LA PROCURA DI ROMA CHIEDE L’ARCHIVIAZIONE DELL’INCHIESTA SULLA MORTE DELLA GIORNALISTA ITALIANA, UCCISA IN SOMALIA ASSIEME A MIRAN HROVATIN 23 ANNI FA

Roma – La verità sulla morte di Ilaria Alpi verrà mai trovata? È una domanda alla quale in questi giorni è ancor più difficile rispondere. E, richiamando alla memoria il titolo di un lungometraggio proprio a lei dedicato, il più crudele dei giorni sembra non avere mai fine. Purtroppo. La procura di Roma ha infatti chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte della giornalista romana – uccisa più di vent’anni fa, nel marzo 1994, a Mogadiscio (Somalia) assieme all’operatore Miran Hrovatin – lasciando la decisione al gip.

Si tratta di una scelta che fa indubbiamente discutere, e sulla quale non hanno tardato a concentrarsi le prime manifestazioni di dissenso e delusione, da parte degli esponenti del mondo politico. Tra queste le parole di Walter Verini, capogruppo Pd nella commissione Giustizia alla Camera, che ha commentato così la notizia: “Dopo la sentenza della Corte di Appello di Perugia, a mio modo di vedere c’erano, e ci sono, tutte le condizioni per dare nuovo impulso alle indagini per cercare di trovare le prove di quella che tutti sappiamo essere la verità. Aggiungendo, peraltro: “Ilaria e Miran furono uccisi perché avevano scoperto responsabilità di faccendieri, affaristi, pezzi deviati dello Stato all’ombra della cooperazione internazionale e traffici di rifiuti e di armi con relativi depistaggi”.

Allora, cosa c’è veramente dietro l’assassinio della giornalista del Tg3? Non è dato saperlo con certezza, per il momento. Stando poi a quanto si legge nel provvedimento, recante la firma del pm Elisabetta Ceniccola e racchiuso in un’ottantina di pagine, sarebbe impossibile dare inizio a indagini in Somalia. E dunque risalire al nome dei mandanti dell’omicidio, per il quale è stato assolto nel processo di revisione Omar Hashi Hassan, un somalo che ha trascorso 17 anni in carcere e che ora ha chiesto tramite i suoi avvocati 12 milioni di euro di risarcimento.

La famiglia della Alpi, intanto, ha fatto sapere che avanzerà opposizione alla richiesta di archiviazione, poiché secondo il legale Domenico D’Amati l’inesistenza di “moventi e prove dei depistaggi” corrisponderebbe al falso. Al contrario, di moventi e possibili depistaggi ve ne sarebbero “in abbondanza” ma “non si vogliono leggere”.

Simona Cappuccio