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IL “SEMINARIO MUSICA E FILOSOFIA ROMA TRE” TRA PROSPETTIVE E METODOLOGIE ETEROGENEE

Dieci incontri a partire da oggi per riscoprire il fenomeno musicale in uno «spazio eterogeneo e frammentato privo di linea guida». L’intervista a Giuseppe Molica, tra gli organizzatori dell’evento.

Roma – In una sede d’eccezione, la Stanza delle Parole del museo Macro di via Nizza, si accendono le luci del Seminario Musica e Filosofia Roma Tre. Organizzata dal collettivo Nodb185, l’iniziativa alla sua seconda edizione offre l’opportunità di conoscere la musica attraverso nuove prospettive e una «metodologia non-estetica». Oltre ogni etichetta e preconcetto legato al gusto, il fenomeno musicale sarà esplorato «partendo dai fondamenti percettivi del suono e ciò che rende musica la composizione dei suoni». Il percorso si scandirà attraverso dieci appuntamenti in cui varieranno protagonisti e tematiche, ma costante sarò lo spazio dedicato al dibattito e alla produzione musicale. Per comprendere meglio le dinamiche del seminario, ne abbiamo parlato con Giuseppe Molica, organizzatore dell’evento insieme a Claudio Kulesko e Leonardo Giannotti.

Come è nato il seminario di Musica e Filosofia?

Il seminario nasce da un incontro fra me e Claudio Kulesko, e dal nostro amore, quasi ossessione, per la musica. La necessità di base era quella di poter parlare di musica, soprattutto all’interno della nostra università, dove il discorso musicale era stato quasi abbandonato. Arrivare alla “concretizzazione” non è stato poi eccessivamente complicato, abbiamo trovato una buona risposta tanto da parte dei professori nel concederci gli spazi necessari, quanto degli studenti nel seguire la nostra proposta e, fortunatamente, gli speaker a cui abbiamo chiesto di intervenire l’hanno fatto tutti (o quasi) con grande entusiasmo.

Infiniti sono i temi affrontati nei vostri incontri al pari delle prospettive, al fronte di questa eterogeneità quali sono i vostri obiettivi?

L’obiettivo è, sic et simpliciter, parlare di musica. O meglio, riuscire a comporre un discorso musicale, nella misura in cui lo spazio di discussione aperto dal seminario vuole funzionare come punto di incontro di discorsi eterogenei sulla musica. Affrontare il discorso con una metodologia non-estetica, ovvero accantonare il proprio giudizio di gusto e cercare un’analisi (o meglio, più analisi) sul fenomeno musicale. Proprio per questo non possiamo né vogliamo indicare una “linea guida” del seminario, se non osservare e constatare quali proposte si compongano meglio fra loro. L’unica “clausola” che ci sentiamo di voler sottolineare, in questi tempi, è l’attenzione alle possibilità di attivazione di discorsi e percorsi violenti e/o egemonici: il Seminario è uno spazio aperto e frammentato, e questa è la sua caratteristica che lo tiene in vita.

Il vostro è un impegno attivo e costante, che vi ha portato a replicare il progetto per il secondo anno. Quali sono i bagagli che portate con voi dalle esperienze passate e quali sono le novità dell’edizione 2019?

Dall’anno scorso portiamo dietro, ovviamente, l’esperienza fatta. La “prima esperienza” serve sempre a registrarsi e capire i propri limiti, e come poterli usare e spostare. Ci portiamo dietro anche il nostro “gruppo”, sia di noi organizzatori (ormai costituitici nel collettivo nodb185 insieme a Leonardo Giannotti), che di coloro che sono intervenuti l’anno scorso e durante quest’anno hanno continuato la propria ricerca musicale, senza scordare chi già l’anno scorso ha seguito i nostri incontri con curiosità e voglia di confrontare le proprie idee con le nostre.

Le novità più rilevanti sono invece due: quest’anno siamo ospiti alla “Stanza delle Parole” del MACRO Asilo, facendo risuonare il loro progetto con il nostro, cercando di definire la parola “musica”; inoltre da quest’anno renderemo disponibili delle piattaforme di ascolto (sia in stanza che su internet) presentando dei brani (preparati da musicisti diversi o dagli stessi speaker) che dovrebbero accompagnare i diversi interventi, progetto, quest’ultimo, che risuona con la rizosfera dei compagni e compagne del collettivo Obsolete Capitalism.

A cura di Serena Mauriello

 

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Serena Mauriello

Dopo aver insegnato lettere nelle scuole superiori, Serena Mauriello è attualmente dottoranda in Italianistica presso l'Università la Sapienza di Roma. Suoi contributi sono stati pubblicati su importanti riviste specialistiche come Rivista di Studi Italiani o Bollettino di Studi di Italianistica. Ha partecipato attivamente a convegni e seminari sul Medioevo italiano. Nel ambito del giornalismo, scrive principalmente di cultura e società.

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