito dicendo che “non siamo qui per festeggiare un candidato, ma una causa, quella della democrazia”. Ha ringraziato il presidente Jimmy Carter, 96 anni, unico rimasto in vita tra i più vecchi, che non ha potuto partecipare alla cerimonia perché impossibilitato a viaggiare. Presenti Barack Obama, Bill Clinton, George W. Bush.

Quindi le sfide: «Combattiamo il virus che in America ha fatto più vittime della seconda guerra mondiale – ha detto il presidente Usa – combattiamo la supremazia bianca, il nostro terrorismo domestico, il razzismo. Serve unità. Evitiamo risentimento, estremismi, rabbia, disperazione. Usiamo la forza nel modo migliore».

«Ascoltiamoci l’un l’altro, ascoltiamo l’altro – ha affermato ancora – Rispettiamo l’altro e abbracciamo le altre culture. Essere in disaccordo non vuol dire far scoppiare una guerra mondiale. Costruiamola noi la cultura che vogliamo. Possiamo dissentire, ma dissentire pacificamente, il disaccordo non deve portare a distruggere l’unità».

Poi, ha invitato gli americani ad aprire i loro cuori e le loro anime: «Basta con gli scontri tra conservatori e democratici, tra chi abita in città e chi abita in campagna».

E allora, il senso della sua missione racchiuso in un ricordo dolce e rigoroso: «Come mi diceva mia madre – ha detto il presidente Biden – per un attimo, mettiti nei panni dell’altro. Siamo un’unica Nazione. Non vogliamo più vedere menzogne, bugie, violenze. Diamo il meglio di noi a questa nazione. Io ti darò il mio meglio, America».

Dunque, lo sguardo fuori dai confini nazionali, dopo l’annuncio arrivato ore prima, dell’interruzione della costruzione del muro con il Messico.

«Siamo pronti a creare nuove alleanze – ha annunciato Biden – in politica internazionale, al di fuori dei nostri confini. Un’America che vuole governare con il potere dell’esempio».

Ha chiesto infine un minuto di preghiera per i 400 mila americani morti per il Covid-19 e ha esortato tutti a scrivere insieme un nuovo capitolo della storia americana, senza timori.

La cerimonia è proseguita con Amanda Gorman, la più giovane poetessa nella storia dell’Inauguration Day degli Usa, 22 anni, che ha recitato la sua poesia “The hill we climb”, “La collina che scaliamo” i cui versi dicono che la democrazia può essere rallentata, ma mai fermata.

Prima di Capitol Hill, Trump aveva lasciato la Casa Bianca direzione Florida con un breve discorso incentrato su un vago “torneremo in qualche modo”; aveva chiuso il suo messaggio con il brano dei Village People YMCA del 1978. Un brano di cui – molto probabilmente – il 45esimo presidente degli Usa ignora il vero significato, quello nascosto tra allusioni e doppi sensi. A lui sarà sembrato il classico brano da discomusic, consumato nei reality show, e dunque perfetto per il commiato.

Nel frattempo, Joe Biden si era recato a messa con la moglie Jill, nella cattedrale di San Matteo Apostolo, la stessa dove si sono svolti i funerali di John Fitzgerald Kennedy. Biden è il secondo presidente cattolico degli Usa proprio dopo Kennedy. Alla messa, anche Kamala Harris – il presidente ha definito la sua vice presidenza un “fatto epocale” – e suo marito Douglas Emhoff.

Barack Obama salutava Joe Biden con un tweet: “Congratulazione amico mio. Questo è il tuo tempo”.

I NUMERI 

Joe Biden è il presidente degli Stati Uniti d’America eletto con il maggior numero di voti nella storia: 81.283.485.

Al secondo posto il suo sfidante, in questa tornata elettorale, Donald Trump con 74.223.744. Al terzo posto Barack Obama con 69,5 milioni di voti, nella sua prima elezione del 2008.

È il presidente con la più lunga storia politica alle spalle, e in alcuni casi, questa storia è sembrata una zavorra. Nel 1972 è stato eletto al Senato quando aveva 29 anni. È stato senatore per 36 anni. Ha ricoperto il ruolo di vice presidente nell’amministrazione Obama per 8 anni dal 2008 al 2016.

Alessandra Sozio

Giornalista professionista dal 2007, si è laureata in Scienze politiche presso La Sapienza di Roma. Ha ricoperto molteplici incarichi nel mondo della comunicazione: dalla carta stampata che l'ha vista impegnata in numerose collaborazioni, fino ad essere nominata vice direttrice del primo quotidiano del litorale romano "Il Giornale di Ostia" e capo redattrice della cronaca politica, al web nella gestione di testate giornalistiche online e siti istituzionali. Ha curato la rinascita del "Nuovo Paese Sera", anche nella sua veste cartacea di approfondimento mensile. Nel suo percorso lavorativo, è stata responsabile dei servizi editoriali del X Municipio di Roma Capitale.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Check Also
Close
Back to top button