Dal Teatro Argentina di Roma, il mito greco arriva negli States. Grazie a Dario D’Ambrosi, regista italiano, e alla sua intuizione del teatro patologico. Con lui, sulla scena saliranno anche gli attori diversamente abili.

Roma – La Medea di Euripide per la regia di Dario D’Ambrosi, dopo la rappresentazione al Teatro Argentina, è volata al Cafè la Mama di New York.

Non si tratta solo di raccontare il classico mito greco in cui la temibile eroina Medea, figlia di Re Eeta e della maga Circe compie razzie per dar sfogo al suo ego, bensì si  descrive e si scandaglia la nevrosi della protagonista fornendo una nuova prospettiva sull’accettazione del sè.

Ad interpretare la protagonista, è Almerica Schiavo nel ruolo di Medea, lo stesso Dario D’ambrosi nel ruolo di Caronte e Mauro Cardinali nel ruolo di Giasone. Il coro greco è invece interpretato dagli attori diversamente abili del teatro patologico.

Questo adattamento pone come punto cardine il rapporto tra fisicità ed espressione, la musica dal vivo svolge un ruolo fondamentale per il dispiegarsi del opera e a tratti ne guida i passi.

Medea un dramma che si svela pian piano. Narra la straziante storia di una donna che non riesce ad accettare il dispiegarsi del tempo e non è in grado di contenere le sue emozioni “idealizzate” nella concezione stessa dell’amore. Un sentimento esplicato al marito Giasone che ormai stanco d’amare la “vecchia” Medea. Una donna apparentemente succube, sola, considerata diversa perché maga, straniera nella sua terra e ricercata in patria; decide di lasciarla. In scena teli bianchi che ci riportano alla purezza e alla netta concezione manichea del bene e male, un drappo che si sporca di sangue e diventa il testimone degli atroci delitti di Medea. Un coro guida la storia, tra magiche lanterne e parole in greco antico, un unico grande disegno che segue e accompagna dalla follia alla redenzione sino all’estasi del personaggio, al limite tra il reale e irreale psichico. Ogni suono nello spettacolo, rivela e guida la storia, e se, la lingua greca completa il racconto, l’italiano lascia il silenzio dietro di se a triste monito di un disagio carico di emotività e passione. Una barriera perturbante, che custodisce in se tutto quel “mondo patologico” nascosto fino al secolo scorso. Da qui la scelta del testo (largamente rispettato) Euripideo che indaga e ricompone il personaggio.

Dialoghi brevi ritmi serrati, rendono lo spettacolo avvincente e coinvolgente, una Medea che rappresenta a mio avviso un punto di scontro in cui la nevrosi della società moderna si consuma con il desiderio fatiscente di voler perdurare in eterno.

Un dramma classico che si confronta con una modalità di “lavoro integrato” compiuto da professionisti del settore che hanno saputo indirizzare e guidare insieme al regista, gli attori affetti da disabilità psichica e fisica.

Medea ha vinto il Wilton’s Prince nel 2013 è stato replicato al teatro Argentina il 14-15 settembre inoltre il regista Dario D’Ambrosi, in collaborazione con l’Università degli Studi di Tor Vergata, e il benestare del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, aprirà la prima facoltà al mondo di “Teatro integrato dell’emozione”, frequentata da attori e studenti disabili.

 Alessija Spagna