A migliaia sono scesi in strada per impedire la chiusura della CEU. Hanno paura di perdere il contatto con i loro coetanei europeo, di rimanere indietro e isolati. Il loro grido, però, non è ancora arrivato ai partiti di opposizione

Budapest – I giovani ungheresi sono scesi in piazza per protestare contro la proposta del Premier magiaro Viktor Orban di chiudere la CEU (Central European University). L’Ateneo indipendente, fondato dal miliardario di origine ebreo-ungheresi Soros, sarebbe accusato dal capo del Governo di attentare all’unità nazionale finanziando segretamente proteste anti-governative. Gli studenti, però, non ci stanno e dalle 17.30 di oggi hanno deciso di occupare una delle piazze centrali della città e di rimanerci fino a domenica. Lo scopo, ha detta degli organizzatori, è quello di “dimostrare che il silenzio non vincerà”. Per questo, sono stati organizzati concerti di musica pop e rock.

Tutto è iniziato con la votazione da parte del parlamento magiaro, a netta maggioranza del Fidesz, di un decreto-legge che definisce la CEU non conforme alle leggi ungheresi e come un cavallo di Troia per propaganda e azioni antinazionali.

L’iniziativa del Governo ultranazionalista, tuttavia, ha finito per riaccendere le polveri dello scontro tra l’Ungheria e l’Unione Europea. Orban, infatti, nel suo ultimo discorso alla nazione ha chiesto di fare una scelta netta: tra un parlamento che serva gli interessi degli ungheresi e uno, invece, che si pieghi ai diktat stranieri. Interessi che, a detta di Orban, hanno come principale obiettivo quello di favorire l’invasione dell’Europa da parte di flotte di immigrati illegali e di terroristi. Non passa giorno, infatti, che da Budapest non si sottolineino i fallimento dalla “democrazia multiculturale” europea.

Forti critiche, però, sono arrivate negli ultimi tempi da parte dell’UE e degli USA, così come per voce di Amnesty International e Human Rights Watch, nei confronti del leader del Fidesz. Tutti preoccupati della deriva anti democratica e repressiva intrapresa dal Governo. A fare le spese, a quanto dicono i portavoce di queste ONG, sarebbero gli immigrati. Barriere, violenze fisiche e detenzioni arbitrarie in centri di raccolta dalle condizioni non propriamente adeguate avrebbero richiamato l’attenzione della comunità internazionale.

Per il momento, la situazione in piazza sembra rimanere pacifica. Il numero dei partecipanti, però, continua ad aumentare ora dopo ora. Dimostrando tutta la preoccupazione da parte di una generazione di giovani ungheresi convinti che l’Europa sia il futuro.

Mattia Bagnato