Nell’anno del Giubileo straordinario, l’iniziativa dell’associazione Priorità Cultura. Intreccio di fede, arte e ambiente. In una parola, cultura

Roma- Si può essere romani e allo stesso tempo pellegrini a Roma? Sì, e con sorpresa ed interesse.

L’occasione del Giubileo della Misericordia offre lo spunto per conoscere e scoprire un’altra Roma, quella che la circonda e la rende unica al mondo. Quella che c’è anche se non la vedi. Quella della conoscenza e della fede.

E la via Francigena in proposito è strategica allo scopo ma, fino a poco tempo fa, impraticabile in alcuni punti e addirittura in altri obbligava i volenterosi a prendere il treno in alcuni tratti e a snaturare di fatto il significato del peregrinare.

Circa un paio di anni fa l’idea incentrata sui cammini spirituali anche in vista del Giubileo straordinario 2016 che stiamo vivendo. Un progetto che si deve all’associazione Priorità Cultura presieduta da Francesco Rutelli. E chi meglio di un ambientalista convinto, un sindaco illuminato come oggi tutti gli riconoscono essere stato, un amministratore appassionato come lui, poteva avviare un progetto risolutore per agevolare il cammino dei pellegrini verso San Pietro?

Ed ecco i colloqui con il Pontificium Consilium della Cultura guidato dal cardinale Gianfranco Ravasi, con Papa Francesco e con la Regione, quest’ultima indispensabile per la presa in carico di alcuni indispensabili interventi che hanno reso il percorso fruibile.

Il tratto individuato (la Francigena è in realtà un intreccio di vie) è quello Romano che inizia a Formello e si conclude a San Pietro attraversando di fatto la via Cassia e passando per il Trionfale.

Ed è questo il percorso oggetto della due giorni organizzata proprio dall’associazione Priorità Cultura. “In cammino sulla via Francigena tra fede, arte, natura e storia”, questo il titolo dell’iniziativa che ha visto la collaborazione di Parco di Veio, Roma Natura, Cammino della Luce e Ufficio Nazionale Cei e alla quale hanno aderito un centinaio di persone. Perfetta l’organizzazione dell’iniziativa e sotto tutti i punti di vista.

In totale una trentina di chilometri tutti da scoprire per storia e bellezze naturali. Tratti che tolgono il fiato e non soltanto nel senso letterale del termine e per la fatica.

Già l’arrivo a Formello stuzzica l’interesse dei partecipanti al pellegrinaggio. A due passi dalla città, un parco delle culture. Formello è un luogo working in progress dove la precisa volontà degli amministratori (a cominciare dal sindaco Sergio Celestino) è quella di proseguire con la divulgazione delle presenze storiche e naturali del posto.

Perché proprio grazie all’attenzione messa in questi anni, come dice il primo cittadino “hanno aperto quattro ristoranti”. Cultura e turismo dunque volano per l’economia e per l’occupazione. Palazzo Chigi con biblioteca comunale multimediale, Sala Orsini e poi ancora il teatro comunale, la chiesa di San Lorenzo e l’archivio storico. Tanta attenzione alla crescita e anche all’ospitalità tanto che oggi è possibile usufruire di un ostello della gioventù.

Da qui inizia il cammino sulla via Francigena, ultima tappa per quanti la percorrevano sin dall’anno 990. Si sale e si attraversano le campagne per raggiungere uno dei tesori della Capitale: il Parco di Veio.

Dove si trovano i resti dell’antica città etrusca, nei pressi del Borgo di Isola Farnese. Una città rivale di Roma per il controllo del Tevere. Qui si trova la necropoli

e le più antiche tombe dipinte d’Etruria: la tomba dei Leoni Ruggenti e la tomba delle Anatre.

Per arrivarci, lo scorso dicembre, ecco la realizzazione del ponte del Fosso del Cremera, una delle maggiori opere che la Regione Lazio ha predisposto per il Giubileo, affidandone l’esecuzione all’Azienda Strade Lazio, predisposto per mettere in sicurezza e ridurre la lunghezza di alcuni cammini, un sentiero che collega via della Ficoraccia con vicolo Formellese, per uno sviluppo di circa 800 metri, e ilconsolidamento della esistente passerella pedonale in via Prato della Corte.

Il parco di Veio riserva altre sorprese quali le Valli del Sorbo, le rovine di epoca romana e medievali, l’antico mulino ad acqua Mola di Formello e la via romana.

 Il secondo giorno di cammino è nella riserva dell’Insugherata. Un tesoro di flora e fauna dove si trova la tomba di Vibo Mariano più nota come tomba di Nerone. Un tratto percorso dai cavalieri Templari che dovevano raggiungere Gerusalemme nel periodo delle Crociate. Da qui, il percorso per raggiungere la via Trionfale e siamo in città verso il parco di Monte Mario. Un totale di circa 18 chilometri.

 Il percorso, ormai cittadino, dà la possibilità di giungere al belvedere di Monte Mario da dove l’intera città di Roma si lascia scoprire nella sua grandezza e nella sua straordinaria bellezza.

L’ultimo tratto verso San Pietro, grazie all’itinerario approntato dall’associazione Priorità Cultura, regala altre emozioni. La chiesa di San Lazzaro, nell’omonimo Borgo (sovrasta la cittadella giudiziaria di piazzale Clodio) era l’ultima tappa dei pellegrini che, arrivavano stremati e spesso, affetti da lebbra. Ed ecco il perché della trasformazione in lebbrosario della adiacente locanda.

A conclusione del cammino, l’arrivo nella città del Vaticano dove, nella chiesa di Santa Maria in Camposanto, il cardinale Ravasi ha accolto i camminatori, celebrando una Messa. Il passaggio della Porta Santa ha chiuso la due giorni. Una straordinaria occasione per conoscere (anche attraverso la guida di esperti archeologi ed ambientalisti) una Roma diversa. Un tuffo nel passato per capire il presente. Intreccio di fede, arte, cultura e ambiente.

Emanuela Sirchia

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