Spazio Kabul

IL “SENTIERO DI DISCESA”

In Afghanistan, i soldati americani passeranno da diecimila a 5.500. Lo ha annunciato l’amministrazione Obama. Il comandante delle operazioni Nato ha illustrato al Congresso la sua “exit strategy”. Ma l’incubo Isis è presente.

Kabul- Il comandante delle forze USA e NATO in Afghanistan, John Campbell ha presentato al Congresso la sua “exit strategy” dal paese. Obiettivo numero uno le condizioni di sicurezza sia per l’America che per i leader afgani, considerando la flessibilità di una situazione che giorno dopo giorno si evolve sul terreno.

Mentre gli Stati Uniti – dopo la fine delle operazioni di combattimento- contano circa 10.000 soldati americani attualmente dispiegati in Afghanistan, l’amministrazione Obama ha già annunciato l’intenzione di dimezzare le truppe: arriveranno a 5.500 le unità entro la fine di quest’anno.

Il piano militare del generale Campbell prevede il cosiddetto “sentiero di discesa” che porterà alla fase finale dell’operazione e a individuare i “luoghi” da dove togliere personale, nonostante la stagione estiva di combattimenti che in Afghanistan è pronta a prendere il via.

Campbell ha avvertito la sua catena di comando, ma è determinato: vuole tutti i suoi uomini a disposizione. In ballo c’è la fase attuale di assistenza e supporto alla popolazione e, soprattutto, il monitoraggio di un’altra missione importante: la lotta al terrorismo internazionale. Gli spettri dell’Iraq sono alle porte e non si possono ripetere gli stessi sbagli che poi hanno favorito la costituzione dello Stato Islamico e la sua conseguente avanzata alle porte dell’Europa.

Da quanto ha riportato il Washington Post, queste parole potrebbero portare a una riflessione dell’amministrazione Obama che sta valutando un possibile rallentamento nel suo ritiro pianificato dall’Afghanistan. Ci sono attualmente 9.800 soldati americani in Afghanistan, e altri 3.000 provenienti da altre nazioni partner della NATO. Campbell si è detto pronto per i prossimi mesi, quando la guerra contro i ribelli raggiunge generalmente i suoi livelli più alti. Sarà la prima stagione in lotta per le forze afghane per conto proprio, senza l’assistenza degli uomini della coalizione.

L’Afghanistan sarà pronto a camminare con le sue gambe?

Molti leader repubblicani a Capitol Hill hanno espresso la loro preoccupazione sia sui tempi che sui modi stabiliti dall’amministrazione Obama per il ritiro supplementare delle truppe americane. La tempistica veloce del rientro in patria porta in tanti a pensare alla precedente rapida rimozione delle forze Usa in Iraq alla fine del 2011, e alla condizione di deterioramento che ne seguì.

“La mancanza di presenza crea un vuoto, e abbiamo visto quello che riempie quel vuoto in Siria e in Iraq”, ha detto il senatore John McCain, presidente della commissione, nel corso del suo intervento. “Gli spazi non governati permetteranno ai terroristi di creare in Afghanistan la stessa catastrofe che abbiamo visto in Iraq, che porta a una inevitabile e crescente instabilità, e a realizzare dei rifugi sicuri per i terroristi, creando così dei rischi diretti per gli Stati Uniti”.

A sentire McCain anche il governo afghano ha espresso preoccupazione per la strategia. “Un gruppo di noi ha incontrato il presidente Ghani – ha detto McCain- e lui era molto forte e risoluto nel sostenere che questo piano attuale metterà la nazione in pericolo”.

Al di là di Kabul e Bagram, dove la presenza americana in Afghanistan è più massiccia, gli Stati Uniti mantengono ancora il controllo a Mazar-i-Sharif, Herat, Kandahar, Jalalabad e Gamberi.

I senatori hanno inoltre espresso preoccupazione per ISIS che sta guadagnando sempre più terreno in Afghanistan, soprattutto a seguito di un drone statunitense che ha ucciso un alto comandante talebano. “Si, sono molti i talebani che stanno giurando fedeltà verso ISIS”, ha ribadito Campbell che ha definito la presenza ISIS in Afghanistan “nascente”.

Mirko Polisano

Tags

Mirko Polisano

Giornalista embedded a seguito del contingente italiano nelle aree di crisi. E'stato inviato in Kosovo, Afghanistan e Libano. Ha seguito il terremoto de L'Aquila e il G8; l'emergenza immigrazione della Sicilia, la crisi libica e la Primavera Araba, inviato in Maghreb ad un anno dalla Rivoluzione. Ha raccontato le divisioni di Belfast e gli orrori di Auschwitz e Birkenau nel Giorno della Memoria. E' autore del libro "Storie Lontane. Racconti di vita in Afghanistan". È collaboratore del quotidiano Il Messaggero.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Check Also

Close
Back to top button
Close
Close