FERMATA NELL’ALESSANDRINO TRA IL 22 E IL 23 GIUGNO, ED ORA NEL CARCERE DI TORINO, UNA 26ENNE DI GARBAGNA ACCUSATA DI ESSERE UNA FOREIGN FIGHTER. PROPRIO COME MARIA GIULIA SERGIO.

Tortona (Alessandria) –  Donne e combattenti, disposte a tutto pur di sostenere la causa dello Stato Islamico, anche e soprattutto alla morte. È quello che accomuna due giovanissime ragazze, che hanno intrapreso un viaggio andata senza ritorno. Una divenuta ufficialmente la prima combattente italiana arruolata nelle fila dell’Isis, e condannata lo scorso inverno dalla Corte d’Assise di Milano a nove anni di reclusione; l’altra fermata poche ore fa in un tranquillo paese dell’Alessandrino, con la medesima, pesante, accusa. Quella di terrorismo internazionale.

Parliamo di Maria Giulia Sergio e Lara Bombonati, o meglio di Fatima e Khadija, come volevano ed erano solite farsi chiamare dopo la conversione all’Islam. Meno di trent’anni entrambe, convolate a nozze tutt’e due con altri ferventi sostenitori del Califfato. Tuttavia, se della ragazza originaria di Torre del Greco, partita col marito nel 2014 alla volta della Siria, non si hanno più notizie da mesi, della Bombonati invece si sa con certezza che dopo il fermo è stata trasferita presso il carcere di Torino, dove si trova tuttora e presso cui dovrà rimanere fino alla convalida dell’arresto da parte del Gip.

Le indagini sulla 26enne – nata a Milano e residente nel borgo di Garbagna, in provincia di Alessandria, non distante da Tortona, luogo della cattura – erano iniziate intensificandosi man mano dopo la denuncia della scomparsa da parte della famiglia. Nel corso del mese di gennaio però la Bombonati era stata arrestata dall’esercito turco al confine tra la Turchia e la Siria, per poi essere successivamente espulsa e far ritorno in Italia. Da quel momento non è mai stata persa di vista dagli uomini della Digos, che nella notte tra il 22 e il 23 giugno le hanno messo le manette ai polsi.

Nel frattempo, si continua comunque ad indagare sui contatti della piemontese col gruppo Organizzazione per la liberazione del Levante (Hayat Tahrir al-Sham), ma secondo le ultimissime dichiarazioni del procuratore capo di Torino Armando Spataro, che col sostituto Antonio Rinaudo, si occupa di coordinare l’inchiesta, alla base del fermo vi sarebbe l’intenzione della giovane di recarsi quanto prima in Siria. Facendo così ritorno nei territori nei quali si era trasferita col marito Francesco Cascio, originario di Trapani, molto probabilmente deceduto in battaglia. E qui, dunque, l’altro punto di contatto con la storia della Sergio: il marito Aldo Kobuzi, foreign fighter pure lui, è infatti stato condannato a dieci anni di prigione nel dicembre 2016. 

Ma in attesa di conoscere la decisione del Gip, intorno alla vicenda della “combattente” Lara ovviamente grande stupore, compreso quello degli abitanti di Tortona e del suo primo cittadino che interpellato ha commentato così l’arresto: “La ricordo girare con il velo, una cosa che all’epoca destava molto scalpore“. Concludendo: “Quando certe cose ti capitano in casa fa ancora più male“.

 

Simona Cappuccio